Manifestazione per la Palestina, 17 denunce anche ad Alessandria
La protesta in stazione, a ottobre
Cronaca
10 Febbraio 2026
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Il caso

Manifestazione per la Palestina, 17 denunce anche ad Alessandria

Dopo i provvedimenti della Questura per i fatti del 2 ottobre, i collettivi coinvolti difendono le azioni di protesta e parlano di criminalizzazione della solidarietà

ALESSANDRIA – Anche ad Alessandria sono arrivate 17 denunce per resistenza e lesioni in relazione alla manifestazione di solidarietà con la Palestina del 2 ottobre scorso. Durante la quale si verificò il tentativo di occupazione della stazione ferroviaria cittadina. Le notifiche, recapitate nei giorni scorsi dalla Questura, riguardano persone che presero parte all’iniziativa di protesta contro quello che i promotori definiscono il “genocidio in Palestina”.

Una notizia che, secondo i soggetti organizzatori della manifestazione, “non rappresenta una sorpresa. Ma si inserisce in un quadro nazionale che viene letto come un irrigidimento delle politiche di ordine pubblico”.

In una nota diffusa congiuntamente da Laboratorio Sociale, Casa delle Donne Tfq, Coordinamento Studentesco, Adl Cobas e Arci, le denunce vengono interpretate come il segnale di una “svolta autoritaria” attribuita all’azione del Governo, in particolare attraverso i decreti sicurezza.

Secondo i firmatari, “quanto avvenuto ad Alessandria non sarebbe un caso isolato. In numerose città italiane, da nord a sud, attiviste e attivisti impegnati nelle mobilitazioni per la Palestina sarebbero stati identificati e denunciati. Una dinamica che, a loro avviso, colpisce chi mette in discussione l’ordine esistente e sceglie forme di protesta considerate conflittuali”.

“Rivendichiamo tutto”

Nel documento, i promotori assumono una posizione netta, rivendicando integralmente le azioni messe in campo durante la manifestazione. E viene ribadito come “l’occupazione simbolica di stazioni, strade e piazze sia stata una scelta consapevole. Adottata in centinaia di città in Italia e nel mondo, per interrompere quella che viene definita la “normalità” fatta di traffici, affari e routine, mentre a Gaza si consumava una tragedia umanitaria”.

Nel testo si sottolinea come “le proteste, anche quelle più radicali, abbiano contribuito a creare un movimento globale capace di esercitare una pressione reale su governi e media internazionali. Costringendoli – secondo i promotori – a riportare l’attenzione sulla questione palestinese e favorendo l’apertura di una fase di tregua”.

La posizione finale dei collettivi

Di fronte alle denunce, i firmatari affermano di “non accettare lezioni di legalità da chi – a loro giudizio – coprirebbe o giustificherebbe crimini di guerra. La solidarietà con il popolo palestinese viene rivendicata come un dovere morale, anche a costo di affrontare procedimenti giudiziari”.

La conclusione del documento è altrettanto esplicita: i promotori dichiarano di “essere pronti ad affrontare il percorso giudiziario a testa alta“. Rivendicando “la scelta di non essersi voltati dall’altra parte”. E affermando che, dal loro punto di vista, “la storia li ha già assolti.

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