Accusato di lesioni e sequestro di persona, condannato ad un anno e quattro mesi
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Accusato di lesioni e sequestro di persona, condannato ad un anno e quattro mesi

Era accusato di lesioni, violenza e sequestro di persona. Il giudice lo ha condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione. La vittima è una donna di origine equadoriana

Era accusato di lesioni, violenza e sequestro di persona. Il giudice lo ha condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione. La vittima è una donna di origine equadoriana

CRONACA – Aveva ammesso di “averle dato un colpo sul naso”, in risposta alle sue provocazioni. Lei però era finita all’ospedale, con ematomi sul volto e ferite sul corpo, giudicate guaribili in 30 giorni. E’ stato condannato dal giudice del tribunale di Alessandria Francesco Di Modica, 46 anni, alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione per lesioni e sequestro di persona. Il pubblico ministero chiedeva la pena a 4 anni, imputando anche il reato di violenza privata, che il giudice lo ha ricompreso, però, in quello di sequestro di persona.
Il caso risale a novembre 2016, quando una donna, di origine equadoriana, viene ricoverata in ospedale con una serie di ematomi e ferite. La donna non riferisce come e dove si è procurata le lesioni. Ci era voluta tutta la pazienza del personale infermieristico e della polizia per tranquillizzare la donna, terrorizzata di subire nuovamente l’ira di lui, e metterla nelle condizioni di raccontare quanto aveva subito.
Dal racconto era emerso come Di Modica, che aveva ottenuto ospitalità dalla donna, l’avesse picchiata con calci e pugni, utilizzando anche un bastone con la punta d’acciaio, con la quale le aveva provocato ferite sanguinanti. Dopo il pestaggio l’aveva chiusa in bagno, fatta togliere i vestiti per metterli in lavatrice e cancellare così le tracce. Da qui l’accusa di sequestro che, però, Di Modica ha sempre respinto, sostenendo che fosse stata la donna a mettere i panni sporchi nella lavatrice. Resta il fatto che gli agenti di polizia, utilizzando il rilevatore di tracce ematiche, avrebbero constatato come il sangue sul pavimento c’era eccome.
Per lui scattarono le manette, ma venne rimesso in libertà, seppure con l’obbligo di firma.
Ieri, davanti al giudice, si è tenuta l’udienza. Il giudice, valutati gli atti, ha inflitto la pena a 1 anno e 4 mesi. L’imputato era difeso dall’avvocato Giovanni Brignano. Per la parte civile c’era l’avvocato Giuseppe Romano.
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