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Agente di polizia accusato di stalking
Un agente di polizia è accusato di diffamazione e stalking nei confronti della sua ex. Avrebbe appeso cartelli difamatori e inviato messaggi contenenti insulti. La difesa: ha ammesso l'invio dei messaggi, ma non è stalking. L'agente era anche istruttore al corso di autodifesa per le donne, incarico dal quale è stato sospeso dal Comune
Un agente di polizia è accusato di diffamazione e stalking nei confronti della sua ex. Avrebbe appeso cartelli difamatori e inviato messaggi contenenti insulti. La difesa: ?ha ammesso l'invio dei messaggi, ma non è stalking?. L'agente era anche istruttore al corso di autodifesa per le donne, incarico dal quale è stato sospeso dal Comune
CRONACA – Non si era rassegnato alla fine della relazione ed aveva inviato una serie di messaggi tramite whatsApp alla sue ex. Aveva anche sfogato la sua rabbia affiggendo manifesti di diversa grandezza nella cittadina di provincia dove abita la donna, con la foto di lei. Ora dovrà rispondere delle sue azioni davanti al tribunale di Alessandria. L’agente di 55 anni, in forza presso la Questura di Alessandria, è infatti accusato di diffamazione e stalking. Era inoltre istruttore al corso di autodifesa per donne, organizzato dal comune di Alessandria. Incarico dal quale è stato rimosso. Difeso dagli avvocati Erika Ruffier e Antonella Zocco, ha ammesso l’invio dei messaggi, ma respinge le accuse. Davanti al magistrato, per quelle frasi inviate tramite il cellulare per circa un anno, tra il 2016 e il 2017, “si è anche scusato”, ha aggiunto l’avvocato Ruffier. Ora è in attesa della richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero Andrea Padalino, richiesta alla quale potrebbe seguire la fissazione dell’udienza.
Non anticipa nulla della linea difensiva l’avvocato Ruffier che sottolinea però come la giurisprudenza, in fatto di stalking, sia in continua evoluzione. “Non ha mai tenuto atteggiamenti violenti” tali da portare la vittima a temere per la sua incolumità, ha precisato l’avvocato di difesa. Non ci sarebbero stati, inoltre, appostamenti o pedinamenti. E’ sufficiente per provare che non ci furono atteggiamenti persecutori?
Diffice stabilire il momento in cui un atteggiamento non gradito da parte del destinario, diventi un reato. Secondo la norma, quel confine potrebbe stare nello stato di ansia e timore che ingenera nella vittima, tale da procurare un disagio.
Oltre ai messaggi, si sarebbero però anche i manifesti, appesi in occasione del compleanno della donna. Qualche giorno dopo, inoltre, la donna rivecette un biglietto in cui il mittente, ovviamente anonimo, chiedeva se avesse “gradito il regalo di compleanno”.