Vignale Monferrato: fiaccolata per Loredana, uccisa nelle strade percorse dal padre carabiniere
L'iniziativa venerdì 24 aprile: partenza prevista alle 20.30 da piazza del Popolo. Il padre della vittima, Italo Ferrara, brigadiere dei Carabinieri in servizio anche nel paese dove la figlia ha trovato la morte
VIGNALE MONFERRATO – Venerdì sera, con partenza alle 20.30 da piazza del Popolo, saranno le luci di una fiaccolata a ricordare Loredana Ferrara. La donna uccisa con diverse coltellate alla gola – dopo essere stata investita – dal suo ex, Silvio Gambetta.
L’orrore per strada lunedì 20 aprile. In quelle stesse vie che anni fa ha percorso anche suo padre, Italo Ferrara, nato il 27 aprile 1936, brigadiere dei Carabinieri. L’ultima stazione d’impiego di Ferrara è stata Casale, prima ancora Vignale Monferrato. Poi il congedo il 7 giugno 1987. Anche il fratello di Loredana ha indossato la divisa dei carabinieri, come ausiliario durante il periodo di leva.
Sono proprio gli uomini e le donne dell’Arma a indagare sulla morte della figlia del loro collega. Coordinati dalla Procura di Vercelli e sotto la direzione del comandante della Compagnia di Casale, il capitano Valerio Azzone.
Un femminicidio per mano di un uomo che probabilmente non ha saputo accettare la coraggiosa decisione della 53enne di chiudere una storia fatta di violenze. Ora, secondo l’iter giudiziario, si attende l’udienza di convalida davanti al Gip successiva al fermo. L’indagine dei carabinieri dovrà accertare il movente, anche in base al quadro degli elementi raccolti a carico dell’indagato difeso dall’avvocata del foro di Vercelli Anna Binelli.
La vittima indiretta
La fiaccolata attraverserà alcune strade in silenzio, passi cadenzati dal tremolio delle candele accese. Il femminicidio non è mai un fatto isolato: è una ferita collettiva, che lascia segni profondi anche su chi resta.
Perché al centro di questo dramma ci sono Loredana, con la sua vita spezzata drammaticamente, e sua figlia appena diciottenne. Una ragazza (che vive in un’altra regione) che si trova a fare i conti con un lutto che la segnerà per sempre: la perdita della madre, uccisa. Una vittima indiretta che porterà addosso il peso più lungo e silenzioso di questa tragedia.
La fiaccolata diventa allora non solo un momento di commemorazione, ma un gesto pubblico, sociale. Un modo per dire che quella morte non può essere archiviata come un fatto di cronaca, né ridotta a un raptus o a una dinamica privata. Dietro ogni femminicidio c’è un sistema di relazioni, di silenzi, di segnali ignorati. E soprattutto ci sono vite spezzate a catena: figli, figlie, famiglie che devono ricostruirsi sulle macerie.
Gli striscioni parlano chiaro: “Non è amore”, “Mai più”. Ma le parole, da sole, non bastano. Serve una presa di coscienza collettiva che parta dall’educazione, dalla prevenzione, dalla capacità di riconoscere e contrastare la violenza prima che diventi irreversibile. Serve una rete che non lasci sole le donne, ma nemmeno chi resta dopo.
Per questa ragazza, oggi, il futuro è già cambiato. Non sarà più lo stesso, non potrà esserlo. E proprio per questo la sua storia interroga tutti: istituzioni, scuola, comunità. Quando le luci della fiaccolata si spegneranno, il compito resta acceso. Perché ogni luce accesa venerdì è una promessa: non dimenticare, e soprattutto, non restare indifferenti.