Anche ad Alessandria i primi effetti del ‘Dl Salvini’: “Diversi migranti già costretti a dormire per strada”
Per i più critici il 'dl Salvini' su sicurezza e immigrazione oltre a violare i principi della Costituzione porterà pesanti ricadute sociali, alcune di queste già riscontrabili anche ad Alessandria. "Una dozzina di persone hanno già iniziato a dormire per strada, si sono rassegnate a vivere in clandestinità" spiega Fabio Scaltritti, responsabile della Casa di Quartiere
Per i più critici il 'dl Salvini' su sicurezza e immigrazione oltre a violare i principi della Costituzione porterà pesanti ricadute sociali, alcune di queste già riscontrabili anche ad Alessandria. "Una dozzina di persone hanno già iniziato a dormire per strada, si sono rassegnate a vivere in clandestinità" spiega Fabio Scaltritti, responsabile della Casa di Quartiere
ALESSANDRIA – Il nuovo decreto legge su sicurezza ed immigrazione ha iniziato a far discutere ancor prima del 28 novembre, giorno della definitiva approvazione alla Camera. Per le forze di Governo, Lega in primis, si tratterebbe di un necessario giro di vite in risposta alle politiche migratorie troppo permissive attuate dai precedenti esecutivi e allo scarso sostegno fornito dall’Unione Europea nella gestione degli sbarchi e dell’accoglienza più in generale. Da più parti, però, si sono sollevate critiche ed accuse di incostituzionalità – la più recente quella di padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano che mercoledì 5 ha lanciato un appello sulla piattaforma change.org in cui chiede alla Conferenza Episcopale di prendere posizione contro il ‘dl Sicurezza’ – su molti dei provvedimenti approvati; in particolare, l’abolizione della protezione umanitaria, la revoca del diritto d’asilo e della cittadinanza in base a determinati reati commessi da persone di origine straniera.

L’abolizione della protezione umanitaria è certamente uno dei punti più ‘critici’ compresi nel decreto. Prima dell’entrata in vigore del nuovo ‘dl Sicurezza’, il permesso di soggiorno per motivi umanitari era il documento con il quale la maggior parte dei migranti giunti nel nostro Paese poteva cercare lavoro ed accedere alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare (ovvero ad una casa), “ed è anche lo strumento che riguarda più del 70% delle persone accolte sul territorio alessandrino negli ultimi 4 anni” spiega Scaltritti. “Già ora su alcuni verbali delle Commissioni competenti determinati criteri, quali ad esempio l’ottimo livello di integrazione, il parere favorevole da parte del sindaco o la relazione in cui il datore di lavoro si dice disposto ad assunzione, se fino a pochi mesi fa erano elementi ritenuti più che sufficienti per un riconoscimento di protezione umanitaria, ora risultano praticamente inutili”.
La protezione umanitaria è uno strumento legislativo su base nazionale, “la Lega, quindi, è andata ad incidere sull’unico tipo di riconoscimento sul quale poteva avere ampio spazio di manovra” commenta il responsabile della Casa di Quartiere, “Salvini sostiene si tratti di uno strumento che in Europa non ha quasi nessuno, in realtà la protezione umanitaria è presente in 20 Paesi su 28 nel nostro continente. E’ evidente come esista una narrazione che non corrisponde alla realtà”.
Il nuovo decreto legge ha avuto effetti praticamente immediati sulle richieste di rinnovo dei permessi di soggiorno presentate dal 28 novembre in poi, “perché non essendo più valido questo tipo di provvedimento le Questure non riescono più a rilasciare i rinnovi” sottolinea Fabio Scaltritti, “moltissime persone, quindi, stanno già cadendo nella condizione di clandestinità. Queste misure avranno pesanti ripercussioni sulla sicurezza generale perché per un territorio avere molte più persone di cui si ignora l’identità significa aumentare il rischio criminalità e indebolire le capacità di controllo”.

Diverse amministrazioni locali si sono comunque dette disponibili a proseguire con questo sistema di accoglienza, “perché funziona e crea posti di lavvoro” afferma Scaltritti. Lo stesso sindaco Gianfranco Cuttica, pur chiudendo la strada a nuovi arrivi e sottolineando come “l’impegno del Comune riguardi solo le persone già ospitate” a settembre scorso aveva dchiarato che “il progetto Sprar che stiamo ospitando ha il nostro sostegno. Chi si trova in città è meglio che sia seguito dal Comune piuttosto che ritrovarsi in mano alle cooperative”. Ad Alessandria, intanto, si stanno già registrando casi di persone che hanno deciso di abbandonare i progetti Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria), “rassegnate a vivere in clandestinità e pronte a ‘giocarsela’ in altra maniera perseguendo altre vie, magari attraverso il lavoro nero nelle grandi città. Altre persone, invece, sono inevitabilmente candidate a diventare mano d’opera della microcriminalità”.

L’Italia, quindi, in materia di politiche migratorie ha iniziato ufficialmente il suo braccio di ferro con l’Europa, “ma la conseguenza – conclude Scaltritti – è che il prezzo di questo braccio di ferro dovrà essere pagato in termini di vite umane e di diritti internazionali calpestati”.