Spinetta Marengo, nuova discarica: «Qual è il limite del territorio?»
Cronaca
Monica Gasparini   
8 Settembre 2026
ore
19:15 Logo Newsguard
Ambiente

Spinetta Marengo, nuova discarica: «Qual è il limite del territorio?»

Sinistra Italiana Alessandria interviene sul caso di Spinetta Marengo e chiede controlli preventivi e trasparenza sui materiali movimentati. Al centro anche una riflessione sul modello di sviluppo e sull’impatto complessivo di industria, logistica e infrastrutture.

ALESSANDRIA – Spinetta Marengo, nuova discarica tra amianto, PFAS e consumo di suolo: «Qual è il limite del territorio?». Sul punto interviene Sinistra Italiana Alessandria.

La nuova discarica a Spinetta Marengo riapre il confronto sui rischi ambientali e sanitari e sul futuro del territorio: dalla possibile presenza di amianto nei materiali all’inquinamento da PFAS, fino al traffico pesante e ai nuovi insediamenti logistici. «Chi decide qual è il limite di carico di questo territorio?».

“Qual è il limite di carico del territorio?”

Nuova discarica, possibile presenza di amianto, PFAS, inquinamento e consumo di suolo. A Spinetta Marengo la discussione sulla nuova discarica diventa l’occasione per porre una questione più ampia sul futuro del territorio: «Qual è il limite di carico di questo territorio? E soprattutto: chi lo decide?».

Spinetta Marengo è infatti un territorio che da anni convive con il polo chimico, sottolinea Sinistra Italiana Alessandria, con una delle più importanti emergenze PFAS del Paese, con la viabilità pesante, le grandi infrastrutture e con una lunga storia di problemi ambientali e sanitari.

A questo quadro si aggiungono oggi la nuova discarica e la possibile presenza di amianto nei materiali che verranno movimentati e conferiti.

La richiesta su questo punto è chiara: se esiste un rischio, deve essere prevenuto. I controlli devono quindi essere effettuati prima della movimentazione dei materiali e i dati devono essere resi pubblici.

I cittadini, viene sottolineato, hanno il diritto di sapere che cosa viene movimentato, quali analisi vengono effettuate, chi effettua i controlli e secondo quali modalità.

Discarica a Spinetta, la domanda sul limite di carico del territorio

La nuova discarica, però, non solleva soltanto interrogativi sui possibili rischi e sulle conseguenze ambientali e sanitarie.

Il tema diventa politico e riguarda il limite di carico di Spinetta Marengo, alla luce di tutte le attività e le infrastrutture già presenti sul territorio.

«Inquinamento nell’aria, nell’acqua, nella terra, nei corpi», si legge nel comunicato. Viene ricordato un secolo di contaminazione legata all’industria chimica e, da ultimo, la questione PFAS.

A questi elementi si aggiungono la viabilità, le grandi infrastrutture e il consumo di suolo per nuovi insediamenti logistici, con il via libera proprio in questi giorni a due nuovi edifici.

Il punto, quindi, non è più soltanto essere favorevoli o contrari alla discarica, ai magazzini o al polo chimico. La richiesta è di guardare il territorio di Spinetta nel suo complesso.

«Investimenti sì, ma niente assegni in bianco»

La posizione espressa nel comunicato parte da alcuni punti precisi: investimenti sì, ma senza «firmare assegni in bianco agli investitori».

Viene rivendicato un modello di sviluppo nel quale ogni nuovo posto di lavoro non venga utilizzato per chiudere la discussione sul consumo di suolo, sul traffico, sull’ambiente e sulla qualità della vita.

Allo stesso modo vengono chieste strade sicure e una mobilità che non sia costruita intorno al traffico dei tir, insieme a spazi pubblici, servizi e luoghi di incontro nelle periferie, evitando la creazione di sobborghi abbandonati e senza prospettive.

La posizione dichiarata è dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, delle studentesse e degli studenti, delle famiglie e di chi ha comprato casa e scelto di costruire il proprio futuro a Spinetta Marengo e nel resto di Alessandria.

Spinetta Marengo, quale futuro per il territorio?

La richiesta finale è quella di una politica capace di governare il territorio e non semplicemente di sommare un intervento dopo l’altro.

Una politica, si legge, che non si pieghi agli interessi di chi investe e che non consideri il territorio una risorsa da consumare, lasciando alla comunità il costo degli impatti.

Perché dietro una discarica, un magazzino o una nuova infrastruttura c’è una domanda più grande: «Che città e che territorio vogliamo costruire?».

La conclusione del comunicato ribadisce quindi chi, secondo i firmatari, dovrebbe avere un ruolo centrale nelle decisioni: «Il futuro di questo territorio non può essere deciso dagli interessi di chi qui investe e altrove raccoglie i profitti».

«Quel futuro lo devono decidere le persone che qui vivono, lavorano, studiano e costruiscono la propria vita».

 

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