Polvere di stelle nella notte elettorale
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Polvere di stelle nella notte elettorale

Sedi elettorali e portici di Palazzo Rosso protagonisti nella cavalcata notturna in attesa dei risultati. E nel centrosinistra non sono mancati i musi lunghi per un ballottaggio che evidentemente in molti non volevano con Cuttica di Revigliasco come avversario

Sedi elettorali e portici di Palazzo Rosso protagonisti nella cavalcata notturna in attesa dei risultati. E nel centrosinistra non sono mancati i musi lunghi per un ballottaggio che evidentemente in molti non volevano con Cuttica di Revigliasco come avversario

ELEZIONI – Mentre la polvere di stelle si posa su Palazzo Rosso, nella notte dello spoglio (lunga fino al mattino ampiamente inoltrato come vuole tradizione, nonostante il considerevole numero in meno di schede visto l’astensionismo: hanno votato in 39.853 su 72.538 iscritti) quelle che hanno colpito di più sono state le espressioni di alcuni esponenti del Pd. Musi lunghi, sguardi torvi, Rita Rossa che arriva intorno alle 3 a Palazzo Rosso scura in volto, scortata solo da Paolo Filippi (ex presidente della Provincia, fra i guru della campagna elettorale) e poco dopo da Enrico Mazzoni che sfreccia di corsa tra alcune decine di persone (quasi tutte del centrodestra, leghisti in testa) per entrare a palazzo. Seduto al tavolino del bar sotto i portici di Palazzo Rosso è invece rimasto per lungo tempo Ezio Guerci, osservando gli esponenti del centrodestra e chiacchierando con poche persone fra cui Mauro Buzzi, presidente del Cissaca, e Giorgio Bertolo, un altro esponente della sinistra storica (e della Cgil) che è ha fatto la ricomparsa dopo un lungo periodo di oblio.
Rita Rossa chiude il primo turno in testa – seppure di poco, e non con il “distacco netto” dichiarato da lei stessa durante uno dei svariati collegamenti in diretta – e dovrebbe essere contenta. Invece il sindaco uscente non lo sembrava proprio. Nel centrosinistra volevano tutti un ballottaggio con il Movimento 5 Stelle? Evidentemente sì. Ma nella notte dello scrutinio il movimento si è volatizzato e ha raccolto poco più del raggruppamento civico del Quarto Polo di Oria Trifoglio. E adesso la sfida più che fra destra e sinistra, sarà fra due diverse Alessandria. Con l’incognita della partecipazione al voto e degli effetti della resa dei conti all’interno del Pd e della reale capacità di aggregazione nel centrodestra, arrivato diviso (di fatto) al voto.

Se la Lega Nord ha dato fondo a tutte le risorse (il candidato è espressione del Carroccio) e i Fratelli d’Italia che si sono impegnati come potevano, scontando l’effetto Locci, c’è da dire che Forza Italia, nonostante la partecipazione appassionata di alcuni singoli militanti, è parsa evanescente. Anche un semplice giro nella sede elettorale di Gianfranco Cuttica di Revigliasco è bastato per vedere come fosse ridotta al lumicino la presenza degli azzurri. Che invece hanno dato fondo alla ricerca del consenso personale visti i risultati individuali che si profilano da parte di candidati che durante lo spoglio non si sono visti né nelle sedi elettorali, né a Palazzo Rosso.


Nelle prossime ore si conosceranno tutte le preferenze e sarà possibile analizzare il voto zona per zona. Per capire come potrà finire c’è tempo. Certo è che chi ha sfruttato tutte le possibilità (come il centrosinistra) ora deve difendere la posizione, chi come Gianfranco Cuttica di Revigliasco (un candidato definito “debole” che ha stupito per un risultato inatteso come proporzione) ha invece il fiato sul collo sul sindaco uscente e deve essere capace di intercettare tutto il possibile di quel voto popolare che al primo turno non è andato alle urne, mentre il Quarto Polo potrebbe apprestarsi a saldare alcuni conti all’interno del centrosinistra, certo non votando per Rossa. E gli altri? Il M5S si è chiuso subito su se stesso non appena capito come sarebbe andata, Emanuele Locci è ancora silenzioso sui social network dopo avere imperversato per settimane, Gianni Ivaldi ha fatto la sua campagna e sfiorato il quattro per cento, Cesare Miraglia non si è fatto vedere ad alcun appuntamento e incontro pubblico e non è chiaro perché e per chi o contro chi è sceso in campo, Domenico Campana si è fermato a nemmeno lo 0,50 per cento. Anche in questo caso, una candidatura tutta da capire.
 
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