Il Cappellaio di Lodola pronto per illuminarsi nella rotonda
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Il Cappellaio di Lodola pronto per illuminarsi nella rotonda

C'è già chi la critica ancor prima di vederla finita. L'opera dell'artista pop che svetterà nel centro della rotonda ai piedi del cavalcavia per ora ha incontrato diffidenza sui social. D'altronde l'arte contemporanea non ha mai attecchito molto in riva al Tanaro...

C'è già chi la critica ancor prima di vederla finita. L'opera dell'artista pop che svetterà nel centro della rotonda ai piedi del cavalcavia per ora ha incontrato diffidenza sui social. D'altronde l'arte contemporanea non ha mai attecchito molto in riva al Tanaro...

ALESSANDRIA – I madrogni dal mugugno facile si erano già scatenati ai primi lavori, senza neppure aspettare la conclusione dell’opera. La creazione firmata Marco Lodola che in questi giorni sta prendendo forma nella rotonda in fondo al cavalcavia era già stata presa di mira dagli ‘haters’ alessandrini, pronti a criticare qualunque forma d’arte moderna e contemporanea, compresa la pop art dello scultore pavese. Le critiche erano piovute già per l’obelisco luminoso in piazza Marconi, e poi per il suo rimpiazzo, una statua in bronzo di Gagliaudo griffata Sandro Chia e costata un bel po’ di soldi. Ora l’astuto cittadino e la sua mucca sono relegati in un angolo della piazza del Duomo, alla mercé di ragazzini poco sensibili all’arte e molto all’imbrattamento. 

Il Cappellaio Matto, invece, si illuminerà nei prossimi giorni, nel corso intitolato al papà dei cappelli Borsalino. Un omaggio alla storia e alla cultura locale. Ma il telaio metallico su cui poggia l’omino coi cappelli stava preoccupando non poco: più simile ad un patibolo per le impiccagioni per qualcuno; e gli automobilisti rallentavano per chiedersi se davvero fosse tutto lì. No, ci stanno ancora lavorando. E non sarà l’unica scultura luminosa di Lodola che campeggerà nelle rotonde del capoluogo. Napoleone su un cavallo rampante, sempre realizzato in perspex e neon, potrebbe dare il benvenuto dal centro del rondò per Spinetta, vicino al ‘suo’ platano. 

Arte moderna, questa sconosciuta.
Dall’obelisco fluo al Gagliaudo moderno. Dalla ruota arrugginita in largo Catania per arrivare alle grandi opere di Carin Grudda in piazzetta della Lega. Quasi mai gli alessandrini hanno accolto espressioni di arte contemporanea in modo positivo, non obbligatoriamente entusiastico per carità, ma spesso con pregiudizi di ‘non arte’ se troppo dissimile da ciò che li circonda. Il massimo del moderno è Pietro Morando, presente sui caminetti dei salotti buoni. I tentativi di introdurre nuove espressioni non hanno avuto granché fortuna. 

E Lodola subirà lo stesso trattamento. Se non attaccabile per lo stile, si dirà: le statue illuminate danno fastidio a chi guida… E alla prima domanda che viene in mente all’alessandrino medio (“chi ha pagato?”), rispondiamo subito: la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. 

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