Il presidente Locci accusato di diffamazione ma la parte offesa ritira la querela
Era stato accusato di diffamazione attraverso i social network quando era ancora tra i banchi dell'opposizione ma la parte che si reputava offesa da quel post ha deciso di ritirare la querela
Era stato accusato di diffamazione attraverso i social network quando era ancora tra i banchi dell'opposizione ma la parte che si reputava offesa da quel post ha deciso di ritirare la querela
ALESSANDRIA – Era stato accusato di diffamazione per un post su Facebook in cui commentava un appalto della giunta di Rita Rossa e il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero, lo aveva rinviato a giudizio. Ma all’udienza, che avrebbe dovuto tenersi ieri in tribunale, la parte offesa ha ritirato la querela. Protagonista della vicenda è l’attuale presidente del consiglio comunale Emanuele Locci che all’epoca dei fatti era consigliere di opposizione.
La delibera che aveva portato Locci a “postare” su Facebook le sue perplessità era relativa ad un incarico assegnato ad una insegnate del biellese, Monica Mosca, all’epoca sindaco del comune di Occhieppo Inferiore, per una somma di 38mila euro per un corso da 30 ore di lingua italiana rivolto a principalmente stranieri.
Locci ne fece una questione “politica”, presentando una interpellanza per chiedere le motivazioni dell’incarico affidato, peraltro, ad una docente proveniente da un’altra provincia.
“Ci sono molte cose poco chiare in questo affidamento –sostenne all’epoca Locci – a partire dall’importo di 38.730,00 € mila euro per sei mesi di lezioni, fino al 30 giugno, oltre 6 mila euro al mese. Costo di poco inferiore al limite di legge di 40.000,00 € oltre il quale non sarebbe stato possibile procedere con un incarico diretto. Che coincidenza! Ma al di là di questo incarico diretto con molte ombre, mi chiedo se tale enorme stanziamento non potesse essere speso meglio per la comunità”.
Il “caso” passò praticamente inosservato in città ma scatenò polemiche nel biellese, dove i sospetti di Locci furono riportati da un esponente politico di Fratelli d’Italia del biellese.
Mosca, sentendosi diffamata dalle parole di Locci, presentò una querela e la Procura di Alessandria aprì un’inchiesta, volta a verificare la regolarità dell’iter amministrativo per l’assegnazione del’incarico.
Poichè il bando di gara risultò regolare, Locci venne iscritto nel registro degli indagati e rinviato a giudizio. Ieri avrebbe tenersi la prima udienza ma la querelante, assistita dall’avvocato Giuseppe Cormaio, ha ritirato la denuncia, non essendo più suo interesse “sostenere in sede penale la questione”. La vicenda, quindi, si è spenta sul nascere. Locci, con l’avvocato Giancarlo Triggiani, aveva per contro già preparato la linea difensiva, asserendo la sua innocenza.