Solero, “ecco cos’è successo per l’area industriale”
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Redazione   
30 Agosto 2026
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La replica

Solero, “ecco cos’è successo per l’area industriale”

Ospitiamo la lettera di Carlo Alberto Gallia in risposta a un articolo pubblicato dal 'Piccolo'

SOLERO – Il 21 agosto, ‘Il Piccolo’ dedicò un articolo all’annosa questione dell’area industriale di Solero. L’articolo è stato redatto a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato che conferma quella del Tar.

L’articolo, che potete leggere QUI nella nostra edicola digitale (cercando l’edizione in questione), è una ricostruzione,  necessariamente non troppo dettagliata, di quanto accaduto.

Carlo Alberto Gallia, un solerino che si è sempre interessato alla questione (essendo parte in causa), ha scritto una lunga lettera per fare alcune precisazioni. La pubblichiamo integralmente.

La lettera di Gallia

Innanzi tutto evidenzio come, contrariamente a quanto asserito dal Sindaco, il Comune non sia uscito completamente vittorioso dalla vicenda giudiziaria. Infatti il Tar ha sensibilmente ridotto le richieste economiche avanzate nei confronti della Immobiliare Lanificio di Pavignano S.r.l. e dei suoi aventi causa (ossia le aziende che avevano acquistato da quest’ultima).

Ma andiamo con ordine.

Confermo che, in forza delle due convenzioni risalenti al 1990 e 2001 l’area industriale avrebbe dovuto essere urbanizzata dalla Immobiliare Lanificio di Pavignano S.r.l., proprietaria dell’area, la quale, non avendo pagato gli oneri di urbanizzazione, avrebbe dovuto eseguire le opere a scomputo degli stessi. I restanti condomini, che hanno acquistato i lotti parecchi anni dopo, oltre ad aver pagato gli oneri richiesti, avrebbero dovuto intervenire, solo a convenzione scaduta, per completare eventuali opere ancora rimaste.

E’ il caso di sottolineare che il Comune nel 1991, con D. G. n. 209, sotto la direzione del sindaco Giovanni Ercole, e nel 1993 con D.G. n. 7, sotto la direzione del vicesindaco Carlo Giorcelli, aveva decretato che i lavori erano quasi terminati. A loro dire, mancavano solo il collegamento fognario per le acque nere e il tappetino di asfalto anti usura. Deliberazioni imprudenti in quanto emesse in assenza dei collaudi delle opere eseguite da parte degli Organi Comunali competenti (che avevano anche il compito di controllare i lavori durante la loro esecuzione come prevede l’art. 9 delle Convenzioni) e, soprattutto, perché con tali delibere il Comune ha decretato la parziale riduzione della fideiussione in essere per 350 milioni di vecchie lire.

Il Comune di Solero avrebbe dovuto prendere in carico l’area in data 30/10/2011, così come deliberato in data 15/07/2011 dal Consiglio Comunale con verbale n. 15 (la sindachessa era diventata Maria T. Guaschino). Si legge infatti che la zona sarebbe diventata pubblica in quella data “provvedendo all’occorrenza d’Ufficio alla integrazione delle opere carenti, previo contradditorio con la ditta realizzatrice e con rivalsa delle spese anche mediante escussione delle fideiussioni a suo tempo prestate”.

Deliberazione che però non è stata rispettata. Il Comune, infatti, consapevole di essere controllato per aver ricevuto, nel frattempo, altre n. 3 raccomandate sulla qualità dei lavori eseguiti (tra cui un atto di messa in mora), ha cambiato idea. Lecito supporre che quella delibera non abbia avuto un seguito per il fatto che la rimanenza delle garanzie fideiussorie avrebbero potuto non bastare per fare i lavori mancanti e rifare quelli inadatti. Così il Comune non ha potuto rispettare le convenzioni e cioè: la messa in mora alla scadenza della convenzione, l’escussione delle fideiussioni, il completamento dei lavori e l’iscrizione ipotecaria per il pagamento della penale e quale risarcimento dei danni. Ha ignorato, in pratica, gli articoli di convenzione n. 7 – 9 – 10 e 11 i quali non prevedono affatto una dilazione di tempo, per ottemperare alla presa in carico dall’area industriale, ma il completamento dei lavori da parte del Comune stesso (cfr. la citata delibera).

