Un’alessandrina ai Mondiali di corsa con i cani: “In gara io e Skadi siamo una cosa sola”
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Alessandro Francini  
26 Novembre 2017
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Un’alessandrina ai Mondiali di corsa con i cani: “In gara io e Skadi siamo una cosa sola”

Si chiama Barbara Boccaccio e proprio in queste ore si trova in Polonia per i Mondiali di canicross insieme alla sua Skadi. La coppia mandrogna 'a sei zampe' è la più forte d'Italia in questa disciplina, da noi ancora assai poco conosciuta..

Si chiama Barbara Boccaccio e proprio in queste ore si trova in Polonia per i Mondiali di canicross insieme alla sua Skadi. La coppia mandrogna 'a sei zampe' è la più forte d'Italia in questa disciplina, da noi ancora assai poco conosciuta..

SPORT – “Il cane è il miglior…compagno di corsa dell’uomo”, verrebbe da dire ascoltando la storia di Barbara Boccaccio, la podista alessandrina che da ormai diversi anni risulta essere la miglior ‘canicrossista’ d’Italia. Il canicross è una disciplina ancora poco conosciuta nel nostro Paese, molto più nota e praticata in Belgio, Francia (“dove addirittura la insegnano ai bambini nelle scuole”), Inghilterra, Polonia e Repubblica Ceca. Esistono anche dei campionati per nazioni a livello europeo e mondiale. Ai primi, quest’anno organizzati in provincia di Verbania, Barbara ha partecipato nel mese di ottobre – “non è andata bene, sono stata male e ho dovuto ritirarmi” -, mentre i secondi li sta correndo per la prima volta proprio in queste ore, in Polonia, “in una cittadina dal nome impronunciabile”, ovvero Szamotuly-Kozle (come darle torto, in effetti…). 

Forse non tutti lo sanno, ma un cane ben allenato può raggiungere anche i 40 km/h, “quindi in gara è lui che si deve adattare all’andatura del padrone, decisamente più modesta”. Nel canicross l’intesa uomo-animale è alla base, un rapporto che può diventare praticamente simbiotico. “Se col tempo viene a crearsi il giusto feeling – spiega Barbara -, il cane arriva a percepire qualunque tipo di variazione di ritmo. Una volta ho semplicemente messo male il piede e Skadi si è subito voltata”. Skadi è la compagna di corsa di Barbara, “un incrocio tra un levriero ed un bracco, razza ibrida nota come ‘greyster’”.

Uomo e animale uniti da una sorta di cordone ombelicale – “quando corri il cane lo percepisci come una parte del tuo corpo” – che consente una vera e propria comunicazione continua durante lo sforzo fisico. “In gara e durante gli allenamenti devo indossare un imbrago tipo quello da alpinismo, – commenta Barbara Boccaccio – che serve a scaricare il peso sul sedere per preservare la schiena. Inoltre, una corda che può essere totalmente o parzialmente elastica mi collega all’imbrago di Skadi, anche questo studiato per distribuire il peso in modo omogeneo e non dannoso per la sua salute”. 

Le gare di canicross si corrono indicativamente da ottobre a marzo, “perché è uno sport che trova le sue origini nei Paesi scandinavi – sottolinea Barbara – e in modo particolare nelle competizioni con i cani da slitta. Al di là di questo, gareggiare con temperature troppo elevate può nuocere alla salute dell’animale”. Cane e padrone sono uniti da un elastico (l’animale deve sempre stare davanti, ndr) ma per i cambi di direzione sono ovviamente necessari dei comandi vocali, “‘haw’ e ‘gee’, ovvero destra e sinistra, in genere utilizzati per i cani da slitta. In realtà si possono usare ordini a piacere, basta che siano sempre gli stessi altrimenti il cane va in confusione”. Le gare di canicross sono aperte anche ai più piccoli, “che fino ad una certa età devono essere accompagnati in corsa da un genitore o comunque da un adulto”. 

Barbara, che non è più una ragazzina – “ho superato da un po’ i 40 (ammette sorridendo, ndr)” –, si è avvicinata al podismo proprio grazie al canicross. “Lo sci è stato la mia prima grande passione, l’ho praticato anche a livello agonistico. Una volta smesso cercavo un modo per mantenermi in forma coinvolgendo però anche il mio cane, Dusty. E’ con lui che ho iniziato con le prime gare di canicross su suggerimento di un’amica. Dusty ora è in ‘pensione’. Non è ancora anziano ma non lo voglio spremere”.

Per correre in due (ancor più se ‘l’altro’ è un cane..) occorre prima di tutto lavorare su se stessi per imparare a gestire il proprio corpo. “Da circa un anno – spiega Barbara – sono seguita da Francesco Labate, lo stesso allenatore di Mamadou Yally, Abdessalam Machmach e Claudia Marchisa. Cercavo qualcuno che mi allenasse ma soprattutto che mi vedesse correre. Pratico questa disciplina dal 2013 ma da quando Francesco mi segue è cambiato tutto. E’ un coach davvero presente. Io sono la lumaca del gruppo però con me sono tutti adorabili”. Una ‘lumaca’ che nella gare in pista (senza Skadi al seguito, quindi..), in meno di un anno di attività è riuscita a vincere il titolo regionale sui 1500 nella categoria ‘master’. 

Prima della sua partenza per la Polonia abbiamo chiesto a Barbara con quali auspici stesse preparando questo importante appuntamento. “Ogni gara per me è più che altro una sfida con me stessa, – ci ha risposto – iI risultato finale è importante ma io do più valore alla prestazione. Se mi rendo conto che abbiamo dato il massimo sono soddisfatta a prescindere”.
Nelle gare di canicross il cane deve sempre tagliare il traguardo prima del proprio padrone. La ricompensa dopo tanta fatica? “Basta un abbraccio e qualche coccola, per loro non c’è ricompensa migliore”. Dita incrociate, quindi, per Barbara e la sua Skadi!

 
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