Dirigente comunale e professionista assolti per la ciclopasserella mai realizzata
Si è conclusa con sentenza di assoluzione piena, perchè il fatto non sussiste, la vicenda giudiziaria che ha visto sul banco degli imputati il dirigente comunale Marco Neri e il professionista torinese Luigi Martino, progettista della passerella sul Cristo che non fu mai realizzata
Si è conclusa con sentenza di assoluzione piena, perchè il fatto non sussiste, la vicenda giudiziaria che ha visto sul banco degli imputati il dirigente comunale Marco Neri e il professionista torinese Luigi Martino, progettista della passerella sul Cristo che non fu mai realizzata
ALESSANDRIA – Assolti perchè il fatto non sussiste. Marco Neri, dirigente del comune di Alessandria (nella foto a sinistra) e il progettista torinese Luigi Martino non hanno commesso il reato di peculato ai danni della pubblica amministrazione per la vicenda della passerella ciclopedonale, progettata e mai realizzata, per collegare il quartiere Cristo con il centro cittadino.
La vicenda
La vicenda risale al 2006 quando il Comune da incarico allo studio dell’ingegner Martino di progettare una passerella a fianco del cavalcaferrovia lungo viale Brigata Ravenna, che porta al quartiere Cristo. Doveva essere il fiore all’occhiello dell’amministrazione (prima Scagni, poi Fabbio), ma il progetto è diventato un incubo per i due ingegneri.
Il comune aveva messo a bilancio 1.500.000 euro per l’opera. Nel 2007 una variazione di bilancio porta la somma dell’investimento a 2.200.00 euro e il compenso per il professionista da 98.000 a 220.000.
Martino procede con la progettazione, presentando nel 2008 il progetto preliminare ed esecutivo e le relative parcella per un totale di 160.000 euro, pagate.
Solo successivamente l’amministrazione cambia idea circa il progetto, stralciandolo dai piani di investimento.
Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Silvia Saracino, l’importo risultava eccessivo e, da qui, la richiesta di rinvio a giudizio. O, quantomeno, non vi era corrispondenza tra quanto fatto dallo studio torinese e quanto fu invece corrisposto (mancava il progetto esecutivo).
Il processo
Durante il processo vengono ascoltati numerosi testimoni, tra cui il ragioniere capo, assessore ai lavori pubblici all’epoca dei fatti, che conferma come tutto quello che venne pagato fu comunque deliberato dalla Giunta. Dopo quasi cinque anni tra indagini e dibattimento, il pubblico ministero porta avanti l’accusa, chiedendo la condanna a quattro anni di reclusione.
Le difese (Luca Gastini per Neri e Dario Cavalli per Martino) avevano respinto invece gli addebiti, sostenendo che la parcella era congrua e, in ogni caso, non vi era prova del dolo nel comportamento dei due imputati.
Il giudice, valutati gli atti, ha emesso sentenza di assoluzione piena.