Il tribunale “scoppia”, servono nuovi locali
Grido d'allarme degli avvocati alessandrini: dopo l'accorpamento la sede non basta più. L'appello al futuro sindaco e le soluzioni possibili: collegare palazzo di Giustizia con i locali dell'ex consorzio agrario. L'ipotesi Valfrè sembra lontana
Grido d'allarme degli avvocati alessandrini: ?dopo l'accorpamento la sede non basta più?. L'appello al futuro sindaco e le soluzioni possibili: collegare palazzo di Giustizia con i locali dell'ex consorzio agrario. L'ipotesi Valfrè sembra lontana
ALESSANDRIA – C’era un progetto per realizzare ad Alessandria una “cittadella della Giustizia” all’ex caserma Valfrè. C’era anche un’ipotesi di spesa: tra i 12 e i 18 milioni di euro. Tutto seppellito tra un cambio di ministro e l’altro. Il problema, però, non è risolto e l’attuale sede del tribunale di Alessandria continua ad essere piccola, piccolissima, a rischio collasso. A dirlo sono gli avvocati del foro di Alessandria. Dopo la riforma del settembre 2012, attuata poi nel 2013, ad Alessandria sono stati accorpati i tribunali di Tortona, Acqui e la sede distaccata di Novi. Circa 150 dipendenti, tra magistrati e amministrativi, e 700 avvocati, senza contare quelli che vengono da fuori sede, per seguire i processi. Se ne è parlato ieri in un incontro organizzato dal foro di Alessandria, presieduto da Piero Monti, il quale ha invitato ad un confronto i candidati alla carica di primo cittadino di Alessandria. Premesso che il Comune non ha competenza sul tema dell’amministrazione della giustizia, e neppure sulla sua collocazione, l’ente comunale può, se non altro, farsi portavoce delle esigenze di avvocati e magistrati – e in prima istanza dei cittadini che del sistema giudiziario usufruiscono – presso le sedi competenti, a Roma, presso il ministero di Grazia e Giustizia.
La politica, per questa volta, è stata messa da parte e si è parlato di possibili soluzioni. Tutti d’accordo che un trasloco nei locali della Valfrè sarebbe ottimale. Era anche stato inviato un progetto all’allora ministro Severino, ricorda il sindaco in carica Rita Rossa, che prevedeva l’utilizzo di alcuni locali all’interno del complesso militare per il tribunale. Una parte sarebbe poi stata acquisita da Esselunga che, trasferendosi, avrebbe anche lasciato nuovi spazi per l’Università. Tutto avrebbe quadrato. Peccato, ricorda l’ex ministro alessandrino Renato Balduzzi – membro attuale del Csm, che si fece, allora, portatore delle aspirazioni della Città – come nel frattempo Cancellieri abbia preso il posto di Severino, ed abbia tagliato quasi del tutto i fondi sul capitolo “spese per tribunali”.
Non resta che optare per il “piano B”, ossia un allargamento del tribunale nei locali dell’adiacente ex consorzio agrario, di proprietà del Comune di Alessandria. Non prontamente disponibili (l’immobile faceva parte delle ex partecipate Svial e Valorial) ma a più breve portata di mano, rispetto alla Valfrè. Si sono espressi, quindi, per il “piano B” (nell’ordine con la quale hanno preso parola) Gianni Ivaldi, Emanuele Locci, Rita Rossa, Gianfranco Cuttica di Revigliasco, Michelangelo Serra, Oria Trifoglio.
Tra il dire e il fare, ci sarà un bel pezzo di strada da fare ancora: intanto l’operazione non può essere portata avanti senza il ministero della Giustizia, al quale spetterebbe l’investimento per la ristrutturazione e la locazione dell’immobile, sempre che il comune non decida di cederlo e il ministero di acquisirlo. L’amministrazione di Alessandria, qualunque essa sarà, da sola non ce le farebbe economicamente, né potrebbe, a dire il vero, poiché le spese per i palazzi di giustizia sono in carico al relativo ministero.
Nessuna promessa da marinaio è stata fatta quindi dai candidati, se non l’impegno a porre il tema all’attenzione di Roma, da parte del nuovo sindaco. Basterà?