Luci e telecamere? Forse nel 2018
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Luci e telecamere? Forse nel 2018

Il caso del parcheggio Berlinguer resta aperto. L'azienda ospedaliera entro breve sarà pronta con il progetto, ma è il Comune di Alessandria che deve autorizzare. Cosa succederà?

Il caso del parcheggio Berlinguer resta aperto. L'azienda ospedaliera entro breve sarà pronta con il progetto, ma è il Comune di Alessandria che deve autorizzare. Cosa succederà?

ALESSANDRIA – Luci e telecamere nel parcheggio Berlinguer? Forse il 2018 potrebbe essere l’anno buono, sempre che dirigenti comunali e politica non si mettano di traverso. Qual è lo stato dell’arte? Che dopo incontri in Prefettura, scambi di lettere, bozze di Protocolli di intesa, annunci di faraonici progetti di parcheggi multipiano (e mentre i problemi degli abusivi, delle aggressioni e delle molestie resta immutato), adesso l’azienda ospedaliera è pronta per affidare l’incarico per la progettazione dell’impianto di illuminazione. Dovrebbe essere questione di qualche settimana, poi una volta messo a punto il progetto di massima verrà trasmesso al Comune di Alessandria per l’approvazione, quindi toccherà all’esecutivo. Già, perché è comunque necessario il via libera di Palazzo Rosso per eseguire un intervento (l’impianto di luci e telecamere) al posto di un altro (l’ampliamento del parcheggio). Il terreno, lo ricordiamo, è di proprietà dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’, ma l’area è destinata a uso pubblico.

La storia è questa. Nel 2005 il Comune di Alessandria autorizza l’ospedale a realizzare la sopraelevazione del Pronto soccorso per realizzare il nuovo blocco operatorio (oggi, giovedì, alle 14.30 l’inaugurazione alla presenza di Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità) e il permesso prescriveva come compensazione urbanistica secondaria l’ampliamento del parcheggio Berlinguer per una superficie di 2.581 metri quadrati, pari a ottanta posti auto. L‘ospedale chiede, è il 2011, l’autorizzazione che viene concessa dal Comune nel settembre del 2015. A questo punto cambia la situazione ambientale. Aggressioni e molestie aumentano in modo esponenziale, nasce un comitato spontaneo, vengono raccolte firme e tutto finisce in Prefettura. Siamo nel marzo del 2016. Al termine di una riunione allargata a Palazzo Ghilini viene deciso di potenziare l’illuminazione pubblica e di installare un sistema di videosorveglianza. L’ospedale è pronto, bisogna però mettere a posto un po’ di cose nei rapporti fra i due enti ed ecco che da Palazzo Rosso viene spedito alla direzione dell’azienda guidata da Giovanna Baraldi una bozza di protocollo di intesa. E qui cominciano i problemi.

Negli uffici di via Venezia vengono rilevate delle “difformità in merito alla definizione puntuale delle superfici interessate e degli importi di progetto dell’approvato ampliamento del parcheggio che richiedono tempistiche non compatibili con l’urgenza dell’intervento trattandosi di problemtiche di pubblica sicurezza”. E quindi il direttore generale scrive al Comune chiedendo al sindaco, Rita Rossa, che “venga concessa con la massima urgenza l’autorizzazione alla realizzazione dell’illuminazione e della videosorveglianza, derubricando contestualmente il permesso di costruire del 2005 con la soppressione del richiesto ampliamento del parcheggio e rimandando a successivi provvedimenti la definizione delle problematiche restanti”. In sostanza, al posto della compensazione edilizia con nuovi posti auto, cambiamo destinazione e mettiamo illuminazione e telecamere. Con il finanziamento dell’intervento che è subordinato alla derubricazione del permesso. In un mondo dove le decisioni vengono prese sulla base della norma, ma anche del buon senso sarebbe finita così. Invece a distanza di mesi e mesi nulla è cambiato. O meglio. L’azienda ospedaliera (che paga) un percorso lo ha imboccato, ma è necessario che Palazzo Rosso autorizzi (senza costi), altrimenti non si può fare nulla.

La burocrazia e la dirigenza comunale però la pensano diversamente, visto che non solo non è stato fatto alcun passo in avanti, ma si è parlato in modo esplicito di soldi, ovvero di valore della compensazione edilizia e di criteri per stabilire questo valore. Due enti pubblici, che devono rispondere alla legge e alla Corte dei Conti, che non trovano un punto di incontro. E una operazione, l’ampliamento del Pronto soccorso e il nuovo blocco operatorio, che nelle carte che abbiamo avuto modo di consultare non ha fatto alcun riferimento agli oneri di urbanizzazione o similari perché l’intervento edilizio era una “urbanizzazione secondaria” e la compensazione (2.581 metri quadrati di ampliamento del parcheggio) era solo volumetrica e non economica.
 

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