Il nuovo ospedale? Potrebbe essere così
Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità, traccia la cornice progettuale e parla apertamente di una soluzione da cercare a ridosso di Alessandria e non in luogo isolato
Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità, traccia la cornice progettuale e parla apertamente di una soluzione ?da cercare a ridosso di Alessandria? e non ?in luogo isolato?
ALESSANDRIA – È sempre stato, e sarà ancora, un cavallo di battaglia della politica. Ma con i proclami da un palco, o con dichiarazioni roboanti rilanciate da colonne compiacenti non si costruisce un nuovo ospedale. Tema, peraltro, mai sceso al di sotto della soglia di attenzione da parte degli addetti di lavori locali, così come da parte della Regione. Certo, ad Alessandria come nelle altre città dove operazioni simili sono andate in porto, oppure hanno già superato la fase progettuale, è pronto a scatenarsi l’appetito per aree edificabili e interventi edilizi. Però niente è semplice come appare. A Novara, per esempio, con un tessuto politico e sociale abbastanza unito, la presenza forte dell’Università del Piemonte Orientale e la precisa volontà della Regione Piemonte, è stato necessario oltre un anno per mettere a punto la parte conclusiva di un progetto ipotizzato nel 2002 e che nella fase finale ha dovuto superare le inattese difficoltà tecniche che si sono materializzate con il nuovo Codice degli appalti. Poi è stato necessario il passaggio del Nucleo di valutazione del Ministero della Salute, che ha dato parere favorevole al dossier. Circa un anno, quindi, solo per ottenere il via libera ministeriale al progetto, al piano finanziario (oggi l’investimento deve essere al settanta per cento a carico di privati, in projetc financing, e per il trenta di risorse pubbliche) e alla successiva articolazione degli interventi. Entro il 2017 deve essere quindi sottoscritto l’accordo di programma fra la Regione Piemonte e il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il cantiere potrebbe aprire così nel 2018, una volta completata la bonifica dell’area, compresa tra la ex piazza d’Armi e lo svincolo della tangenziale, nella zona sud della città.


Saitta non azzarda alcuna ipotesi sui costi di questa operazione. Ma alla luce delle dimensioni di un nuovo ospedale alessandrino che deve servire circa seicentomila abitanti e puntare sulle specialità, quello che sta avvenendo a Novara può essere un riferimento attendibile. Il bacino di utenza di Novara è di 880.000 abitanti, con una variabile in più: la presenza della Scuola di Medicina dell’Ateneo che aumenta ulteriormente il richiamo. I costi: la ‘Città della Salute’ di Novara (circa 144.000 metri quadrati) vale 320 milioni di euro, di cui 100.650.000 di contributo pubblico e 219.640.000 di investimento privato. Il canone di disponibilità, in pratica la rata che per 26 anni deve essere versata al privato che realizza l’opera, invece è elevato, passando da 126.100.000 euro a 481.130.000 euro. Siamo di fronte a una operazione che vale? Sul piano economico, l’azienda ospedaliera arriva dimezzare i costi di gestione e manutenzione, ottimizza le risorse, opera in un ambiente nuovo.