Cascina Spiotta, tre ex BR a processo: i familiari del carabiniere chiedono la verità
Rigettate le questioni mosse questa mattina da uno dei difensori. Il procedimento è iniziato, si torna davanti alla Corte d'Assise l'11 marzo
ALESSANDRIA – Il processo che dovrà stabilire cosa accadde alla Cascina Spiotta di Melazzo il 5 giugno 1975, è iniziato questa mattina alle 10.30. Le prime battute sono state caratterizzate da una serie di questioni mosse dall’avvocato Davide Steccanella, che assiste Lauro Azzolini uno degli imputati. A sgombrare i dubbi è stata la Corte d’Assise che ha rigettato le prime obiezioni. Si torna in aula l’11 marzo.
‘Azzolini già prosciolto per quei fatti’
Questioni, ad esempio, sull’aggravante dell’ipotesi di finalità terroristiche, non contemplata a quel tempo; e sul fatto che Lauro Azzolini fu prosciolto per quei fatti ad Alessandria (ma la sentenza andò perduta durante l’alluvione del 1994).
Gli imputati sono tre ex brigatisti di rilievo, Lauro Azzolini (difeso dall’avvocato Davide Steccanella), Mario Moretti (assistito dall’avvocato Francesco Romeo) e Renato Curcio (rappresentato dall’avvocato Vainer Burani).
Si affronta in Corte d’Assise (presieduta dal giudice Paolo Bargero), una delle pagine del libro insanguinato degli anni di piombo: lo scontro a fuoco tra brigatisti rossi e carabinieri che si verificò, come detto, alla Cascina Spiotta, a Melazzo.
‘Chiediamo verità’
Questa è una storia che ha bisogno di risposte, di verità, come ha sottolineato Bruno, il figlio di Giovanni D’Alfonso, l’appuntato dell’Arma ucciso da due colpi di pistola, rappresentato dall’avvocato alessandrino Sergio Favretto.
La Cascina Spiotta era il covo in cui le Brigate Rosse nascosero l’imprenditore vinicolo Vittorio Vallarino Gancia dopo il sequestro.