Imprese piemontesi più fiduciose, ma pesano energia e incertezza internazionale
Economia
8 Luglio 2026
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10:21 Logo Newsguard
Il report

Imprese piemontesi più fiduciose, ma pesano energia e incertezza internazionale

L'indagine congiunturale condotta da Confindustria su 1.200 aziende associate registra aspettative positive per occupazione, produzione e ordini. Restano però le preoccupazioni per il caro energia, le materie prime e gli effetti delle tensioni geopolitiche

TORINO – Cresce la fiducia delle imprese piemontesi in vista del terzo trimestre del 2026. Anche se il quadro economico continua a essere condizionato dall’incertezza internazionale e dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime. È quanto emerge dall’indagine congiunturale di Confindustria Piemonte, realizzata nel mese di giugno su un campione di circa 1.200 aziende associate.

Le aspettative risultano positive soprattutto per occupazione (+6,2%), produzione (+2,3%) e ordini complessivi (+1,6%). Mentre restano negativi gli indicatori relativi a export (-3,8%) e redditività (-8,6%). Rimane elevata anche la propensione agli investimenti. Il 73,6% delle imprese prevede infatti di investire, mentre il 25,1% ha già programmato l’acquisto di nuovi impianti, dato in crescita rispetto alla precedente rilevazione.

Stabile il tasso di utilizzo degli impianti, fermo al 77%, così come il ricorso alla cassa integrazione, che interessa il 7,9% delle aziende del campione.

Amalberto: «La tempesta non è ancora passata»

Il presidente di Confindustria Piemonte, Andrea Amalberto, invita comunque alla prudenza. «La tempesta è tutt’altro che passata. Il calo del prezzo del petrolio aiuta famiglie e imprese, ma non compensa gli aumenti che stanno arrivando lungo le filiere produttive. La volontà di investire non si è mai fermata, ma ora è fondamentale che ripartano anche gli ordini di lungo periodo, i pagamenti e il credito. Così da non compromettere la capacità di esportare e continuare a investire».

L’analisi dei singoli comparti evidenzia un quadro differenziato. Nel manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, continua a soffrire soprattutto il settore metalmeccanico, con particolare riferimento all’automotive e alla metallurgia. Che difatti registrano ancora saldi negativi sulla produzione.

Segno meno anche per tessile-abbigliamento ed edilizia, mentre mostrano prospettive più favorevoli impiantistica, gomma-plastica, alimentare e cartario-grafico. Nel comparto dei servizi migliora invece il clima di fiducia, trainato soprattutto da trasporti, commercio, turismo, ICT e servizi alle imprese.

Energia e materie prime restano il principale problema

L’indagine evidenzia come le maggiori preoccupazioni riguardino ancora l’aumento dei costi. Oltre la metà delle imprese segnala forti criticità per materie prime, energia e logistica, con saldi negativi superiori al 55%. Nonostante il recente calo del prezzo del petrolio, gli imprenditori ritengono che gli aumenti registrati nei mesi precedenti continuino a ripercuotersi sui costi di produzione.

L’indagine dedica anche un approfondimento agli effetti del conflitto in Medio Oriente sull’economia piemontese. Il 38% delle aziende ritiene che la crisi avrà un impatto significativo e duraturo, mentre una quota analoga prevede effetti più contenuti.

La principale conseguenza è rappresentata dal caro energia. Quasi due imprese su tre considerano rilevante l’aumento dei costi energetici, soprattutto nei comparti più energivori come alimentare, metallurgia e automotive. Tra le strategie adottate prevalgono la diversificazione dei fornitori e la rinegoziazione dei contratti commerciali. Dal punto di vista territoriale, la percezione del conflitto come minaccia di lungo periodo risulta più accentuata nelle province di Alessandria e Asti. Mentre Torino e Cuneo si collocano sostanzialmente in linea con la media regionale.

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