Aral ‘dimezzata’ e con i conti a rischio?
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Aral ‘dimezzata’ e con i conti a rischio?

“Per ora una governance c'è, ma è ovvio che dovrà essere convocata al più presto l'assemblea dei soci” dice Gianfranco Cuttica di Revigliasco, sindaco di Alessandria. E Delucchi, ex presidente: “Se qualcosa non ha risposto pienamente alle previsioni normative e autorizzative è dipeso unicamente da contingenze che possono essere sfuggite al controllo gestorio”

?Per ora una governance c'è, ma è ovvio che dovrà essere convocata al più presto l'assemblea dei soci? dice Gianfranco Cuttica di Revigliasco, sindaco di Alessandria. E Delucchi, ex presidente: ?Se qualcosa non ha risposto pienamente alle previsioni normative e autorizzative è dipeso unicamente da contingenze che possono essere sfuggite al controllo gestorio?

ALESSANDRIA – “Per ora una governance c’è, ma è ovvio che dovrà essere convocata al più presto l’assemblea dei soci. A quel punto verranno le prime decisioni”. Gianfranco Cuttica di Revigliasco, sindaco di Alessandria, parla a margine della riunione di giunta di ieri pomeriggio. Ribadisce, di fatto, la posizione di attesa e riflessione del Comune di Alessandria. E lo stesso lo ha fatto Paolo Borasio, assessore a Palazzo Rosso con deleghe ad Ambiente, Servizio integrato rifiuti, Rapporti con il Consorzio di bacino per la raccolta e il trasporto dei rifiuti solidi urbani, quando ha parlato di una situazione “di incertezza legata alle nomine che dovranno essere fatte” e delle conseguenze dell’inchiesta della Procura di Brescia: “Siamo di fronte a una vicenda che deve essere affrontata con la massima cautela. Non siamo giustizialisti, anzi siamo garantisti, ma attendiamo di avere il quadro più chiaro”. Intanto, come noto, il presidente di Aral (Azienda rifiuti alessandrina), Fulvio Delucchi, ha dato le dimissioni e le redini della società sono rimaste nelle mani degli altri due consiglieri di amministrazione: Ernesto Sassone, vicepresidente, e Antonella Colona, consigliere. Delucchi dice chiaramente che le dimissioni sarebbero arrivate comunque “tenendo conto del cambio di amministrazione al Comune di Alessandria che possiede il 93,52 per cento delle quote azionarie della società per azioni)”. L’arrivo dell’avviso di garanzia ha accelerato le cose ai vertici della società in passato guidata anche da Piercarlo Bocchio e Delucchi se ne è andato ribadendo di “avere sempre profuso il massimo impegno nell’interesse della società e nel rispetto delle norme”. Poi, in una nota diffusa ieri, aggiunge in modo anche un po’ sibillino: “Se qualcosa, nell’ambito delle attività, non ha risposto pienamente alle previsioni normative e autorizzative, ciò non è mai dipeso da una volontà in tal senso, ma unicamente da contingenze che possono essere sfuggite al controllo gestorio”.

E così resta aperto il nodo che sempre Borasio ha sintetizzato con queste parole: “Dobbiamo capire cosa fare di Aral”. Non solo rispetto al servizio, ma anche per le ricadute economiche dirette sui conti di Palazzo Rosso. Infatti finora la società ha avuto in una serie di contratti esterni la maggiore fonte di reddito. I soli rifiuti dei trentadue Comuni soci non garantirebbero l’equilibrio economico e tanto meno il positivo impatto sui conti, come ha detto ancora nei giorni scorsi Ezio Guerci, consulente di Aral, commentando il coinvolgimento nell’inchiesta sul traffico di rifiuti (il compagno di Rita Rossa nega ogni addebito e ribadisce di avere sempre operato gratuitamente per l’Aral; ). Ecco perché l’assessore Borasio dice che “poi si dovrà capire se riportare l’attività in house, oppure fare rientrare l’attività nel gruppo Amag” per dare vita a quella filiera dei rifiuti cui puntava l’amministrazione Rossa, o ancora scegliere la strada della cessione del 49 per cento della società. “Questa – conclude Borasio – è una delle altre opzioni possibili da vagliare”.

Una cosa appare certa: bisogna agire con rapidità. Al momento i reati contestati agli alessandrini coinvolti nell’inchiesta della magistratura bresciana sarebbero di natura ambientale. In pratica, i rifiuti arrivati non sarebbero stati trattati come previsto dalla legge ed è per questo che, a oggi, sono stati fermati i conferimenti esterni (non quelli dei 32 Comuni). L’effetto immediato sarà però quello di una diminuzione degli incassi che sarebbe già stata stimata in almeno quattrocentomila euro al mese. Non bisogna poi dimenticare che secondo la magistratura, nelle discariche di Novi Ligure e Tortona (gestite dalla società Srt di Novi) sarebbero interrate decine di migliaia di rifiuti ‘sospetti’ e lo stesso potrebbe essere avvenuto negli impianti di Castelceriolo e Solero.  

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