Massimo Cerri, l’uomo giusto per questi Grigi!
Materia Grigia ha incontrato Massimo Cerri, dallo scorso novembre nuovo direttore sportivo dell'Alessandria. Dall'ingaggio di Marcolini - "abbiamo avuto un vero colloquio di lavoro" - alla splendida rimonta in campionato - "Serie B? Troppo presto, solo obiettivi a breve termine" - fino all'amicizia con Pasquale Sensibile - "L'amicizia è una cosa, ma nel lavoro reciproca autonomia"
Materia Grigia ha incontrato Massimo Cerri, dallo scorso novembre nuovo direttore sportivo dell'Alessandria. Dall'ingaggio di Marcolini - "abbiamo avuto un vero colloquio di lavoro" - alla splendida rimonta in campionato - "Serie B? Troppo presto, solo obiettivi a breve termine" - fino all'amicizia con Pasquale Sensibile - "L'amicizia è una cosa, ma nel lavoro reciproca autonomia"
MATERIA GRIGIA – Un ‘artigiano del pallone’, così si potrebbe definire Massimo Cerri, dallo scorso novembre nuovo direttore sportivo dell’Alessandria Calcio al posto del dimissionario Pasquale Sensibile. Classe ’59, ex calciatore professionista, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nel ’94 inizia la propria carriera da allenatore nel settore giovanile del Piacenza Calcio della famiglia Garilli. La cosiddetta gavetta, insomma, fino al passaggio al Fanfulla come responsabile del settore giovanile e poi il ritorno a Piacenza nelle vesti di allenatore della Primavera e successivamente della Prima Squadra in serie C. Nella stagione 2014/15 decide di passare dietro la scrivania, e alla prima stagione da DS riporta il Piacenza tra i professionisti. L’anno successivo diventa Responsabile dell’area tecnica del Cosenza conseguendo il diploma di DS alla scuola di Coverciano. L’estate scorsa arriva ad Alessandria con Sensibile, e ne prende il posto dopo la svolta resa necessaria dal pessimo inizio di stagione. Importante il suo contributo nella ricostruzione e nella ripresa della squadra. Lo abbiamo incontrato prima della trasferta vittoriosa in casa del Prato. Un uomo profondo ed equilibrato, con una vasta conoscenza del mondo del calcio (e della serie C in particolare) di cui parla con generosità e passione. Ecco cosa ci ha detto.

Credo che non sia utile, ora, continuare a interrogarsi su cosa non abbia funzionato. Essendo abituato a guardare avanti, a me serve capire soprattutto cosa dovrà funzionare da qui ai mesi a venire. Nel mercato di gennaio trovare la soluzione giusta significava dare un contributo importante all’allenatore per colmare le lacune che la squadra denotava. Abbiamo avuto un tempo tecnico di qualche settimana, dopodiché ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per migliorare il gruppo ed avere giocatori funzionali al tipo di gioco di mister Marcolini.
Dopo l’esonero di Stellini, un po’ a sorpresa, è stato ingaggiato appunto Michele Marcolini. Come è nata questa scelta?
Il presidente voleva un allenatore giovane ma che avesse già qualche anno di esperienza alle spalle. Ho avuto un colloquio con Marcolini per capire che idee avesse sulla nostra squadra, se avesse fiducia riguardo al potenziale del gruppo. Diciamo che abbiamo fatto un vero e proprio colloquio di lavoro e ho avuto ottime sensazioni. Alla fine le risposte del mister ci hanno dato sufficiente fiducia per poter scegliere proprio lui. Non nascondo di aver avuto colloqui con altri “candidati” alla panchina grigia (Foscarini, ad esempio, che ha però un profilo molto diverso). Ma la soluzione migliore è apparsa da subito proprio quella di Marcolini, e crediamo di aver fatto la scelta giusta.
Che tipo di rapporto c’è tra lei ed il presidente Di Masi?
