Analisi del voto: dal 2012 a oggi, chi ha vinto e chi ha perso
A farla da padrone è stata innanzitutto l'astensione, con un dato che non può non allarmare. Ecco, preferenze alla mano, cosa è cambiato per le coalizioni e per i singoli dalla tornata elettorale precedente a quella attuale. Fra novità e conferme, vediamo chi esce rinforzato dalle urne e chi invece dovrà riflettere bene su quanto accaduto
A farla da padrone è stata innanzitutto l'astensione, con un dato che non può non allarmare. Ecco, preferenze alla mano, cosa è cambiato per le coalizioni e per i singoli dalla tornata elettorale precedente a quella attuale. Fra novità e conferme, vediamo chi esce rinforzato dalle urne e chi invece dovrà riflettere bene su quanto accaduto
ALESSANDRIA – Per tentare un’analisi del dato politico espresso dagli alessandrini l’11 giugno nella prima tornata del voto amministrativo è probabilmente giusto partire da chi quel voto ha deciso di non esprimerlo, vale a dire una quota enorme dell’elettorato, quasi la metà degli aventi diritto.
Nel capoluogo ha infatti votato appena il 54,9%, un dato in calo rispetto al 2012, quando si recò alle urne il 60,79% (e già allora venne considerato un risultato allarmante). La scorsa tornata è bene notare che fu possibile votare anche il lunedì fino alle 15: chissà quanto la scelta di ridurre il voto a una sola giornata abbia influito sul trend generale, già da diversi anni in discesa. I numeri fanno comunque impressione: su 75 mila elettori per andare al ballottaggio sono bastati 12 mila voti, un dato che non può che far riflettere sulla crescente disaffezione e sul disinteresse che i cittadini ormai manifestano perfino quando il voto è locale e si è chiamati a votare persone che si conoscono meglio. 
Come nel 2012, quando al ballottaggio andarono Piercarlo Fabbio e Rita Rossa, il 25 giugno si troveranno di fronte gli schieramente rappresentanti del centro destra di Gianfranco Cuttica e dal centro sinistra di Rita Rossa, che si presentano praticamente a pari voti (31.94% il sindaco uscente contro il 30.25% del candidato leghista).
La differenza la potranno fare gli apparentamenti e la libera scelta degli elettori che al primo turno non hanno scelto i candidati più votati. La sensazione, ma per ora non può che rimanere tale, è che potrebbe essere più facile per Cuttica intercettare i voti di Locci (un 8% che fa parecchio gola) rispetto che per Rossa quelli di Trifoglio o 5 Stelle (un po’ più vicini forse quelli di Ivaldi, un 4% che potrebbe comunque risultare decisivo).
Rispetto al 2012 alcuni dati ovviamente spiccano: allora Rita Rossa affrontò il ballottaggio forte del quasi 40% ottenuto al primo turno, sfidando un centro destra che si presentò diviso, con Lega (allora il candidato fu Roberto Sarti) e Barosini a correre da soli. Oggi più unito (con l’eccezione, pur importante, di Locci) il centro destra è tornato pari forza con la sinistra, guidato da una Lega che ha praticamente triplicato i consensi (Fabbio prese il 18%, Barosini l’8, Sarti il 6, che sommati danno appunto 32%, un dato non certo lontano rispetto al 30% ottenuto dal centro destra questa domenica).
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Chi si attendeva il Movimento 5 Stelle almeno al ballottaggio (ed erano in parecchi, anche fra gli addetti ai lavori) ha ricevuto una sopresa.
Il dato complessivo del 12,31%, vale a dire 4649 voti) è molto simile a quello del 2012, quando i 5 Stelle erano però debuttanti assoluti (anzi, è anche diminuito di poco visto che allora erano stati 4685). I più votati fra gli aspiranti consiglieri sono stati Andrea Cammalleri (217 preferenze, erano state 88 nel 2012) e Domenico Di Filippo (140 oggi, 77 cinque anni fa), mentre il comizio di Beppe Grillo e la scelta di un candidato poco conosciuto in città non hanno forse premiato.
In una piazza gremita, probabilmente anche da semplici curiosi, Beppe Grillo pochi giorni prima del voto rivendicava il diritto di essere dilettanti e di sbagliare, laddove Serra ha invece puntato la propria campagna proprio sulla competenza e la preparazione a governare. Un possibile autogol, visto dati alla mano. Chissà che l’aver presentato un programma così articolato e una proposta di governo pacata nei toni non sia stato controproducente: di certo il “voto di protesta” è stato intercettato da altri più che dai 5 Stelle, oggi compagine più allineata alle altre forze che ambiscono a governare e meno “movimento antagonista”. Forse un passo verso la maturità, ma se così è stato, in pochi l’hanno capito.

Sicuramente un vincitore del primo turno è Emanuele Locci, che porta a casa un ragguardevole 8% correndo in solitaria (nel 2012 prese 367 preferenze personali, oggi da candidato sindaco ha raccolto complessivamente più di 3 mila voti grazie alle sue 3 liste).
Anche il quasi 4% di Gianni Ivaldi è significativo, ma quasi certamemente non gli consentirà di entrare in Consiglio Comunale (cosa che invece gli riuscì benissimo la scorsa tornata, quando si presentò in appoggio a Rita Rossa e fu il candidato che ottenne più preferenze personali, sfiorando quota 800).
L’esperiemento del Quarto Polo è stato importante, con un risultato (11,59%) che lo pone vicinissimo ai 5 Stelle. Sarà interessante vedere ora che strategia verrà scelta al secondo turno, considerando la dura campagna elettorale indirizzata contro Rita Rossa al primo turno e la più volte dichiarata distanza rispetto a molte posizioni rappresentate dal centro destra.