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Il porfido antismog era una “sola”, ma nessuno pagherà
Archiviato dal tribunale di Alessandria l'esposto sul porfido che fu steso in quattro vie cittadine nel 2011 e che si sgretolò dopo due anni. I lavori furono rifatti nel 2015
Archiviato dal tribunale di Alessandria l'esposto sul porfido che fu steso in quattro vie cittadine nel 2011 e che si sgretolò dopo due anni. I lavori furono rifatti nel 2015
ALESSANDRIA – Per stenderli Amag spese circa 700 mila euro, per rimpiazzarli, cinque anni dopo, ne furono spesi più o meno altrettanti. Tutto denaro pubblico, sia che provenisse da Amag, società partecipata dal Comune, sia che provenisse direttamente da palazzo Rosso. Nessuno altro, se non l’ente pubblico, pagherà, poiché il tribunale di Alessandria ha archiviato, il 24 agosto 2017, il fascicolo aperto contro ignoti. Il caso scoppiò nel febbraio 2015, quando le Fiamme Gialle fecero visita negli uffici comunali per acquisire documentazione relativa alla posa di mattonelle autobloccanti “antismog” (avrebbero dovuto autopulirsi) nelle vie cittadine Modena, Rattazzi, Bergamo e Piacenza, che fu denominato il quadrilatero della vergogna.
Cosa era successo?
Il porfido era stato posato nel 2011 da Amag, allora amministrata da Lorenzo Repetto. Un progetto importante ed innovativo. Ma dopo due anni il porfido aveva iniziato a “saltare”, ossia a staccarsi dal fondo stradale, creando buche lungo le vie cittadine.
I tecnici avevano poi scoperto come non fosse stato fatto correttamente il fondo, su cui poggiavano le mattonelle, forse per risparmiare tempo, o denaro.
Il Comune nel 2015, con il cambio di amministrazione, rifece il progetto per una nuova pavimentazione, nonostante avesse fatto azione di responsabilità civile verso la ditta che eseguì i lavori, la Delta Impianti.
Per non attendere i tempi della giustizia e dare una strada percorribile ai cittadini, aveva spiegato il sindaco Rita Rossa in una assemblea pubblica, la nuova posa venne realizzata a partire dal febbraio 2015, pochi giorni dopo la visita della Guardia di Finanza a palazzo Rosso.
L’esposto alla Procura, ad ogni buon conto, fu fatto e l’amministrazione si costituì parte civile. L’ipotesi di reato era quello di frode per pubblica fornitura. Dopo due anni di indagini, il procuratore Silvia Saracino ha però chiesto l’archiviazione del caso e il giudice per le indagini preliminari Moltrasio l’ha accolta. L’esposto era contro ignoti.