Il Presidente è costantemente informato su ciò che di importante succede quotidianamente, dagli allenamenti a tutte le altre faccende gestionali. Almeno una volta alla settimana, inoltre, viene al centro sportivo Michelin, in genere il venerdì. È molto vicino alla squadra e coinvolto in ogni decisione, ma ha anche grande fiducia nei suo collaboratori.
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Potremmo dire di sì. Certo, quando hai nel mirino un giocatore, non hai mai la certezza di poterlo ingaggiare. Quindi hai bisogno di qualche profilo in più nel caso non andasse in porto la trattativa con la prima scelta. Molte volte gli agenti danno garanzie senza in realtà avere l’avallo della società d’appartenenza. Bisogna essere sempre pronti a virare su altre situazioni. A gennaio, comunque, tutte le trattative che avevamo messo in piedi in base alle nostre necessità sono state concluse. La parte più difficile è stata la cessione di Pastore, che rischiava di rimanere fuori lista perché quel ruolo era coperto da un ‘under’. Stava chiudendo il mercato e c’era poco tempo; devo ringraziare Stefano Toti che è stato fondamentale per la conclusione dell‘operazione. In tutto questo periodo, ad ogni modo, il presidente era costantemente informato, tutte le scelte sono state condivise. Ringrazio anche Alessandro Soldati, mio prezioso collaboratore, che mi ha dato un grande aiuto nelle giornate finali del mercato di gennaio.
Quali sono secondo lei i meriti di mister Marcolini nella clamorosa rimonta degli ultimi tre mesi?
Mister Marcolini ha molti meriti, ma forse quello più importante è l’aver trasformato un gruppo in via di definizione in una squadra compatta: non ci sono “primedonne”, i calciatori si aiutano in campo quando ci sono situazioni di difficoltà. Il mister ha espresso le sue idee tecnico-tattiche, ha dato indicazioni ed è stato accontentato. Gatto e Bellazzini sono stati agevolati nell’inserimento nel gruppo, in quanto conoscevano già la filosofia dell’allenatore.

Ci sono momenti in cui determinati giocatori possono diventare poco funzionali per il progetto- squadra.. Le motivazioni sono alla base di ogni prestazione, sia per chi ha cambiato maglia, sia per chi è arrivato all‘Alessandria. Questa è stata la filosofia delle mie scelte, che come dicevo ho condiviso con il Presidente e Mister Marcolini. Per ora i risultati ci danno ragione. Se avremo qualche difficoltà di risultato o di prestazioni, dobbiamo farci trovare pronti. La capacità di reagire agli errori sarà fondamentale.
Tra l’Alessandria e il quarto posto si è creato un ‘gap’ di circa 10 punti, colmabile secondo lei?
In questo momento in qualità di DS devo pormi obiettivi nel breve termine, perché ho imparato che tutto si modifica in base ai risultati settimanali. Con il nostro cammino abbiamo ricreato delle aspettative nei nostri tifosi. Basti pensare alle circa 700 persone che domenica 18 febbraio sono venute a far visita allo stadio in occasione del 106° anniversario della società. Questo patrimonio dobbiamo tenerlo ben stretto e coltivarlo.
Grazie ai risultati molto positivi degli ultimi mesi tra i tifosi si sta diffondendo un certo ottimismo in vista del finale di stagione. Secondo lei è possibile tornare a sognare la promozione in Serie B?
È ancora troppo presto. In questo momento i nostri obiettivi a breve sono, ad esempio, il recupero completo di giocatori di grande spessore come Marconi e Cazzola, o poter rivedere il Ranieri che ho visto a Cosenza, e favorire l’inserimento dei nuovi arrivati. Solo quando riusciremo a riavere tutti questi giocatori al 100% potremo iniziare ad alzare l’asticella.
