Polo chimico, post emergenza: ‘Ce l’ho nel sangue’, «basta, il rischio deve essere zero»
Una veduta di Spinetta dall'alto
Cronaca
Monica Gasparini   
9 Settembre 2026
ore
16:49 Logo Newsguard
Dossier Spinetta

Polo chimico, post emergenza: ‘Ce l’ho nel sangue’, «basta, il rischio deve essere zero»

Nuova emergenza nello stabilimento ex Solvay dopo una fuoriuscita di acido fluoridrico nel reparto Algofrene. Nel comunicato torna la richiesta di fermare le produzioni considerate nocive, dire stop ai PFAS e avviare la bonifica della Fraschetta.

SPINETTA MARENGO  – Spinetta Marengo, fuoriuscita di acido fluoridrico al polo chimico. Il gruppo Ce l’ho nel sangue: «Il rischio deve essere zero».

Polo chimico, post emergenza: ‘Ce l’ho nel sangue’, «basta, il rischio deve essere zero»

Spinetta, polo chimico: emergenza di stabilimento, fuoriuscita di acido fluoridrico

SPINETTA MARENGO - La scorsa notte, poco dopo le 4.30, è scattata un'emergenza di stabilimento all'interno del polo chimico. E'…

Emergenza interna nello stabilimento ex Solvay di Spinetta Marengo per una fuoriuscita di acido fluoridrico nel reparto Algofrene. Dal territorio torna la richiesta di fermare le produzioni considerate nocive e procedere alla bonifica della Fraschetta: «Stop ai PFAS, il rischio deve essere zero».

Una nuova emergenza nello stabilimento ex Solvay di Spinetta Marengo riaccende l’attenzione sulla sicurezza dell’impianto e sulla contaminazione ambientale della Fraschetta. Poco dopo le 4.30 della notte scorsa, una fuoriuscita di acido fluoridrico nel reparto Algofrene ha fatto scattare le procedure di emergenza interne.

«Non se ne può più», si legge nel comunicato diffuso dal gruppo ‘Ce l’ho nel sangue’ dopo l’episodio. A essere contestato è il ripetersi di incidenti, anomalie ed emergenze in uno stabilimento nel quale vengono prodotte e utilizzate sostanze ritenute estremamente pericolose.

La richiesta: «Rischio zero»

Secondo la posizione espressa nel comunicato, ogni nuova emergenza rende sempre più difficile accettare che si continui a ragionare soltanto sulla riduzione del rischio.

Dopo decenni di contaminazione e con la presenza di PFAS nell’ambiente e nel sangue delle persone, viene sostenuto che il margine di rischio che il territorio può permettersi debba essere «zero».

Il punto, secondo il documento, non è quindi soltanto imparare a gestire meglio le emergenze o verificare il corretto funzionamento dei protocolli di sicurezza. La richiesta è affrontare quanto lasciato in eredità da decenni di attività industriale, a partire dalla bonifica della Fraschetta.

«Non è accettabile continuare a produrre sostanze pericolose mentre la contaminazione accumulata in decenni resta lì, senza una bonifica vera e integrale», si legge nel comunicato.

PFAS e bonifica della Fraschetta

La nuova fuoriuscita viene quindi collegata a una questione ambientale più ampia che riguarda Spinetta Marengo e la Fraschetta.

La richiesta avanzata è quella di intervenire sulla contaminazione già presente prima di continuare ad autorizzare produzioni ed emissioni. Nel comunicato viene richiamata anche l’AIA, l’Autorizzazione integrata ambientale, che consente emissioni ancora per anni.

Secondo la posizione espressa, in questo modo continuerebbero a essere esposti al rischio i lavoratori dello stabilimento, gli abitanti di Spinetta Marengo e «un ambiente che ha già pagato un prezzo enorme».

«I cittadini di Spinetta devono essere informati subito»

Un altro punto sollevato riguarda la comunicazione delle emergenze alla popolazione di Spinetta Marengo.

Viene giudicato inaccettabile che chi abita a pochi metri dallo stabilimento venga a conoscenza attraverso i giornali di quanto accaduto. La richiesta è che la popolazione venga informata immediatamente su cosa sia successo, sulle sostanze coinvolte e sugli eventuali rischi.

Alla questione della sicurezza viene così affiancata quella della trasparenza.

Nel comunicato si denuncia infatti che, a oltre un mese dall’ultima Conferenza dei Servizi, non sarebbero ancora stati resi pubblici i verbali della riunione. Di conseguenza, viene sottolineato, non sarebbe possibile conoscere le posizioni espresse e gli impegni assunti.

«Non potete chiederci semplicemente di fidarci. Noi pretendiamo scelte precise, verificabili e all’altezza», sostengono gli attivisti.

«Stop ai PFAS e bonifica immediata della Fraschetta»

Le richieste conclusive sono nette: stop alle produzioni considerate nocive, stop ai PFAS, vecchi e nuovi, e bonifica immediata della Fraschetta.

«Il rischio zero – conclude il comunicato – è l’unico obiettivo che dovrebbe avere chi ha la responsabilità di tutelare la salute pubblica»

 

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