Ora interventi sulla prostituzione in strada? “No comment” da parte dell’amministrazione
Dopo l'ordinanza contro l'accattonaggio non molesto in alcune piazze cittadine, in tanti aspettano provvedimenti sulla presenza di prostitute in città. La nuova giunta però prende tempo: "Tema complesso, nessuna dichiarazione per ora", come spiegato dall'assessore a decoro, sicurezza e welfare Alessandro Rolando
Dopo l'ordinanza contro l'accattonaggio non molesto in alcune piazze cittadine, in tanti aspettano provvedimenti sulla presenza di prostitute in città. La nuova giunta però prende tempo: "Tema complesso, nessuna dichiarazione per ora", come spiegato dall'assessore a decoro, sicurezza e welfare Alessandro Rolando
ALESSANDRIA – Forse in tanti resteranno delusi, almeno per un po’. Dopo la discussa ordinanza del sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco in tema di accattonaggio non molesto in alcune piazza cittadine, fra i primi temi che si pensava potessero prevedere un intervento della nuova Giunta vi era quello legato alla prostituzione in strada in città, fenomeno cresciuto negli ultimi anni e ormai fuori controllo. Non di rado infatti è possibile scorgere ragazze attendere clienti sotto le abitazioni lungo gli spalti cittadini, spesso coperte solo da abiti leggeri che aprono al transitare delle auto, mostrando il loro corpo nudo.
In campagna elettorale l’attuale presidente del Consiglio comunale Emanuele Locci (formalmente all’opposizione, ma che di fatto sostiene attivamente la Giunta) fece circolare un video sui social network che destò un acceso dibattito.
Il fenomeno è difficile da quantificare: chi lavora facendo prevenzione con le ragazze, portando loro sostegno direttamente in strada per cercare di sottrarle alla tratta e per garantirne un minimo di sicurezza, abbozza una stima di circa 25-30 donne che esercitano su strada in città, mentre i numeri salgono vertiginosamente se si guarda a chi ricevere in appartamento. In questo caso le donne coinvolte potrebbero essere almeno 500-700 in totale.

Si stima che almeno metà delle ragazze presenti in strada siano vittime di tratta, costrette cioè a prostituirsi per ripagare il debito contratto per arrivare in Italia, controllare da “protettori” senza scrupoli, pluriabusate, spesso costrette perfino a pagare 150-200 euro al mese di affitto per la piazzola o il marciapiedi dal quale si mostrano in cerca di clienti. Sono quasi sempre ragazze di origine africana, che arrivano nelle città della nostra provincia da Milano, Torino, Voghera, Asti e Piacenza, con i treni della sera, e se ne vanno via poi con il primo treno del mattino. Parlano pochissimo l’italiano, alcune sono appena arrivate nel nostro Paese, altre magari sono qui da più tempo, ma vengono sempre controllate, vivono segregate e con pochissime occasioni per imparare la lingua italiana.

Un primo compromesso possibile, la zonizzazione?
Più d’uno ritiene che un primo step potrebbe seguire il percorso avviato altrove, per esempio da Vercelli ed Asti (in cui l’associazione PIAM svolge da anni un grande lavoro sul tema, ottenendo riconoscimenti anche a livello internazionale), con una specie di “zonizzazione informale” della prostituzione in città. In pratica si tende a lavorare ci concerto, fra Forze dell’Ordine e operatori, per spingere le prostitute a lavorare in un’area ben definita della città, illuminata, controllata, ma non troppo vicina dalle case. Intanto in diverse città in provincia stanno aprendo ambulatori gestiti da volontari che offrono prestazioni mediche e di diagnostica in maniera informale, garantendo la massima discrezione a chi decide di consultarli, anche se irregolare sul territorio. “E’ una pratica che ha un effetto positivo sulla situazione sanitaria – riferiscono gli operatori – perché le ragazze effettivamente cominciano a venire per dei controlli ed è una buona cosa per tutti”. Che sia questa la prima direzione degli interventi che si scegliere di intraprendere anche ad Alessandria?
Almeno per ora, si dovrà attendere.