Il Comune, come precisato, ha evitato di mettere in mora alla scadenza della convenzione, per tre mesi, la inadempiente I.L.P., però ha trovato il tempo per emettere un Certificato di Destinazione Urbanistica per consentire alla stessa di vendere appezzamenti di terreni agricoli che, invece, avrebbero potuto essere ipotecati per assolvere alle inadempienze (per Euro 289.623,60 – not. Oneto – Rep 85490 del febbraio 2012). Complimenti vivissimi per la solidarietà mostrata verso i contribuenti.

Dapprima il Comune ha cercato di contestare alla sola Immobiliare Lanificio di Pavignano le inadempienze (è avvenuto in data 16/04/2012 – cioè 50 giorni dopo quella vendita di terreni sopra citata – poi ha ribadito altrettanto in data 16/02/2018). Solo dal 24/05/2019 il Comune, non avendo avuto soddisfazione dalla citata, ha pensato bene di “allargare” la base contributiva unificando le responsabilità della Immobiliare Lanificio di Pavignano con quella dei restanti condomini, rei di essere gli “aventi causa” della citata. Come se questi avessero delle responsabilità sui fatti contestati, peraltro portati a compimento prima che fossero entrati in possesso delle rispettive aree.

Parrebbero oltremodo coraggiose le affermazione del Sindaco riportate su “il Piccolo” citato: “per fortuna è stato dimostrato che il Comune non ha alcuna responsabilità”. Inoltre: “Noi senza colpe”. Poi ancora “le varie amministrazioni che si sono succedute alla guida del paese hanno fatto tutto il possibile, per quanto di loro competenza”. Il Comune non ha responsabilità? Ma se ha pure partecipato al collaudo della rete fognaria decretando la “positività” della stessa pur in assenza di una tratta. Ora, fra un paio di mesi, presumo, ci sarà in proposito una sentenza del Tribunale di Alessandria. Dal responso dei vari tecnici intervenuti e scelti dal tribunale, si direbbe che la rete verrà integrata da un’altra conduttura che non potrà costare meno di 120.000 euro. Saranno dolori!

A proposito di “assenza di responsabilità” dei nostri Responsabili Comunali: costoro hanno ignorato, per oltre vent’anni, le lagnanze dei contribuenti, ad iniziare da quelle di Nanni Paiuzzi del 2001 (era sindaco Pietro Robotti) per proseguire con le mie (alcune decine di raccomandate) a decorrere dal 2008 e fino ai giorni nostri. Ma una amministrazione consapevole delle responsabilità che comporta la gestione del denaro pubblico, si comporta così? Invece di concentrarvi su feste in piazza o cose de genere, perché non provate ad ascoltare anche i contribuenti? Devo ammettere, però, che siete lesti a pubblicizzare tale virtù in campagna elettorale. Lo stesso Toniato, all’epoca ancora assessore, con sua del 21/03/2017 prot. 719, mi diceva: “…trovo curioso il fatto che in quasi tre anni di opposizione Lei ….abbia lavorato incessantemente e presentato interrogazioni e interpellanze riguardanti, per la maggior parte, le questioni dell’area industriale…. Lascio ai concittadini il giudizio sulle motivazioni della sua candidatura e del suo operato”. Certo! E ne vado fiero! Mi sono candidato proprio per far emergere questi disservizi visto che nei sei anni precedenti le mie raccomandate non avevano smosso una Amministrazione Comunale che aveva “dormito”. A proposito, in paese i soliti maligni sussurrano che più che una “dormita” ci sia stato un “inciucio”.

Da ultimo, con riguardo all’articolo di Massimo Brusasco ove si fa riferimento alla passata mia candidatura e alle mie proprietà nell’area industriale, tengo a precisare che tutte le mie prese di posizione non sono state finalizzate alla realizzazione di un mio interesse personale, ma avevano lo scopo di tutelare gli interessi dei solerini facendo emergere le responsabilità di chi doveva eseguire i lavori di urbanizzazione nell’area industriale, senza pagare i relativi oneri al Comune (ossia la I.L.P.), e di chi doveva controllare – obbligatoriamente – la corretta esecuzione degli stessi (il Comune).

Ora posso assicurare che non sarà il Comune di Solero a “tirare un sospiro di sollievo” ma i Solerini in quanto è stata sventata una truffa del valore di alcune centinaia di migliaia di euro che, se non fosse stata intercettata, ci avrebbe ridicolizzato per chissà quanto tempo. Il Comune, da parte sua, ora si preoccupi di ripristinare il valore di quella fideiussione, inspiegabilmente ridotta. Tornerà certamente utile. Volendo mostrare serietà, poi, sarebbe cosa saggia rassegnare le dimissioni, come avviene nei paesi civili.

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