Regolamento assegnazione case per emergenza abitativa: nuovo grave errore dell’amministrazione
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Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it  
16 Febbraio 2018
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Regolamento assegnazione case per emergenza abitativa: nuovo grave errore dell’amministrazione

Dal Difensore Civico regionale e dal Centro Anti Discriminazioni a dicembre 2017 è arrivata una bocciatura dei criteri introdotti dall'Amministrazione di Palazzo Rosso per l'assegnazione delle case in emergenza abitativa con punteggi premianti per chi risiede da più tempo in città. Il documento è stato però reso nascosto e la minoranza non ci sta

Dal Difensore Civico regionale e dal Centro Anti Discriminazioni a dicembre 2017 è arrivata una bocciatura dei criteri introdotti dall'Amministrazione di Palazzo Rosso per l'assegnazione delle case in emergenza abitativa con punteggi premianti per chi risiede da più tempo in città. Il documento è stato però reso nascosto e la minoranza non ci sta

ALESSANDRIA – Non ha fatto a tempo a placarsi la polemica sul Regolamento di polizia municipale relativo alle norme anti accattonaggio, ancora al centro della discussione durante il Consiglio Comunale di giovedì 15 febbraio, con la minoranza offesa dal “mancato rispetto delle istituzioni dimostrato dalla maggioranza, che ha fatto votare un regolamento privo dei requisiti di legge per essere approvato”, che una nuova pesante nube oscura il cielo della maggioranza targata Lega Nord a Palazzo Rosso. 

Questa volta a scatenare le ire delle minoranze è stata la scoperta di una lettera di richiamo inviata dalla Regione Piemonte al Comune di Alessandria il 22 dicembre 2017, ma tenuta di fatto nascosta al Consiglio Comunale, che pure in materia di Regolamenti è l’unico ad avere la competenza di approvazione e modifica, e che pertanto avrebbe dovuto essere ovviamente informato. 


I FATTI
Con un documento lungo 21 pagine il Difensore Civico Regionale e il Centro Anti Discriminazioni hanno mosso al Comune di Alessandria una serie di osservazioni molto precise, riguardanti il nuovo regolamento per l’assegnazione delle case in emergenza abitativa, con l’introduzione fortemente voluta da parte della Lega Nord di punteggi aggiuntivi e premianti per chi risiede sul territorio alessandrino da più tempo: “una scelta politica che rinvedichiamo – come sottolineato dall’assessore Riccardo Molinari durante la seduta del Consiglio Comunale di ieri, giovedì 15 febbraio, prendendo la parola in vece del suo collega Piervittorio Ciccagliani, con la delega al sociale ma assente – se non si è data notizia al Consiglio si vede che si è ritenuto non fosse necessario farlo, e in ogni caso non è previsto che il documento torni in aula per essere ridiscusso, anche perché non viola la legge regionale”. 

CIO’ CHE VIENE CONTESTATO 
In realtà il documento è piuttosto esplicito nel sottolineare l’irragionevolezza (il termine è tecnico) degli atti votati dal Consiglio Comunale di Alessandria, portando a corredo dell’ammonimento diverse sentenze della Corta Costituizionale e concludendo una lunga serie di osservazioni con l’invito, espresso con una formula di cortesia ma piuttosto perentorio, a rivedere le parti di regolamento che si trovano in contrasto in la legge. 

Il problema è quello relativo ai punteggi aggiuntivi introdotti da Palazzo Rosso, con l’intento di premiare chi da più tempo risiede sul territorio alessandrino, e che pertanto ha contribuito maggiormente alla comunità. Questo criterio di “residenza qualificata” è però inammissibile secondo il Centro contro le discrimazioni, specie se ottiene un punteggio così maggiorato rispetto agli altri criteri da condizionare in maniera decisiva la graduatoria sull’emergenza abitativa.
“La scelta del Comune di Alessandria  – si legge nel documento inviato dalla Regione –  si inserisce nel contesto di un’ampia e stabilizzata tendenza, ravvisabile nelle politiche regionali e locali, tendente a valorizzare il più possibile lo status implicato dalla residenza, a scapito di quello della cittadinanza, così affiancandosi al cittadino, nella titolarità astratta dei diritti sociali, un nuovo soggetto: colui che risiede legalmente all’interno di un territorio sub statale amministrativamente definito. In tal modo starebbe prendendo piede un sistema di cittadinanze locali che presenterebbe il rischio di trasformarsi in un sistema ad excludendum nel momento in cui rende l’anzianità dei “diritti anagrafici” funzionale all’esercizio concreto di diritti fondamentali”. 

 
Vale a dire, in parole povere, che la premialità per la residenza da più tempo su un territorio può riguardare solamente l’accesso a condizioni accessorie, ma non può intaccare diritti fondamentali che attengono al cittadino, inteso come persona con diritti inalienabili, e non al residente (cosa che peraltro rischierebbe di portare a problemi anche con cittadini italiani, “rei” di cambiare residenza e quindi destinati a precipitare in fondo alle graduatorie). Più in generale, i criteri aggiuntivi introdotti dalla Lega Nord, finirebbe, secondo il Difensore Civico, per penalizzare chi dovrebbe invece essere maggiormente sostenuto, proprio per le priorità individuate dalla Regione (che sono per esempio l’avere uno sfratto esecutivo in corso o la provenienza da dormitori pubblici).

LE POSSIBILI CONSEGUENZE
Sebbene la maggioranza tenda a minimizzare la richiesta di revisione proveniente dal Difensore Civico regionale, che sottolinea in più passaggi come la scelta di Palazzo Rosso sia illegittima perché in contrasto con le prerogative regionali, che sono le uniche in grado di fissare i criteri per l’assegnazione degli alloggi in emergenza abitativa (compito dei Comune è solamente quello di controllare che tali criteri siano rispettati), l’eventuale decisione dell’Amministrazione di non rivedere il sistema dei punteggi potrebbe avere gravi ripercussioni per il Comune, che si potrebbe trovare presto coinvolto in cause avanzate da cittadini esclusi presso il Tar (con l’altissima probabilità di perdere tali cause). 
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