Un Vescovo per due Diocesi?
Unione in "persona episcopi" per le Diocesi di Acqui e Alessandria?
Alessandria – Dopo le insistenti voci del conferimento di un nuovo incarico a Monsignor Guido Gallese, si riapre l’annoso capitolo della riorganizzazione delle Diocesi piemontesi.
L’attuale situazione
Se in realtà in tempi recenti non si mai proceduto a soppressioni o accorpamenti veri e propri di Diocesi, dall’altro vi è da rilevare ultimamente la tendenza della Santa Sede ad utilizzare lo strumento dell’unione in “persona episcopi”, ovvero la possibilità di conferire ad un vescovo la guida contemporaneamente di due diocesi, meglio se confinanti tra loro. Tra i casi più eblematici è quello dell’arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole che è anche vescovo di Susa, come il vescovo di Cuneo monsignor Piero Delbosco che è anche vescovo di Fossano.
L’autonomia amministrativa
Con lo strumento dell’unione in “persona episcopi” le diocesi non verrebbero ne soppresse e ne accorpate, ma rimarrebbero autonome a livello amministrativo con due distinte curie e relativi uffici. Una soluzione che a volte potrebbe rivelarsi temporanea o meglio di transizione verso l’unione “aeque principaliter” ovvero la piena unione definitiva tra due Diocesi.
Il possibile scenario
Nel caso in cui si dovesse prospettare la cosiddetta “sede vacante” per la Diocesi di Alessandria a seguito del conferimento di un nuovo incarico affidato a monsignor Gallese, invece della nomina di un amministratore apostolico, si potrebbe ipotizzare una presa di possesso da parte di monsignor Luigi Testore attuale vescovo della Diocesi di Acqui.
Monsignor Testore
Dal forte profilo pastorale ma soprattutto amministrativo, monsignor Luigi Testore potrebbe essere la persona giusta per dare corso all’unione in persona episcopi delle due Diocesi, essendo anche il presidente dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero.
Diocesi già unite in passato
Nel 1180 papa Alessandro III unì temporaneamente le diocesi di Alessandria e Acqui “aeque principaliter” ovvero ugualmente importanti, ordinando il trasferimento della sede acquese ad Alessandria. L’unione creò forti tensioni locali e durò fino al 1213, anno delle dimissioni del vescovo e del successivo annullamento del provvedimento.
L’unione delle due Diocesi
Di quanto avvenuto ne scrisse ampiamente lo storico e vicario generale Giuseppe Antonio Chenna nella sua opera “Del vescovato, de’ vescovi e delle chiese della città e diocesi d’Alessandria” del 1785. Papa Alessandro III trasferì il Vescovo di Acqui ad Alessandria per dare stabilità alla nuova e giovane diocesi alessandrina, ma il clero acquese si oppose con forza alla perdita di autonomia e alla traslazione della sede.
La separazione
Nel 1213 il vescovo si dimise e l’unione fu formalmente annullata, separando nuovamente le due Chiese locali. Il Chenna, nel suo trattato in due volumi, analizza nel dettaglio anche i confini, i documenti d’archivio e le cronotassi dei vescovi coinvolti in questa complessa e difficile fase medievale. Di tutta questa vicenda rimane ancora la denominazione ufficiale della Diocesi di Alessandria che declinata in latino è Dioecesis Alexandrina Statiellorum, dove Statiellorum fa riferimento agli Statielli gli antichi abitanti di Acqui Terme di stirpe ligure.