Parcheggiatori abusivi: ecco come si organizzano. “E se i supermercati li regolamentassero?”
La Comunità San Benedetto al Porto, partner della Regione per il monitoraggio sulle attività di accattonaggio, pone dubbi sul fatto che si tratti di un racket e precisa: "in quel caso i migranti ne sarebbero le vittime, da tutelare e non da incriminare". "Poco ascolto da parte dell'Amministrazione, ma siamo pronti a collaborare"
La Comunità San Benedetto al Porto, partner della Regione per il monitoraggio sulle attività di accattonaggio, pone dubbi sul fatto che si tratti di un racket e precisa: "in quel caso i migranti ne sarebbero le vittime, da tutelare e non da incriminare". "Poco ascolto da parte dell'Amministrazione, ma siamo pronti a collaborare"
ALESSANDRIA – Non ci sarebbe nessun racket dietro al giro dei parcheggiatori abusivi in città, o perlomeno non ci sono evidenze di una vera e propria organizzazione superiore che controlli il territorio in maniera sistematica.
A sostenerlo è la Comunità San Benedetto al Porto, che dal 2017 è soggetto attuatore di un’attività di monitoraggio costante dei fenomeni di accattonaggio in città, per conto della Regione Piemonte, che le ha rinnovato l’incarico anche per il biennio 2018-2019, con l’obiettivo di individuare insieme all’associazione fondata da Don Gallo le strategie migliori per affrontare il fenomeno, con la costruzione di buone pratiche da esportare poi su altre città piemontesi (e non solo, visto l’interesse dimostrato al progetto da altre realtà, per esempio luguri, che, proprio dalla Comunità, stanno ricevendo formazione).
“I parcheggiatori abusivi di piazzale Berlinguer tengono per loro ciò che guadagnano – racconta Fabio Scaltritti, della Comunità San Benedetto al Porto – ne conosciamo alcuni da tempo e diversi sono stati seguiti e intervistati da noi più volte. L’organizzazione è molto basica: chi primo arriva tende a occupare una delle corsie del parcheggio, e chi arriva dopo si aggiunge. Vengono tollerate fino a 3 persone per corsia, se tenta di aggiungersi ancora qualcuno viene cacciato, con le buone o con le cattive, perché sarebbe impossibile ‘lavorare’ così tanti in poco spazio”.

“Ci sono sicuramente quelli più educati e quelli meno, non è vero che sono tutti nigeriani, ci sono anche questuanti di altre nazionalità in città, fra le quali nordafricani e originari di Ghana, Mali, Guinea Bissau e Conakri, Costa d’Avorio, o italiane di origine Sinti”.
Chi dice che ci sia un capo a gestire tutto sbaglia, o almeno noi non abbiamo avuto alcun riscontro. Chi è stato fermato nelle scorse settimane è semplicemente la persona che fra loro, in quel momento, aveva il compito di avvertire gli altri in caso sopraggiungessero le forze dell’ordine, una pratica che avviene fra i venditori abusivi in tutto il mondo. In ogni caso – ricorda Scaltritti – se fenomeni di sfruttamento e coercizione esistessero – e nessuno può escluderlo sebbene i dati raccolti tendano a escluderlo – i parcheggiatori sarebbe le vittime di questo racket, e come tali andrebbero sostenuti e aiutati ad uscire da una spirale di violenza e soggiogamento, non certo perseguitati o condannati, o lasciati a loro stessi”.

Fra le attività assegnate dalla Regione alla Comunità, vi è anche la ricerca di buone pratiche: “i migranti sono gelosi del proprio posto davanti al supermercato di riferimento o nei pressi di un’attiità commerciale in centro città – spiega Scaltritti – e questo anche per ragioni culturali, perché nel loro Paese la questua al turista è una vera e propria attività economica con regole e spazi riconosciuti dalla società. Ad Alessandria si trovano magari richiedenti asilo che si spostano da altre città, in modo da sfuggire al controllo delle comunità che li accolgono, e in maniera speculare alcuni degli ospiti di realtà cittadine tentano durante il 
“Conosciamo praticamente tutti i migranti che soggiornano davanti ai supermercati, e la situazione è variegata. C’è chi, come l’Esselunga, ha un sistema di vigilanza privata e non tollera questuanti, chi li accetta purché stiano fuori dalle porte scorrevoli del supermarket, e chi li apprezza per il servizio offerto ai clienti, considerando che spesso aiutano le persone anziane a portare la spesa fino alla macchina e a restituire i carrelli. Almeno 3 direttori di supermercato hanno già dichiarato la disponibilità a ragionare di una regolamentazione del fenomeno”. – sottolineano dalla Comunità di San Benedetto.
“D’altronde altrove, per esempio in Francia, spesso i questuanti di fronte al supermercato trovano accordi con i direttori che forniscono loro una pettorina del supermarket e pretendono gentilezza con i clienti, in caso contrario vengono allontanati. E’ diventato un vero e proprio servizio accettato dalla comunità e svolto senza aggressività o scortesia, pena l’allontamento dal supermarket. Si potrebbe pensare a una sperimentazione in tal senso anche da noi”.
E voi, sareste favoreli o contrari a un’attività di aiuto presso il supermercato regolamentata con pettorine e regole di comportamento da seguire?