Politica
Il caso
Il segretario cittadino Rapisardo Antinucci critica il trasferimento di circa 200 detenuti appartenenti alla criminalità organizzata. Nel mirino anche il centrodestra e il mancato confronto con la città
26 Ottobre 2026
ore
18:08
ALESSANDRIA – «Una scelta autoritaria del Governo, senza alcun confronto con la città». È dura la presa di posizione di Rapisardo Antinucci, segretario cittadino del Pd , sul trasferimento di circa 200 detenuti appartenenti alla criminalità organizzata nel carcere di San Michele. Secondo Antinucci, la decisione sarebbe stata assunta senza coinvolgere le istituzioni cittadine. E con il «silenzio assenso delle forze politiche locali e nazionali del centrodestra». Il segretario del Pd richiama l’attenzione sulle conseguenze che il trasferimento avrebbe per il rapporto costruito negli anni tra il carcere e il territorio. «Oltre 40 anni di lavoro per un rapporto con il mondo penitenziario. Con progetti educativi, formativi e professionali portati avanti da tante associazioni, sono stati annullati», sostiene Antinucci. Una critica che riguarda dunque non soltanto la scelta del Governo. Ma anche le possibili ricadute sulle attività sviluppate nel tempo dalle realtà associative impegnate nell’ambito penitenziario. Le critiche al mancato confronto Antinucci denuncia inoltre il rifiuto della proposta avanzata dal sindaco Giorgio Abonante di un incontro con il ministro della Giustizia Carlo Nordio , finalizzato a gestire il cambiamento e a preparare la città. Secondo il segretario cittadino del Pd, sarebbero state respinte anche le proposte per la riqualificazione del Don Soria , l’altro istituto penitenziario alessandrino. «Il sindaco, e con lui la città, è stato lasciato solo da tutte le altre istituzioni locali, Provincia e Regione», conclude Antinucci, chiamando in causa anche gli altri livelli istituzionali per la gestione della vicenda.