Il ‘Salotto’ che racconta Alessandria
Stasera di nuovo in scena. Vi spieghiamo il senso di uno spettacolo che è esperienza singola e collettiva
ALESSANDRIA – Stasera, martedì 11, al circolo Galimberti (via Pochettini 3, Alessandria) torna il talk show ‘Il salotto del mandrogno’, un appuntamento mensile, ormai molto collaudato.
Restituire una sintesi de ‘Il Salotto’ non è così semplice. Forse, perché sono ventitré anni di storia (la stessa di chi sta scrivendo). Magari, perché in Alessandria è un unicum e, spesso, le definizioni riescono con le alternative, con chi fa simile.
Oppure per i chiari riferimenti (come si dice: da Omero in poi, tutti copiano) con il mondo della televisione. Un po’ di Maurizio Costanzo Show e un po’ di Chetempochefa. Ma c’è anche un pizzico di quei format da social network in cui succede l’imprevisto (dal latino, in-provisus, letteralmente ‘Non vedere prima’), qualcosa che sfugge alle nostre piccole aspettative della regolare normalità del presente: oroscopi, battute, sketch comici.
Salotto: come funziona
Ma come funziona? Chiunque ha da dire, viene invitato a parlare e confrontarsi sia con gli altri ospiti seduti accanto, sia con un pubblico che, nonostante tanto si dice sull’andamento calante dell’attenzione fra gli italiani, essi mostrano, a dispetto, un’attenzione nell’ascolto costante verso le varie eccellenze della città.
Vien facile pensare che ciò è reso possibile, anche, per l’enorme varietà di professionalità, quindi argomenti, ogni volta affrontati: scrittori, musicisti, studenti, giornalisti, politici, registi, medici, etc.
Esperienza singola e collettiva
Il conduttore-camaleonte, Massimo Brusasco, come un direttore d’orchestra, ponendo le domande e i punti di osservazione, cerca un’armonia fra le diverse voci, in modo da tessere un fil rouge con chi è seduto sul palco.
Quindi ‘Il Salotto’ dal racconto di un’esperienza singola, diventa una collettività di vissuti: ricordi sulla città di Alessandria, sulla squadra di calcio, sulle scuole e tanto altro.
Laboratorio di socialità
Insomma, diventa un grande laboratorio di prova per la socialità cittadina, un esperimento sul dialogo fra opposti, una piacevole routine mensile o un modo per vedersi.
E per una definizione ancora più completa, venite al Circolo Galimberti, perché non tutto può essere scritto, va anche vissuto.