Le sculture di Giovanni Tamburelli in transito nelle stanze degli architetti
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Le sculture di Giovanni Tamburelli in transito nelle stanze degli architetti

A Palazzo Guasco nello Studio Carpani Masoni Tasso è stata allestita, in occasione della Festa del Borgo, una mostra degli inconsueti e bizzarri animali in ferro dell’artista piemontese

A Palazzo Guasco nello Studio Carpani Masoni Tasso è stata allestita, in occasione della Festa del Borgo, una mostra degli inconsueti e bizzarri animali in ferro dell?artista piemontese

ALESSANDRIA – Il piemontese Giovanni Tamburelli è artista noto nel territorio dell’Alessandrino, dove il suo lavoro di “fabbrartista animalier”, creatore di figure zoomorfe in ferro (e bronzo) conta un folto gruppo di collezionisti e ammiratori, esposte più volte in spazi pubblici come Palazzo del Monferrato di Alessandria e i musei casalesi.
I suoi animali di passo (o di passaggio?) hanno fatto tappa (il termine è indispensabile in tempi di Giro d’Italia che si fermato dalle nostre parti) a Palazzo Guasco, in via dei Guasco 47, nello Studio degli architetti Carpani Masoni Tasso, subentrando ai lavori di Antonio De Luca esposti fino a qualche giorno fa.
I suoi animali sono eccezionalmente accompagnati da una presenza umana anch’essa ibrida, in ferro si direbbe sbiancato, e molto vicina a una metamorfosi ovidiana, con risentimenti animali ancora visibili.
Le sculture di “Tambur” – come lo chiamava affettuosamente un altro grande artista che nell’Alessandrino è vissuto, Aldo Mondino – approdano a Palazzo Guasco tra una mostra un po’ blasfema in un cenotaffio lacustre, e un’esposizione tra i Sassi di Matera (luogo dove molto probabilmente vorranno restare, stufi di doversi adattare i pesci all’aria e le mucche al fiume, dove spesso tocca loro accettare di sostare per farsi fotografare da uno dei grandi fotoreporter che non si lascia sfuggire l’occasione di giocare con quegli esseri autoportanti e colorati.

Lo studio e la corte settecenteschi del palazzo del Principe si prestano magnificamente ad accogliere i suoi lavori, i quali – trattandosi di sculture che possono stare in esterni e pure, molto bene, in interni, ma anche di elementi di design (tavoli, sedie, specchi) – sono stati “ambientati” tra i tavoli da lavoro e le scrivanie, sugli scaffali delle librerie e dell’archivio come in una casa, o quasi.
Piacerebbe a Gillo Dorfles questa piccola, curiosa mostra. Scriveva, infatti, il grande critico ultracentenario in una delle ultime, rarissime presentazioni di mostre confluite nel volume “Gli artisti che ho incontrato”(Skira 2015) riferendosi alle opere di scultura e design di Giovanni Tamburelli: “La presenza delle due fondamentali componenti di ogni opera d’arte, la perfezione formale e tecnologica e l’inventiva immaginifica sono entrambe presenti in tutto questo lavoro, dove lo straordinario “mestiere artigianale” (ereditato dal padre) permette all’artista di incarnare nel metallo le più impensate invenzioni figurative. Non bisogna tuttavia trascurare il fatto che questa sbrigliata immaginazione può rendere non sempre “accettabili” quei lavori che non siano ambientati nella giusta maniera. Spetta in un certo senso a chi usa e userà questi lavori di saperli situare in maniera che eccellano le loro qualità […]”.
La collocazione della “mandria matta” di mucche in libreria, dei pesci portalibro sui tavoli da lavoro e delle zanzare sul tecnigrafo (da vedere in sé come strumento di un modo di lavorare che è scomparso per il mestiere dell’architetto) fa “eccellere le qualità” di quegli animali bizzarri, e mette in mostra – non a caso è il “bestiario dell’architetto” – la duttile e inesauribile vocazione a stare ovunque li si sappia collocare, ma anche il talento di inventare loro una posizione nelle case “in maniera che eccellano le loro qualità” tutta da attribuire ai padroni di casa, come avrebbe detto l’ineffabile Gillo.

L’esposizione è visitabile fino al 30 giugno, dal lunedì al venerdì in orari di ufficio, oppure su appuntamento telefonando al numero 0131235648. https://www.cmtarch.net

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