Artigianato in crisi in Piemonte: perse 45 imprese in tre mesi
Economia
Marcello Feola   
4 Novembre 2026
ore
09:23 Logo Newsguard
Il report

Artigianato in crisi in Piemonte: perse 45 imprese in tre mesi

Nel terzo trimestre 2026 le cessazioni superano le nuove iscrizioni. Confartigianato lancia l’allarme sui costi e chiede interventi alle istituzioni

TORINO – L’artigianato piemontese perde terreno, mentre il sistema imprenditoriale regionale continua a crescere. Tra luglio e settembre 2026 sono nate 1.448 imprese artigiane, ma ne sono cessate 1.493. Il saldo è negativo per 45 attività, con un tasso di flessione dello 0,04%.

Il Piemonte si colloca così al terzo posto in Italia, insieme all’Umbria, per il decremento del settore nel trimestre, preceduto da Marche (-0,27%) e Veneto (-0,18%). Al 30 settembre, le imprese artigiane registrate nella regione sono 112.858. I dati emergono dall’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese, sulla base delle rilevazioni Movimprese e Infocamere-Unioncamere.

Torino perde 54 imprese, Asti cresce

La situazione presenta differenze significative tra le province. Torino registra il risultato peggiore in termini assoluti, con 792 nuove iscrizioni e 846 cessazioni, per un saldo negativo di 54 imprese. Seguono Biella (-12), Cuneo (-8), Verbano-Cusio-Ossola (-3) e Novara (-2). In controtendenza Asti, che guadagna nove attività, e Vercelli, con un saldo positivo di quattro imprese.

Il dato artigiano contrasta con quello dell’intero sistema economico piemontese: considerando tutti i settori, la regione conta 415.674 imprese registrate e chiude il trimestre con 694 attività in più, pari a una crescita dello 0,17%.

«Un campanello d’allarme»

«Pur essendo variazioni percentuali contenute, per il nostro settore rappresentano un campanello d’allarme», osserva Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte. Sottolineando come a livello nazionale le imprese artigiane registrino invece una crescita dello 0,11%.

Tra le principali difficoltà figurano l’aumento dei costi e la riduzione dei margini, soprattutto nell’autotrasporto. «Il settore dell’autotrasporto sta affrontando una tempesta perfetta con l’aumento dei costi operativi ormai fuori controllo, rapporti sempre più tesi con la committenza, margini talvolta ridotti all’osso e una volatilità dei prezzi che rende impossibile qualsiasi pianificazione nel medio periodo», afferma Felici.

Secondo i dati richiamati dall’associazione, il diesel è aumentato del 40% da gennaio. Mentre a maggio 2026 i prezzi al consumo dei beni energetici hanno registrato un incremento annuo del 12%, contro il 9,3% di aprile, con un extracosto di 262 milioni di euro rispetto alla media europea.

La richiesta alle istituzioni

Per Confartigianato, la priorità è sostenere la nascita di nuove imprese, garantire continuità a quelle esistenti e favorire l’occupazione giovanile e la trasmissione delle competenze. «La sfida, ora, è trasformare questa decrescita disomogenea in una crescita omogenea», sottolinea Felici.

Il presidente chiede un confronto continuativo con le istituzioni, attraverso misure semplici, tempi certi e risorse adeguate. «Non chiediamo privilegi, ma condizioni eque per fare impresa, competere e creare occupazione», conclude Felici, richiamando il ruolo dell’artigianato nella tenuta economica e sociale delle comunità locali.

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