Una bella partita. I Grigi battono il Lecce ai rigori e proseguono l’avventura play off
Una partita che ha regalato emozioni fortissime ed immagini indimenticabili. Ora, dopo aver eliminato il Lecce ai rigori, per i Grigi c'è l'ostacolo Reggiana. Tutto l'ambiente deve rimanere concentrato sull'obiettivo promozione, che un poco si è avvicinato
Una partita che ha regalato emozioni fortissime ed immagini indimenticabili. Ora, dopo aver eliminato il Lecce ai rigori, per i Grigi c'è l'ostacolo Reggiana. Tutto l'ambiente deve rimanere concentrato sull'obiettivo promozione, che un poco si è avvicinato
MATERIA GRIGIA – Una domenica speciale al Moccagatta. Alessandria e Lecce di fronte per i quarti di finali dei play off promozione della Lega Pro. Un bel sole senza calura, un terreno di gioco in perfette condizioni e il pubblico delle grandi occasioni – 5231 gli spettatori paganti -, con un tifo palpitante da entrambe le parti. Finalmente è successo: la Gradinata Sud è strapiena. Ci voleva la passione dei supporter leccesi, provenienti non solo dal Salento, ma da tutto il nord Italia (e qualcuno perfino dalla Svizzera, dalla Francia o dalla Germania), per riempire il settore ospiti in ogni ordine di posto. Una passione vera, una curva colorata e rumorosa, ma anche molto sportiva (mai un’offesa alla città e alla squadra di casa, come invece troppe volte capita di sentire, e un incoraggiamento incessante ai propri beniamini fino all’emozionante sciarpata dopo la dolorosa sconfitta). Dall’altra parte, un “muro grigio” di nuovo compatto, un sostegno partecipe, caldo, costante, che ha spinto i giocatori in campo per tutta la gara.

Sugli spalti, dunque, uno spettacolo degno senza dubbio di categorie ben superiori. E non male anche ciò che è accaduto in campo. La partita l’ha giocata meglio la squadra di mister Rizzo, che ai punti avrebbe meritato la qualificazione (non fosse altro che per la clamorosa occasione fallita da Doumbia verso la fine dei tempi regolamentari, o per la traversa colta da Mancosu a pochi minuti dal fischio finale). Ma i Grigi non hanno sfigurato, e hanno anzi mostrato una grinta ritrovata, la capacità di soffrire e di combattere su ogni pallone. Straordinario in particolare un indomito Marras, molto bene Vannucchi tra i pali, buona la tenuta della difesa, e tutto sommato positiva anche la prestazione del centrocampo, orfano dello squalificato Cazzola (uno dei pochi giocatori dai quali l’Alessandria non più prescindere). Male, invece, l’attacco, con un Gonzalez evanescente, impreciso, talvolta perfino irritante (e sostituito dopo nemmeno un’ora di gioco), e un Bocalon davvero deludente.
Nel Lecce, notevole il talento di Pacilli e Torromino, solidissima la coppia di centrali difensivi, e buona la prova di tutta la squadra. Positiva anche la direzione di gara del signor Francesco Guccini, fischietto di Albano laziale, la cui omonimia con il celebre cantautore modenese procura sempre un lieve sobbalzo a chi ama la musica d’autore (che inevitabilmente pensa, almeno per qualche secondo, alla Locomotiva lanciata a bomba contro l’ingiustizia…).
Tante le emozioni in campo, fino al novantesimo minuto, e poi nei tempi supplementari, con l’epilogo sempre affascinante e crudele dei calci di rigore. Subito l’errore di Costa Ferreira, che calcia alto, poi i centri di Tsonev, Mancosu, Caturano e Lepore per i giallorossi, e le reti di Branca, Evacuo, Bocalon e Sosa per i Grigi. Il tiro decisivo potrebbe essere quello di Sestu, ma Perucchini compie una parata straordinaria. Si prosegue dunque ad oltranza, anche se l’ex Ciancio calcia sul palo il suo rigore, e dal dischetto la chiude Nicco. Anche lui colpisce il palo, ma la palla entra, e premia gli uomini di mister Pillon, facendo esplodere di gioia i tifosi grigi.
Alla fine applausi per tutti. I giocatori giallorossi ricevono, come detto, il giusto tributo dei propri sostenitori, ma poi anche il caloroso saluto del pubblico alessandrino. Grande sportività in campo e sugli spalti. In tribuna stampa, colpisco lo sconforto e le lacrime dei giornalisti salentini, inconsolabili dopo la quarta delusione nei play off in cinque anni (un record negativo non invidiabile), e sorge spontanea la solidarietà e la vicinanza di chi come noi sa bene quanto si possa soffrire per una partita di calcio. Che non è mai “solo” una partita di calcio, ma un’esperienza collettiva e partecipata come poche altre. Per questo il football – come lo chiamano gli inglesi, che lo hanno inventato – è uno sport meraviglioso, con buona pace di chi pensa che il tutto si riduca a una ventina di ragazzi in pantaloncini che corrono dietro a un pallone (che già di per sé, peraltro, è attività assai divertente).

È comunque fondamentale esserci arrivati, dopo un match epico che ha regalato, come detto, emozioni forti. Tra esse, da sottolineare il congedo a uno dei settori storici del Moccagatta, il parterre, destinato a un profondo rinnovamento nell’ambito dei lavori che da subito saranno fatti nello stadio di Alessandria. Un pezzo di storia che se ne va, e al quale dedicheremo attenzione nei prossimi giorni. Ora, però, tutto l’ambiente deve rimanere concentrato sull’obiettivo della promozione, che un poco si è avvicinato. Dopo una partita così (tra grinta, entusiasmo e buona sorte), i tifosi alessandrini possono tornare a crederci.