Caso Solvay: la società apre alla trattativa per il risarcimento delle parti civili
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ALESSANDRIA – Sulla trattativa per i ‘risarcimenti‘ che l’ex Solvay sta portando avanti all’interno del procedimento penale, al momento davanti al Gup, sull’ipotesi d’accusa di disastro ambientale colposo (coinvolti sono due ex dirigenti della multinazionale) arrivano, con un comunicato, le forti contestazioni dei Comitati territoriali.
Greenpeace Italia, il Comitato Stop Solvay e Vivere in Fraschetta spiegano come l’azienda stia attualmente trattando con le oltre 300 parti civili (cittadine e cittadini, Associazioni, Comuni, Regione Piemonte, Ministro dell’Ambiente) che si sono costituite davanti al giudice nel maggio 2024. E chiedono, insieme a Comitati e associazioni a tutte le parti civili, incluse le associazioni ambientaliste e gli enti pubblici, di “rifiutare le condizioni economiche proposte dall’azienda. E fare in modo che sia il Tribunale di Alessandria, all’esito di un processo, ad accertare tutte le responsabilità del disastro ambientale in cui versa l’area alessandrina”.
Caso Solvay: la società apre alla trattativa per il risarcimento delle parti civili
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La multinazionale “sta offrendo alle parti civili una sorta di “risarcimento” monetario, ma le cifre offerte sono irrisorie“.
I firmatari del comunicato insistono: “Poche migliaia di euro per i singoli cittadini, qualche centinaio di migliaia di euro per i Comuni. Secondo quanto trapela a mezzo stampa, al Comune di Alessandria l’azienda avrebbe offerto 100mila euro, poco più di un euro per ogni abitante. Mentre alle associazioni ambientaliste costituite parti civili l’offerta scende a circa 20mila euro. E alle singole persone l’importo ammonterebbe a 3.500 euro, oltre a mille euro di contributo per le spese legali”.
Greenpeace Italia, Comitato Stop Solvay e Vivere in Fraschetta “ritengono queste cifre irrispettose dei danni subiti da ambiente e salute pubblica. Evidentemente per l’azienda il diritto alla salute e a vivere in un ambiente pulito e non contaminato hanno scarsissimo valore“.
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Greenpeace Italia, Comitato Stop Solvay e Vivere in Fraschetta “condannano questo comportamento. Che, benché lecito, è messo in atto dall’azienda non per riconoscere un giusto risarcimento per i danni causati dalla produzione chimica, ma esclusivamente per accorciare i tempi del processo… La salute delle persone e dell’ambiente non vale nessuna cifra“.
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“La vita e la salute delle persone che abitano il territorio non hanno un valore economico e nemmeno tutti i soldi di questo mondo possono risarcire i danni subiti. – sostengono gli ambientalisti – L’unico risarcimento giusto per la popolazione è il blocco della produzione e la bonifica del territorio compromesso. Non da ultimo il Presidente della Commissione Ambiente e Sicurezza del Comune di Alessandria, Adriano Di Saverio, dopo la riunione del 6 marzo 2025 e la relazione della dottoressa Scrivanti, direttrice Arpa, ha espresso con fermezza la sua preoccupazione“.
“I dati rilevati da Arpa confermano livelli allarmanti di Pfas incluso Pfoa, da tempo banditi perché cancerogeni”, ribadiscono.
“Proprio in queste settimane in Veneto – concludono – nel corso del dibattimento per il caso Miteni che presenta numerose analogie con la situazione alessandrina, le richieste di risarcimento di alcune delle parti civili coinvolte anche nel processo di Alessandria ammontano a cifre estremamente elevate… Gli enti pubblici come Regione, Provincia e Comuni coinvolti dovrebbero avere un’unica priorità. Azzerare l’esposizione dei cittadini a queste sostanze tossiche che si trovano nell’acqua, nell’aria e negli alimenti. E, dunque, l’arresto della loro produzione e del loro utilizzo e la contestuale bonifica ambientale dell’area interessata”.
Per dovere di cronaca precisiamo che la Provincia di Alessandria, colei che sta esaminando la procedura Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) all’azienda, ha deciso di non costituirsi parte civile nel procedimento davanti al Gup. Che vede i due ex dirigenti Solvay accusati di disastro ambientale colposo.