Venerdì 04 Dicembre 2020

La paura

Artigiani del food allarmati: "Lockdown vuol dire fallimento"

Se dovessero chiudere ristoranti e pasticcerie a novembre e dicembre, denuncia Confartigianato, molte aziende non riapriranno più nel 2011

Dopo pranzi e cenoni, la “cultura del riciclo”

Il settore agroalimentare trema all'ipotesi di chiusura di ristoranti, bar e pasticcerie a novembre, con conseguenze anche sulle festività natalizie. Confartigianato Piemonte stima un effetto domino devastante su tutti quegli artigiani alimentari della filiera che dovrebbero rinunciare ad un periodo dell'anno molto proficuo. 

Anna Maria Sepertino (Presidente alimentare di Confartigianato Piemonte): “Si stima un calo di fatturato del’80 % nel mese di novembre, del 90% per le festività natalizie e la chiusura, nel nuovo anno, di un terzo delle imprese artigiane legate al food”. In Piemonte si stima per dicembre una spesa delle famiglie in prodotti alimentari e bevande di 1.215 milioni di euro, più alta di 201 milioni rispetto al consumo medio mensile. 

La notizia sull’ipotesi, sempre più probabile, relativa alla chiusura di pasticcerie, gelaterie, bar e ristoranti del Piemonte, sine die, sta gettando nello sconforto la ristorazione artigianale del Piemonte". 

I NUMERI 

In Piemonte, solo nell’artigianato, si contano 3.040 pizzerie, 704 rosticcerie e 1200 pasticcerie e gelaterie. Un settore, quello dell’agroalimentare che dà lavoro a circa 12mila addetti con un’offerta enogastronomica di 23 prodotti DOP, IGP e STG, ben 342 “tradizionali”. 

“Abbiamo perso l’80% del fatturato legato alla vendita di uova e colombe – sostiene Sepertino - non possiamo permetterci un nuovo lockdown, che comprometterebbe il fatturato legato alla vendita dei dolci natalizi”.

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