Aral, stop ai rifiuti da fuori. Poi c’è il capannone 18…
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Aral, stop ai rifiuti da fuori. Poi c’è il capannone 18…

La decisione della Provincia è una sorta di atto dovuto in presenza dell'indagine dei magistrati di Brescia. Ma restano senza risposta alcune domande sulla crescita delle attività negli ultimi anni e sulle precedenti autorizzazioni

La decisione della Provincia è una sorta di atto dovuto in presenza dell'indagine dei magistrati di Brescia. Ma restano senza risposta alcune domande sulla crescita delle attività negli ultimi anni e sulle precedenti autorizzazioni

ALESSANDRIA – Da ufficioso a ufficiale: sospesi tutti i conferimenti di rifiuti all’impianto Aral di Castelceriolo a eccezione di quelli provenienti dall’ambito territoriale alessandrino. La determina dirigenziale dell’altro giorno della Provincia di Alessandria ha solo certificato in modo formale uno stato di fatto rispetto all’indagine della magistratura bresciana e al coinvolgimento della società alessandrina il cui presidente, Fulvio Delucchi, indagato, si è dimesso dall’incarico. Una sorta di atto dovuto amministrativo che però non aiuta a chiarire alcuni aspetti di una vicenda che potrebbe determinare ricadute ambientali ancora tutte da mettere a fuoco. Infatti il provvedimento della Provincia deve essere letto alla luce di altri atti precedenti, tutti legati all’attività dell’Aral a Castelceriolo. Il dirigente della Direzione Ambiente di Palazzo Ghilini, Claudio Coffano, scrive che la decisione di sospendere tutti i conferimenti è stata presa in considerazione delle indagini in corso e ritenendo che “allo stato attuale delle cose si rende necessario verificare la corretta gestione dell’impianto” rispetto alle autorizzazioni precedenti, a partire da quella del 2011, nonché “la reale capacità di trattamento in riferimento all’effettiva funzionalità di tutti gli impianti”. Come dire, bisogna controllare in po’ tutto. Infatti, precisa subito dopo la determina firmata da Coffano, i ricevimenti “all’impianto di Aral di Castelceriolo provenienti da territori esterni alla provincia di Alessandria potranno riprendere solo a seguito di idonea comunicazione della Provincia di Alessandria” e quindi prescrive alla società di “provvedere entro novanta giorni dalla notifica del provvedimento (è stato emesso il 20 luglio, ndr) allo svuotamento del capannone 18 da tutti i rifiuti presenti. Si precisa che i rifiuti attualmente presenti dovranno comunque essere sottoposti al previsto trattamento di stabilizzazione. I rifiuti provenienti dallo svuotamento del capannone 18 dovranno essere inviati a ditte regolarmente autorizzate alla gestione degli stessi”.

Quindi i rifiuti ancora presenti a Castelceriolo devono essere stabilizzati e inviati a ditte autorizzate. E fin qui, qualcosa del materiale bisogna pure fare. Ma cosa è il capannone 18? È quello in cui doveva essere lavorato l’organico ‘sporco’ proveniente da fuori bacino per produrre la frazione organica stabilizzata (fos) da restituire agli stessi conferitori (in pratica, una sorta di conto lavorazione). Una attività che evidentemente è cresciuta visto che nel marzo del 2016 l’Aral ha richiesto alla Provincia una “modifica non sostanziale” dell’Autorizzazione ambientale integrata relativa “alla dismissione dell’impianto Forsu (Frazione organica dei rifiuti solidi urbani, comunemente nota come ‘umido’); alla stabilizzazione delle frazione organica (fos) ottenuta dal trattamento meccanico Rui (rifiuti urbani indifferenziati), anche nell’ambito del capannone individuato dal numero 18, già adibito alla maturazione accelerata della Forsu; all’utilizzo della porzione individuata dal numero 19a (1.040 metri quadrati) della tettoia numero 19 per lo stoccaggio della Fos stabilizzata; alla variazione della gestione di alcune attività svolte presso il proprio sito di Castelceriolo”. Perché Aral aveva chiesto di modificare l’Aia? La risposta è nelle righe immediatamente successive della determina della Provincia del 14 ottobre 2016 che autorizza il tutto: la richiesta è dovuta “prevalentemente all’accordo di collaborazione stipulato l’otto novembre 2013 tra Aral e Srt di Novi che prevede il conferimento dei rifiuti urbani indifferenziati all’impianto di Castelceriolo e il conferimento della frazione organica stabilizzata, la frazione organica da raccolta differenziata e i rifiuti assimilati non recuperabili agli impianti di Tortona e Novi Ligure”. La Srt (Società recupero e trattamento rifiuti) gestisce le discariche di Novi Ligure e Tortona ed è coinvolta nell’inchiesta della Procura di Brescia e vede indagati anche Andrea Firpo e Claudio Cattaneo, il primo è direttore della Srt e il secondo lavora all’impianto tortonese.

Il traffico illecito di rifiuti da sud a nord ha coinvolto decine di persone e alcuni impianti di trattamento in Lombardia, Piemonte e Liguria, facendo emergere un giro di affari stimato in una decina di milioni di euro. In pratica, i rifiuti non venivano trattati in modo adeguato e quindi erano smaltiti in modo non corretto anche se i documenti, falsificati, dicevano il contrario. Secondo gli inquirenti di Brescia, cui ha fatto capo l’indagine, sarebbero state stoccate circa ottantamila tonnellate di rifiuti nelle discariche di Novi e Tortona, ma anche in quella di Solero potrebbe essere accaduto qualcosa di simile. Con conseguenze ambientali ancora tutte da capire. Così come è da chiarire la conseguenza sui conti dell’Aral, e quindi del socio di maggioranza ovvero il Comune di Alessandria che ha il 93,52 per cento delle quote, visto che l’effetto immediato sarà quello di una diminuzione degli incassi che sarebbe già stata stimata in almeno quattrocentomila euro al mese. 

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