Yally: “Devo tutto al mio allenatore”. E dopo la StrAlessandria, la patente…
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Alessandro Francini  
21 Maggio 2017
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Yally: “Devo tutto al mio allenatore”. E dopo la StrAlessandria, la patente…

Lo avevamo incontrato due anni fa: si chiama Abdoulaye Mamadou Yally, viene dal Senegal ed ha vinto l'ultima StrAlessandria. In Italia da undici anni, vuole prendere la cittadinanza e di recente ha trovato lavoro grazie al suo allenatore, "Francesco per me è come un padre". Prossimi obiettivi? "Migliorare sui 5000, ma prima c'è il Ramadan"

Lo avevamo incontrato due anni fa: si chiama Abdoulaye Mamadou Yally, viene dal Senegal ed ha vinto l'ultima StrAlessandria. In Italia da undici anni, vuole prendere la cittadinanza e di recente ha trovato lavoro grazie al suo allenatore, "Francesco per me è come un padre". Prossimi obiettivi? "Migliorare sui 5000, ma prima c'è il Ramadan"

ALESSANDRIA – “Sono appena uscito da scuola guida…”, ci dice Abdoulaye Mamadou Yally al telefono, perché va bene che con le gambe ci sa fare, eccome, ma quattro ruote a disposizione fanno sempre comodo. Il vincitore dell’ultima StrAlessandria è nato in Senegal 23 anni fa ma dal 2006 vive nel capoluogo mandrogno. “Sono passati più di dieci anni dal mio arrivo in Italia, ora posso chiedere la cittadinanza”. Ormai Abdoulaye si sente italiano a tutti gli effetti, pur rimanendo profondamente legato alla sua terra d’origine tanto da non escludere la possibilità di gareggiare un giorno proprio per la federazione senegalese, “anche perché avrei più possibilità di essere convocato. Al momento nella nazionale italiana ci sono tanti atleti più forti di me”. Ad ogni modo, che sia quella azzurra oppure quella senegalese, per la nazionale c’è ancora tempo. Intanto Mamadou Abdoulaye si gode il successo alla StrAlessandria. “Dopo due secondi posti consecutivi ci tenevo molto a vincere questa gara”

Nel 2015, quando lo abbiamo incontrato per la prima volta, il suo ‘best’ sui 3000 metri era di 8’52”, poche settimane fa a Milano è sceso ad 8’36’‘ (il record italiano di Gennaro Di Napoli è di 7’39” e resiste dal 1996).”E’ un ottimo momento per me. Mi sento davvero in forma. L’anno scorso ho faticato tanto perché a causa di un infortunio non sono riuscito ad allenarmi con regolarità. Quest’anno, invece, sto correndo davvero bene”. Ovviamente la stagione di Yally è solo agli inizi, il successo alla StrAlessandria è tutt’altro che un punto di arrivo. “Aver vinto questa corsa è una bella soddisfazione, però il vero obiettivo di quest’anno è fare bene sui 5000. Voglio provare a migliorare le prestazioni su questa distanza. Inoltre vorrei fare qualche gara in più sui 1500”. 

Tesserato per l’Athletic Club 96 di Bolzano, Mamadou Abdoulaye Yally stava per diventare un calciatore di buon livello nelle categorie dilettantistiche – “ho giocato in Eccellenza con il Castellazzo e in Promozione con il San Giuliano Nuovo” –, poi l’incontro con Francesco Labate, il suo attuale allenatore. “Ogni tanto ci incontravamo agli argini, dove andavo spesso a correre. Osservandomi, Francesco ha capito che avevo delle potenzialità e così mi ha chiesto di provare qualche seduta d’allenamento al campo di atletica insieme a Abdessalam Machmach (vincitore dell’edizione 2015 della StrAlessandria, n.d.r.). Poco tempo dopo ho deciso di lasciare il calcio per concentrarmi solo sulla corsa”. Un rapporto, quello con il suo allenatore, che per Yally è prima di tutto una profonda amicizia. “Per me Francesco è quasi come un padre, – confessa Mamadou – gli devo moltissimo. E’ grazie a lui, ad esempio, se ho trovato un impiego alla torrefazione CafèMoka”, lavoro che sta dando a Yally una certa stabilità economica che lo aiuta a dare il meglio anche nell’atletica.

Da marzo Mamadou ha gareggiato quasi tutti i week end. Tre settimane fa ha vinto i 3000 al meeting di Trento, poi è arrivato il successo alla stracittadina, “e due giorni dopo ho partecipato al meeting di Castiglione della Pescaia, ma non è andata bene perché ho pagato le fatiche della StrAlessandria e delle settimane precedenti”. Prossimi impegni? “Non so cosa abbia deciso Francesco per le prossime settimane. Probabilmente tirerò un po’ il fiato perché sabato 27 inizia il Ramadan. Sinceramente non me la sento di correre senza poter bere e mangiare”. Come biasimarlo, d’altronde.

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