Inchiesta rifiuti, Delucchi lascia l’Aral
Le dimissioni del presidente, mentre restano gli altri consiglieri. Commento interlocutorio di Palazzo Rosso, mentre la politica resta in silenzio in attesa delle evoluzione dell'inchiesta di Brescia
Le dimissioni del presidente, mentre restano gli altri consiglieri. Commento interlocutorio di Palazzo Rosso, mentre la politica resta in silenzio in attesa delle evoluzione dell'inchiesta di Brescia
ALESSANDRIA – Dalle voci di corridoio alla certezza: Fulvio Delucchi, presidente del Consiglio di amministrazione di Aral si è dimesso ieri pomeriggio. Gli altri componenti del Cda, Eugenio Sassone (vicepresidente) e Antonella Colona (consigliere) invece rimangono al loro posto. “Non hanno rassegnato le dimissioni e intendono continuare l’attività, nei rispettivi incarichi. Attendono la designazione del nuovo presidente da parte dell’amministrazione comunale di Alessandria. Non è pertanto stata convocata l’assemblea dei soci” si legge su un comunicato diffuso poco dopo le 19 di ieri dal Comune di Alessandria. Una nota che non spiega nemmeno il perché delle dimissioni e che si chiude con un laconico commento del sindaco del capoluogo, Gianfranco Cuttica di Revigliasco: “Prendiamo atto delle dimissioni del presidente. Valutiamo ora le migliori azioni da intraprendere rispetto alla situazione che si è determinata. Nelle nostre intenzioni c’è il rilancio della società, superando questo difficile momento, impegnandoci con serietà per permetterle di crescere e di rimanere alessandrina e con una gestione di massima trasparenza”.

Invece niente. Eppure il quadro appare a tinte fosche. L’Aral è finita nell’indagine della Procura di Brescia sul traffico di rifiuti con un capo impianto (Giuseppe Esposito) agli arresti domiciliari e un consulente, Ezio Guerci, indagato per una presunta mazzetta (un suv del valore di trentamila euro) per influenzare la compagna, sindaco di Alessandria, e favorire la cessione di quote di Aral alla società A2A. Tanto dovrebbe bastare alla politica per prendere posizione. Invece niente. Il Pd alessandrino ha affidato a Facebook una comunicazione che contiene peraltro un passaggio che dovrebbe fare ulteriormente riflettere. “Nel 2013 – si legge – l’allora assessore comunale all’Ambiente Claudio Lombardi comunicò di aver informato la magistratura e i militari del nucleo operativo ecologico su quanto gli era stato riferito circa strani conferimenti di materiale nella discarica di Castelceriolo, all’epoca peraltro già chiusa. Di quegli automezzi erano state fatte anche delle fotografie, finite alla Procura della Repubblica: di questo era stato riferito nella commissione Ambiente convocata da Daniele Coloris nell’ottobre 2013, oltre che in due interpellanze rivolte allo stesso assessore Lombardi, in una successiva Commissione; era stato argomento di trattazione anche nelle commissioni speciali sulle partecipate. Inoltre a specifiche richieste ad Arpa veniva sempre ricordato come ci fosse un’indagine di Polizia giudiziaria in corso”. Cosa sia accaduto però delle informazioni trasmesse alla Procura non è dato ancora oggi sapere. Invece è stata l’indagine avviata nel 2014 a Brescia a sollevare il coperchio su un traffico di rifiuti dalle notevoli dimensioni che è arrivato anche nell’Alessandrino. Con conseguenze tutte da capire. A partire da quelle ambientali fino a quelle economiche. Se è vero che i conti dell’Aral sono stati risanati con l’arrivo della consulenza di Guerci, è anche vero che se la società venisse travolta dallo scandalo rischierebbe anche di perdere le autorizzazioni attuali allo smaltimento, con il conseguente crollo degli introiti e una potenziale emergenza rifiuti dietro l’angolo. In pochi anni, l’Aral è passata da un passivo milionario a un attivo milionario, un valore globale di circa sei milioni, ma anche con una quindicina di milioni di debiti. La bufera giudiziaria potrebbe causare l’azzeramento del valore con una pesante ricaduta sui conti di Palazzo Rosso.