Pfas, danni irreversibili: contaminano acqua e terra per generazioni
Il polo chimico di Spinetta Marengo
Cronaca
Monica Gasparini  
21 Febbraio 2026
ore
09:54 Logo Newsguard
Dossier Spinetta

Pfas, danni irreversibili: contaminano acqua e terra per generazioni

Lo studio del Cnr, Consiglio Nazionale delle Ricerche: "Nel loro insieme, questi risultati sottolineano l'impatto ambientale a lungo termine della produzione di fluoropolimeri, evidenziando la necessità di strategie di gestione complete che affrontino le vie di esposizione"

SPINETTA MARENGO – Dai fiumi all’aria, fino alla catena alimentare: i nuovi PFAS si comportano come i vecchi inquinanti, persistendo nell’ambiente e moltiplicando le possibili vie di esposizione umana attorno ai poli industriali.

E’ ciò che emerge, in estrema sintesi, dallo studio del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche): “Tracciamento delle emissioni e degli impatti dei PFAS tradizionali ed emergenti sugli ecosistemi acquatici e terrestri dall’impianto di produzione di fluoropolimeri di Spinetta Marengo“.

Cosa ci dice il lavoro del CNR?

La produzione di perfluoropolimeri è una delle principali fonti di PFAS non polimerici negli ecosistemi. Il rilascio nell’ambiente, il trasporto e il destino dei PFAS sia tradizionali che emergenti emessi dall’impianto di fluoropolimeri di Spinetta Marengo, uno dei principali impianti di produzione di fluoropolimeri in Europa, sono stati studiati utilizzando un approccio multimediale sistematico e risolto spazialmente.

I PFAS legacy (ad esempio, PFOA) e i sostituti emergenti, tra cui C6O4 e la miscela Cl-PFPECA, sono stati misurati nelle acque reflue, nelle acque fluviali, nei depositi atmosferici, nei sedimenti, nei suoli, nella vegetazione, nei lombrichi, pesci e uova di uccelli, consentendo una ricostruzione coerente dei percorsi di emissione, dell’impatto sulle vicinanze dell’impianto, del trasporto a lungo raggio, dei meccanismi di deposizione e del trasferimento trofico sia negli ecosistemi acquatici che terrestri.

In particolare, le concentrazioni significativamente diverse di PFAS legacy ed emergenti nelle uova di due specie (cinciallegra, storno) sono state correlate al diverso comportamento alimentare degli uccelli selvatici. E hanno dimostrato che il PFOA, anche se sostituito dal 2013, è ancora presente nella catena trofica terrestre.

Analisi multimediali integrate dimostrano che i PFAS emergenti presentano modelli di persistenza ambientale, mobilità e bioaccumulo ampiamente analoghi a quelli dei composti tradizionali regolamentati, fornendo prove fondamentali rilevanti per le attuali discussioni normative sui quadri di sostituzione deplorevole e di uso essenziale.

Come e fin dove si diffondono i Pfas

I PFAS tradizionali ed emergenti rilasciati attraverso le acque reflue e le emissioni atmosferiche da un impianto di produzione di fluoropolimeri mostrano modelli di trasporto e destino simili. Si diffondono sia a livello locale che su lunghe distanze con implicazioni per la produzione di acqua potabile.

Dal punto di vista della valutazione dei rischi, questi modelli di distribuzione e accumulo indicano la possibilità di molteplici vie di esposizione umana per le popolazioni che risiedono nelle vicinanze del sito industriale.

Oltre all’uso delle risorse idriche sotterranee contaminate da PFAS per l’acqua potabile e l’irrigazione e al consumo di prodotti alimentari di produzione locale, non si può escludere una potenziale esposizione tramite inalazione di aria contaminata e particolato atmosferico, nonché l’esposizione indiretta attraverso il contatto con terreni e polveri contaminati.

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“Possibili scenari di esposizione cronica”

Sebbene il presente studio, spiegano gli esperti del Cnr,  non quantifichi l’esposizione umana o gli esiti sanitari associati, le concentrazioni ambientali osservate, la persistenza e il trasporto atmosferico regionale dei PFAS suggeriscono che potrebbero verificarsi scenari di esposizione cronica che dovrebbero essere presi in considerazione nelle future valutazioni dei rischi per la salute umana specifiche del sito e nel processo decisionale normativo.

Nel loro insieme, scrive il Cnr, questi risultati sottolineano l’impatto ambientale a lungo termine della produzione di fluoropolimeri, evidenziando la necessità di strategie di gestione complete che affrontino le vie di esposizione sia negli ambienti acquatici che terrestri.  L’attuazione di procedure di monitoraggio efficaci e l’istituzione di quadri normativi solidi, quali prescrizioni e valori limite di emissione per controllare e mitigare le emissioni nell’aria e nell’acqua, sono indispensabili per prevenire il tipo di contaminazione diffusa e persistente che è stata osservata in precedenza con i PFAS tradizionali.

Il lavoro è firmato da Sara Valsecchi, Marco Pasolini, Stefano Polesello, Michelangelo Morganti, Maria Teresa Palumbo, Claudio Roscioli, Beatrice De Felice e Marianna Rusconi.

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