Soldi pubblici ai Consorzi agrari? Cia e Confagricoltura attaccano
La proposta nazionale di un parlamentare Pd per la ristrutturazione del debito è al centro di una durissima protesta delle organizzazioni che accendono nuovamente i riflettori sulla gestione della struttura alessandrina
La proposta nazionale di un parlamentare Pd per la ristrutturazione del debito è al centro di una durissima protesta delle organizzazioni che accendono nuovamente i riflettori sulla gestione della struttura alessandrina
ECONOMIA – La ristrutturazione dei debiti con soldi pubblici non è una pratica usata solo nei casi di grandi industrie o compagnie di bandiera, ma anche per strutture che, a giudizio di molti degli addetti ai lavori, non sono più funzionali né al settore produttivo, né alle esigenze di una economia in profondo cambiamento. Eppure la pratica tanto contestata sembra essere sempre di attualità. Stavolta il settore è quello agricolo e a finire nel mirino della Confederazione italiana agricoltori (Cia) e di Confagricoltura è quello che viene definito “l’intervento a sorpresa del deputato del Pd Mauro Guerra che ha inserito nella manovra finanziaria un emendamento che, con iniziali 40 milioni di euro, istituisce un Fondo all’Ismea per la ristrutturazione dei debiti contratti dai Consorzi Agrari in amministrazione ordinaria nei confronti del sistema creditizio. La Cia chiede l’immediato ritiro dell’emendamento”. E Dino Scanavino, presidente nazionale dell’organizzazione aggiunge: “Questo è denaro pubblico che viene sottratto all’agricoltura per perpetuare inefficienza e scandalose gestioni di un sistema obsoleto e inutile per il settore primario. Questi soldi potrebbero essere dirottati all’agricoltura nel suo insieme attraverso progetti di sviluppo e innovazione, favorendo la redditività delle imprese”.
“Siamo esterrefatti di fronte all’ennesimo tentativo di rifinanziare il sistema dei consorzi agrari. Sollecitiamo che venga ritirato o respinto l’emendamento numero 3.53 alla mini-manovra del disegno di legge 50/2017”. Confagricoltura rincara la dose e afferma che “già dalla relazione tecnica che accompagna l’emendamento risulta chiaro che il sistema dei consorzi agrari (che ci si ostina a mantenere in vita a 25 anni dal commissariamento e dalla liquidazione della Federconsorzi) ha un costo esorbitante che ancora pesa sulla collettività. Va posta decisamente fine alla gestione separata senza ulteriori escamotage e sperpero di risorse pubbliche. I consorzi agrari in grado di stare sul mercato ci restino con le proprie forze e non con i fondi pubblici – osserva Confagricoltura – e non è accettabile che si dissipino risorse per le finalità di una sparuta pattuglia di consorzi agrari laddove, invece, sussiste un sistema imprenditoriale e associativo agricolo davvero utile all’agricoltura”.

L’anno scorso, in piena ‘guerra del grano’, la Cia e Confagricoltura avevano avuto parole dure sull’ultima gestione del Consorzio agrario, “storica struttura del territorio e caposaldo di molti produttori”, che deve “smettere di chiudere in perdita i bilanci (l’ultimo ha registrato un rosso di tre milioni). Gli agricoltori – avevano dichiarato i presidenti Luca Brondelli di Brondello (Confagricoltura) e Gian Piero Ameglio (Cia) – non hanno più fede verso chi li ha amministrati negli ultimi anni e che ha causato perdite per oltre dieci milioni di euro”. Per Confagricoltura e Cia Alessandria, il presidente e la maggioranza (quasi l’ottanta per cento dei consiglieri sono espressione Coldiretti) “dovrebbero essere in grado di ripensare l’operato e l’amministrazione di questo ente che i nostri padri hanno fondato per lo sviluppo economico agricolo della provincia”.
Il Consorzio Agrario del Piemonte Orientale, nato dalla fusione tra i Consorzi agrari di Alessandria, di Novara e di Vercelli, ha la sede legale a Vercelli e quelle operative ad Alessandria, San Pietro Mosezzo (Novara) e Vercelli. La vecchia sede alessandrina è stata al centro di una operazione di cessione dell’area su cui è prevista la realizzazione di fabbricati a uso commerciale per un valore complessivo che era stato stimato in circa due milioni di euro.