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Io e Pasquale siamo amici da una vita. Sono stato il capitano di suo padre a Monopoli nel campionato ’88/’89. Aldo Sensibile è stato per me molto importante, una persona dal forte temperamento, un maestro di vita oltre che un allenatore. Proprio in quegli anni Pasquale stava cominciando la sua carriera da giocatore, quindi si può dire che lo conosco da quando è un ragazzino. Inoltre nel campionato ’91/’92 siamo stati compagni di squadra al Teramo, all’epoca allenato da Marco Torresani. Abbiamo sempre mantenuto rapporti di amicizia. Ci siamo chiesti spesso se mai un giorno avremmo lavorato insieme, finalmente la scorsa estate è capitata l’occasione. Se sono qui lo devo a lui. Mi dispiace che sia finita in questo modo, ma la stima e l‘amicizia sono cose che rimangono salde, pur nel rigoroso rispetto della reciproca autonomia professionale.
Come si diventa direttore sportivo?
Allora, partiamo dall’inizio (sorride, ndr). Chiusa la carriera da calciatore professionista ho firmato il primo contratto di allenatore del settore giovanile nel ’94 al Piacenza. Avevo già il Diploma UEFA B conseguito qualche anno prima a Teramo. Dopodiché nel 2004 ho frequentato con successo a Coverciano il corso Uefa A, che consente di allenare tra i professionisti fino alla Serie C e di fare il ‘vice’ in B e in A. Come ho già ricordato, negli ultimi tre anni ho avuto la fortuna di avere incarichi come DS a Piacenza, Cosenza ed Alessandria. Sono convinto che tutti questi passaggi – calciatore, istruttore, allenatore – mi abbiano aiutato per svolgere al meglio l’attuale professione.
Pur avendo tanti anni alle spalle nel mondo del calcio, possiamo dire che nelle vesti di direttore sportivo lei sia quasi un esordiente.
Esatto, mi ritengo un esordiente e per questo studio e mi aggiorno continuamente. Da “studente” vero e proprio (ho frequentato per un buon periodo la facoltà di Medicina) studiavo molto meno, ora cerco di sapere e capire tutto quello che la mia professione richiede. Credo che il direttore sportivo debba essere quasi come un responsabile delle risorse umane, con i giocatori bisogna fare un bel colloquio per capire se ci sono le giuste motivazioni … e solo a quel punto si parla di contratto. La Serie C la conosco bene; posso dire che di società ben organizzate come l’Alessandria ce ne sono poche, sia per ciò che riguarda le strutture a disposizione della prima squadra che per il settore giovanile.

Devo dire Fabio Paratici (ora stretto collaboratore di Giuseppe Marotta alla Juventus): sono i risultati che parlano per lui, anche perché lui parla pochissimo, ed è difficile trovare qualche sua intervista.. Come il sottoscritto è piacentino e quindi lo seguo con simpatia e ammirazione. Conosco il suo percorso: ha cominciato dal settore giovanile; egli stesso ha ammesso che un giorno gli piacerebbe tornare a lavorare con i giovani. Ma credo che ciò avverrà tra molto tempo (sorride, ndr).
A proposito di giovanili, ad Alessandria negli ultimi anni sembra stia prendendo forma un progetto davvero importante.
Sì, il nostro settore giovanile sta crescendo. Stiamo cercando di allargare la base e sviluppare ulteriormente il settore per entrare ulteriormente nel tessuto cittadino. Ci piacerebbe un giorno portare almeno due o tre talenti alessandrini a giocare in prima squadra. Questo però richiede un tempo minimo di tre/cinque anni. Il responsabile del settore giovanile è Nereo Omero, viene dalla scuola Milan, è giovane ma ha idee valide e sta facendo un ottimo lavoro. Già da quest’anno le nostre squadre sono quasi tutte ben piazzate nei rispettivi campionati. Il nostro obiettivo, però, non è vincere campionati, ma far crescere ragazzi che possano arrivare pronti in prima squadra.
Quali gli obiettivi per il futuro?
Ovviamente mi auguro di fare al meglio il mio lavoro per il bene dell’Alessandria Calcio e ringrazio il Presidente che mi lascia portare avanti le mie idee, ma nel calcio le carriere degli allenatori e dei direttori sportivi dipendono dai risultati. Se questi vanno in una certa direzione si guadagna in credibilità e stima; ora le cose stanno andando bene. Dobbiamo proseguire così.
(foto di Gianluca Ivaldi)