Ilva, annunciati 4 mila esuberi: coinvolto anche lo stabilimento di Novi
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Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info  
6 Ottobre 2017
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Ilva, annunciati 4 mila esuberi: coinvolto anche lo stabilimento di Novi

Sindacati mobilitati anche a Novi Ligure per protestare contro il piano di tagli che coinvolgerà il gruppo Ilva. Nella fabbrica di strada Boscomarengo previsti 54 esuberi. E chi rimane sarà licenziato e riassunto, perdendo anzianità e tutele. Lunedì sciopero e picchetto davanti allo stabilimento

Sindacati mobilitati anche a Novi Ligure per protestare contro il piano di tagli che coinvolgerà il gruppo Ilva. Nella fabbrica di strada Boscomarengo previsti 54 esuberi. E chi rimane sarà licenziato e riassunto, perdendo anzianità e tutele. Lunedì sciopero e picchetto davanti allo stabilimento

NOVI LIGURE – Sindacati mobilitati anche a Novi Ligure per protestare contro il piano di tagli che coinvolgerà il gruppo Ilva, con 4.200 esuberi in tutta Italia. A subire la sorte peggiore sarà lo stabilimento di Genova Cornigliano, in cui la forza lavoro sarà ridotta del 40 per cento; a Taranto i dipendenti saranno il 28 per cento in meno. Anche gli impianti novesi di strada Boscomarengo saranno toccati: annunciati 54 esuberi, che potrebbero riguardare sia gli operai che il personale impiegatizio.

Pochi i 54 posti che si perderanno a Novi se confrontati con gli oltre 4 mila a livello nazionale? Anche a pensarla così non ci sarebbe proprio nulla da festeggiare. Anzi. Il documento di otto pagine spedito alle sigle sindacali e firmato dai vertici di Am InvestCo – la cordata formata dal gruppo indiano Arcelor Mittal e dalla società italiana Marcegaglia – prevede che tutti i dipendenti dell’Ilva, anche quelli non in esubero, saranno licenziati per poi essere riassunti con la nuova normativa del Jobs Act. Perderanno quindi le tutele previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, l’anzianità di servizio e i vantaggi garantiti dal contratto integrativo.
I lavoratori riassunti dovranno inoltre firmare «verbali di conciliazione» rinunciando espressamente «a ogni pretesa connessa a qualsiasi titolo ai precedenti rapporti di lavoro intrattenuti con la società».

La reazione dei sindacati non si è fatta attendere. A Novi le rappresentanze sindacali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno proclamato otto ore di sciopero su tutti i turni per lunedì 9 ottobre. E fin dalle prime ore del mattino i lavoratori si ritroveranno davanti ai cancelli per picchettare gli ingressi.

A livello nazionale, la Fiom con Francesca Re David e Rosario Rappa ha fatto sapere di ritenere Am InvestCo «arrogante e inaffidabile»: «Non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale. L’unica risposta possibile a tale provocazione è una forte azione conflittuale di tutti i lavoratori».
«Se queste sono le condizioni di partenza, il piede è quello sbagliato», ha detto il segretario generale della Fim-Cisl Marco Bentivogli. Protesta anche la Uilm con il segretario nazionale Antonio Apa.

Se la strategia intrapresa da Am InvestCo andasse in porto, nel gruppo Ilva rimarrebbero 9.930 dipendenti. Nel dettaglio 7.600 sarebbero impiegati a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi Ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti. Per un totale di 9.600 addetti. Quanto alle controllate sono previsti 160 dipendenti in forza a Ism, 35 a Ilvaform, 90 a Taranto Energia. Inoltre sono previsti 45 dirigenti in funzione. A questi numeri si aggiungono i dipendenti francesi delle società Socova e Tillet che rientrano nel perimetro del gruppo.
I 4.200 esuberi, assicurano dal governo, saranno impiegati nelle attività di ambientalizzazione del siderurgico di Taranto, ma solo fino al 2023, anno i cui i lavori si dovrebbero concludere.

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