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Morta a tre giorni dal parto, la perizia scagiona i medici
Discussa la nuova perizia disposta dal giudice sulla morte di Simona Casciano, la donna morta a tre giorni dal parto all'ospedale di Alessandria. Escluse responsabilità dei medici. Si verso l'archiviazione del procedimento giudiziario? Il marito: sono amareggiato
Discussa la nuova perizia disposta dal giudice sulla morte di Simona Casciano, la donna morta a tre giorni dal parto all'ospedale di Alessandria. Escluse responsabilità dei medici. Si verso l'archiviazione del procedimento giudiziario? Il marito: ?sono amareggiato?
CRONACA – Nessuno è responsabile per la morte di Simona Casciano, la donna di 37 anni deceduta all’ospedale civile di Alessandria a tre giorni dal parto. Lo conferma la seconda perizia, chiesta dal Tribunale di Alessandria, e discussa ieri, davanti al giudice per le indagini preliminari Moltrasio. Sul referto dei medici si parla di embolia polmonare. La procura della Repubblica aveva aperto un fascicolo di indagine a carico dei medici che l’avevano avuta in cura. Una prima perizia aveva però stabilito come la morte della giovane mamma fosse dovuta all’embolia, un fatto accidentale e imprevedibile. E il caso, per la procura, era chiuso. La famiglia, però, si è opposta all’archiviazione, presentando una peizia di parte, che individuava responsabilità mediche. Il giudice aveva così affidato un nuovo incarico ad un altro perito. Le conclusioni della nuova perizia, però, sembrano confermare l’accidentalità dell’evento. I medici avrebbero,quindi, applicato correttamente il protocollo e curato la Simona come andava fatto. Il giudice dovrà valutare quindi se archiviare nuovamente il caso, come è probabile che faccia, o rinviare ugualmente a giudizio il personale medico.
Simona Casciano aveva partorito il 10 febbraio 2016. Tre giorni dopo, il 13, sarebbero insorte le complicanze che non hanno lasciato scampo alla giovane mamma.
“Ho avuto la sensazione che si sia voluto chiudere il caso, nonostante la disponibilità del giudice a discutere la perizia. Sono amareggiato”, dice il marito Davide Riccobono. Secondo l’uomo ci sono elementi che ancora non tornano e che forse resteranno interrogativi senza risposta. “So solo – dice – che mia moglie è morta a 37 anni e sembra che nessuno abbia colpe. Dopo un anno e mezzo ho imparato ad accettare la sua assenza, ma ora ho perso anche la fiducia”. I famigliari attenderanno di conoscere le decisioni del giudice prima di valutare i possibili passi legali, insieme agli avvocati. “Di fronte ad una nuova archiviazione – conclude – non so cos’altro si possa fare”.