Cittadella: “5 anni di cantieri, che non chiudano la fortezza nemmeno un giorno”
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Cittadella: “5 anni di cantieri, che non chiudano la fortezza nemmeno un giorno”

"Alessandria e la Cittadella verso un restauro plurale" è lo slogan dello studio di fattibilità presentato dal Politecnico di Torino. "Un grosso contenitore che ereditiamo dal passato che non siamo in grado di riempire. Cosa ne facciamo?". I primi cantieri che potrebbero partire la prossima estate (2018) e proseguiranno per 5/6 anni ma paralleli alla apertura della fortezza

"Alessandria e la Cittadella verso un restauro plurale" è lo slogan dello studio di fattibilità presentato dal Politecnico di Torino. "Un grosso contenitore che ereditiamo dal passato che non siamo in grado di riempire. Cosa ne facciamo?". I primi cantieri che potrebbero partire la prossima estate (2018) e proseguiranno per 5/6 anni ma paralleli alla apertura della fortezza

 ALESSANDRIA – Di tempistiche e di risorse necessarie alla Cittadella se ne era già parlato il mese scorso con l’arrivo ad Alessandria del presidente della Regione Piemonte Chiamparino e la firma per l’assegnazione dei fondi Por Fesr per l’Agenda Urbana di Alessandria, dedicati alla Cittadella ( 7,5 milioni a cui si aggiungono in più tranche i 25 milioni del Ministero). Ma nella mattinata di sabato, tra carri militari per la rievocazione storica, nella caserma Pasubio è stata presentata una prima parte dello studio di fattibilità curato dal Politecnico di Torino grazie agli stanziamenti della Compagnia di San Paolo. L’architetto responsabile del gruppo di lavoro Matteo Robiglio è entrato nel vivo del lavoro che si dovrà fare per valorizzare una volta per tutte questo grande contenitore.

“Alessandria e la Cittadella verso un restauro plurale” è lo slogan alla base dello studio: una pluralità necessaria date le “dimensioni smisurate della fortezza”. “La Cittadella è un caso particolare di come si erediti dal passato oggetti più grandi che non siamo poi in grado di riempire con le nostre attività”. Per questo sono necessarie pluralità di interventi ma non una “ristrutturazione completa e totale della Cittadella” che sarebbe impensabile. Interventi mirati su alcuni spazi, interni ed esterni “con pluralità di risorse, di soggetti che vi partecipano e anche di tempistiche”. Il cantiere se la progettazione va in porto in questo periodo con la Sovrintendenza potrebbe già essere attivo il prossimo anno in questo periodo (estate 2018). “Si tratterà per questa prima fase di 5/6 anni di lavori per mettere in piedi uno dei grandi cantieri tecnico-culturali d’Europa – ha spiegato l’architetto Robiglio – ma senza mai chiudere l’accesso alla Cittadella, nemmeno per un giorno”. Il grande merito, ad oggi, è stato proprio quello di renderla fruibile alla cittadinanza: “abbiamo verificato da analisi che hanno funzionato di più le singole iniziative dentro alla fortezza che non il voler capire cosa fare in tutto il bene nel suo complesso”. E’ un bene già in riuso, che muove già economie e quindi come si dice “non si calpestano le margherite che ci sono già nel prato”. Quindi i cantieri, che visto le dimensioni, potranno essere aperti parallelamente in diversi punti dovranno permettere comunque di entrate e vivere la fortezza. “Anzi i cantieri stessi potranno essere luogo di visita, da cui partire per raccontare nuove storie della Cittadella e del suo passato, non solo quello militare”.

Lo studio è partito quindi con la divisione degli spazi su cui intervenire e l’analisi degli oggetti che ci sono dentro: “bisogna infilarsi dentro per capire”. E così già dall’8 giugno inizia un lavoro di “ricerca” nei muri, sottoterra del vecchio quartiere “Bergoglio” raso al suolo e sulle cui ceneri è nata la Cittadella. E poi grossi investimenti in strumentazione dal Politecnico: un drone e un laser scanner tridimensionale (circa 30 mila euro il costo) che va sottoterra.

I lavori guardano prima alle porte d’accesso, quelle che uniscono la Cittadella alla città ora con il nuovo ponte Meier: la porta reale e quella di soccorso, “che diventerà il vero ingresso delle manifestazioni o di ipotetici concerti, visto che sul retro c’è lo spazio per parcheggi per le auto attese in grosse quantità”. Poi ci sono il Bastione Sant’Antonio (dove i lavori sono più che altro di impianti elettrici e altri sottoservizi da sistemare) e la Caserma Montesanto con il grosso dei lavori che si concentrano sulla Sala D’Artificio. “E’ tutta da riscaldare (con costi enormi?). I lavori devono puntare a pedane riscaldate che vengono attivate quando ci sono eventi. E poi scale ascensori, abbattimento di barriere architettoniche”. E le fognature: “oggi dove finiscono i reflui? In pozzi, non nelle fognature”.

La “pluralità” sta anche nei modelli gestionali di spazi così ampi: per questo è importate far convivere sotto lo stesso tetto, come hanno ricordato da più parti (l’assessore regionale Giuseppina De Santis, il sindaco, l’assessore Marcello Ferralasco e lo stesso responsabile del gruppo di lavoro del Politecnico) il pubblico, il privato e l’associazionismo no profit perché tutti servono per raggiungere l’obiettivo finale, quello che chiede l’Unione Europea dando i fondi. Ovvero “non una semplice ristrutturazione ma una riqualificazione e valorizzazione che costruisca sul territorio una ricaduta da un punto di vista sociale ed economico. “Quindi il privato deve essere attratto ad investire, ma non se prima non c’è l’intervento strutturale del pubblico”.

Ma soprattutto bisogna iniziare a pensare “non cosa serve alla Cittadella, dopo gli interventi strutturali, ma cosa serve ad Alessandria” come ha sintetizzato l’assessore Giorgio Abonante. “Unendo la nostra vocazione e le nostre peculiarità con l’occhio buttato sul futuro”. Per questo non si dovrebbe più parlare di “il mio progetto di Cittadella” ha concluso l’assessore alla Cultura Vittoria Oneto, ma bisognerebbe iniziare a pensare ad un unico progetto di “Cittadella della quotidianità” che unisca una Cittadella della cultura, ad una degli eventi ad una digitale.

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