Cinghiali, Coldiretti Alessandria: «Abbattimenti insufficienti, si cambio di passo»
L'associazione agricola chiede interventi più incisivi per contenere la fauna selvatica. Preoccupano i nuovi casi di PSA, i danni alle coltivazioni e le ricadute economiche sulle aree rurali
ALESSANDRIA – Serve un deciso cambio di passo nella gestione dell’emergenza cinghiali. È la richiesta lanciata da Coldiretti Alessandria, che torna a sollecitare un aumento degli abbattimenti per contenere la proliferazione degli ungulati. E limitare così i danni alle imprese agricole, agli allevamenti e all’intera filiera suinicola.
L’allarme arriva alla luce dei nuovi casi di Peste Suina Africana (Psa) registrati sul territorio provinciale e piemontese, che riaccendono le preoccupazioni in vista della stagione estiva.
«Il problema riguarda sia i danni alle coltivazioni, che continuano a pesare sui bilanci delle aziende agricole, sia il rischio sanitario legato alla peste suina africana. Si temeva, con l’arrivo del caldo, una recrudescenza del virus e i recenti fatti, purtroppo, lo confermano», ha dichiarato il presidente di Coldiretti Alessandria Mauro Bianco.
Secondo l’associazione agricola è fondamentale mantenere alta l’attenzione e rafforzare tutte le misure di prevenzione e controllo. Considerando che la diffusione incontrollata dei cinghiali rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la biosicurezza degli allevamenti e per la tenuta economica di un comparto strategico per il Piemonte.
Obiettivo lontano: abbattuti 27 mila capi contro i 41 mila previsti
Coldiretti evidenzia come, nell’ultimo anno, il numero degli abbattimenti non abbia raggiunto gli obiettivi fissati. A fronte di un traguardo di circa 41mila capi, gli abbattimenti si sono fermati a poco più di 27mila esemplari.
Per questo l’organizzazione agricola chiede un maggiore impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti. A partire dagli Ambiti Territoriali di Caccia (Atc) e dai Comprensori Alpini (Ca), affinché venga intensificata l’attività di contenimento.
Tra le produzioni maggiormente esposte ai danni provocati dai cinghiali figurano vigneti, mais, cereali, girasole e ortaggi, con conseguenze economiche rilevanti per le aziende agricole. «In molti territori interni la convivenza tra attività umane e fauna selvatica si è trasformata in un fattore di forte instabilità economica e sociale. Le incursioni, l’erosione dei suoli e la distruzione delle colture rendono sempre più difficile mantenere produzioni tradizionali e presidio del territorio», ha spiegato il direttore di Coldiretti Alessandria Elio Gasco.
Secondo Coldiretti il fenomeno rischia inoltre di aggravare le difficoltà delle aree appenniniche, già caratterizzate da spopolamento, invecchiamento della popolazione e carenza di servizi.
Mercati sotto pressione
L’organizzazione agricola richiama infine l’attenzione anche sulle conseguenze economiche derivanti dal contesto internazionale. La guerra in Medio Oriente e le tensioni sui mercati stanno provocando un aumento dei costi di produzione, rendendo ancora più delicata la situazione per le aziende agricole.
«Senza interventi strutturali e rapidi – conclude Gasco – il problema dei cinghiali continuerà a pesare su agricoltura, sicurezza e qualità della vita delle comunità locali. In gioco non c’è solo la produzione agricola, ma l’equilibrio complessivo delle aree rurali del nostro territorio».