Rapina alla gioielleria di Pozzolo, tre condanne
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Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it  
26 Ottobre 2017
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Rapina alla gioielleria di Pozzolo, tre condanne

Venti anni di carcere in tre a Cosimo Filomeno, Daniele Savoca e Eugenio Isidoro, processati ieri con rito abbreviato davanti al giudice del tribunale di Alessandria, per rapina aggravata e lesioni gravi ai danni del titolare della gioielleria Cm di via Roma, a Pozzolo. La pena più pesante va a Filomeno e Savoca (8 anni). Quattro anni invece ad Isidoro

Venti anni di carcere in tre a Cosimo Filomeno, Daniele Savoca e Eugenio Isidoro, processati ieri con rito abbreviato davanti al giudice del tribunale di Alessandria, per rapina aggravata e lesioni gravi ai danni del titolare della gioielleria Cm di via Roma, a Pozzolo. La pena più pesante va a Filomeno e Savoca (8 anni). Quattro anni invece ad Isidoro

CRONACA – Venti anni di carcere in tre a Cosimo Filomeno, Daniele Savoca e Eugenio Isidoro, processati ieri con rito abbreviato davanti al giudice del tribunale di Alessandria, per rapina aggravata e lesioni gravi ai danni del titolare della gioielleria Cm di via Roma, a Pozzolo. La pena più pesante va a Filomeno e Savoca (8 anni). Quattro anni invece ad Isidoro.

I tre, originari delle province di Brindisi e Pordenone, nel dicembre 2016 si presentarono al banco di Maurizio Quadrelli. Mentre questi era impegnato a prelevare dei rotoli contenenti gioielli da una vetrina, lo hanno aggredito a calci e pugni, per poi fuggire con in bottino, circa 30 mila euro di preziosi. Un’aggressione violenta e brutale: Quadrelli venne scaraventato a terra e colpito sul volto. Ne uscì con la mandibola rotta. Ancora oggi il suo volto è segnato da quei colpi, sferrati con i pugni.

Furono arrestati dai carabinieri di Alessandria a metà del gennaio 2017, riconosciuti grazie alle riprese delle viodeocamere. I tre tenevano probabilmente d’occhio la gioielleria da qualche tempo. Si erano già presentati a Quadrelli, per un piccolo acquisto. Quando sono tornati qualche giorno lui li ha riconosciuti e li ha accolti, in fiducia. E’ in quel momento che i tre lo hanno aggredito, fino a ridurlo quasi in fin di vita.

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