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Anche una “maman” alessandrina coinvolta nella tratta delle schiave del sesso
Abita ad Alessandria una delle persone coinvolte in un vasta operazione condotta dai carabinieri di Carbonia, in Sardegna, denominata Arruga che ha portato all'arresto di 6 persone per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti a minorenni, associazione a delinquere, sfruttamento e favoreggiamento dellimmigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione e detenzione di banconote contraffatte
Abita ad Alessandria una delle persone coinvolte in un vasta operazione condotta dai carabinieri di Carbonia, in Sardegna, denominata Arruga che ha portato all'arresto di 6 persone per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti a minorenni, associazione a delinquere, sfruttamento e favoreggiamento dellimmigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione e detenzione di banconote contraffatte
CRONACA – Abita ad Alessandria una delle persone coinvolte in un vasta operazione condotta dai carabinieri di Carbonia, in Sardegna, denominata “Arruga” che ha portato all’arresto di 6 persone per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti a minorenni, associazione a delinquere, sfruttamento e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione e detenzione di banconote contraffatte. Il filone alessandrino riguarda l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento della prostituzione. In manette sono finire Bridget Tina Edomwony, 36 anni, abitante ad Alessandria; la sua connazionale nigeriana Sofia Tony, 32 anni, abitante a Sassari, l’algerino Yacine Messadi, 45, residente a Cagliari, e il tunisino Nidham Hammpuda, 32, abitante a Selargius.
A capo dell’organizzazione, secondo le indagini, sarebbe Messadi: promuoveva viaggi dall’Algeria alla Sardegna, con una barca acquistata che compiva la tratta di mare dall’Africa alle coste italiane. Ai clandestini dava poi informazioni su come muoversi una volta arrivati nei centri di accoglienza e smistamento: cancellare numeri di telefono e, soprattutto, fingersi minorenni. Una volta arrivati in Sardegna, alcuni migranti venivano utilizzati per le attività di spaccio, per le donne si apriva invece la strada della prostituzione.
L’operazione ha preso il via nel maggio 2015, quando una motovedetta dei Carabinieri intercettava nelle acque antistanti Sant’Antioco un barchino in legno con a bordo cinque nordafricani, traendo in arresto lo scafista algerino.
Ad Alessandria, Bridget Tina Edomwony, di nazionalità nigeriana, era una cosiddetta “Maman”: si occupava, secondo l’inchiesta, di accogliere le giovani nigeriane prelevate nel loro paese e “smistate” poi nelle diverse località italiane dove avrebbero dovuto “riscattare” la propria libertà prostituendosi. Il momento del “riscatto” però, non arrivava mai.
Con una prassi che pare consolidata, un referente dell’organizzazione criminale si occupava di individuate le giovani donne e di prendere contatti con le loro famiglie, promettendo un lavoro in Italia. Dopo un periodo di detenzione nei campi profughi in Libia, dove le donne venivano sottoposte a violenze di ogni genere, venivano imbarcate e condotte in Sardegna, dove ricevevano poi istruzioni su come raggiungere la “maman” locali.