Ricerca e amianto, modello nazionale per l’Alessandrino
Riunione a Torino per il Comitato strategico. Il progetto ha assunto un respiro nazionale ed europeo con l'azienda ospedaliera del capoluogo che ha assunto il ruolo di capofila
Riunione a Torino per il Comitato strategico. Il progetto ha assunto un respiro nazionale ed europeo con l'azienda ospedaliera del capoluogo che ha assunto il ruolo di capofila
SANITA’ – Il progetto di ricerca sul mesotelioma diventa un modello di riferimento nazionale, contribuendo a consolidare nello stesso tempo l’altro progetto avviato nei mesi scorsi ad Alessandria per il riconoscimento di Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) per l’ospedale del capoluogo. L’ultima novità è arrivata dalla riunione del Comitato strategico amianto alla presenza degli assessori regionali alla Sanità, Antonio Saitta, e all’Ambiente, Alberto Valmaggia, del direttore dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ di Alessandria, Giovanna Baraldi, del direttore dell’Asl Al, Gilberto Gentili, del responsabile del Centro sanitario amianto del Piemonte, Massimo D’Angelo, del sindaco di Casale, Titti Palazzetti in qualità di presidente. Hanno partecipato anche i rappresentanti delle associazioni delle vittime dell’amianto, dell’Arpa e dei sindacati. “Gli obiettivi – hanno spiegato al termine – sono stati puntati su un progetto di respiro nazionale ed europeo che funga da modello per lo studio del mesotelioma, attraverso investimenti sulla ricerca pre-clinica che permettano di conoscere le cause della malattia e individuare nuovi farmaci e nuove terapie”.
Il progetto voluto dall’Associazione familiari vittime amianto può contare su un finanziamento di 3,8 milioni di euro e sarà gestito dall’azienda ospedaliera di Alessandria come capofila. È previsto il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Torino con il dipartimento di Oncologia di cui fanno parte gli istituti di ricerca del San Luigi di Orbassano, di Candiolo e delle Molinette. L’Università di Torino affiancherà le istituzioni già coinvolte, l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, l’Istituto scientifico romagnolo per la studio e la cura dei tumori, il Dipartimento di Medicina traslazionale e il Dipartimento di Scienze della salute dell’Università del Piemonte orientale. “All’interno di questa revisione del piano – hanno sottolineato Saitta e Valmaggia – la Regione individuerà un garante scientifico della ricerca, con il compito di assicurare la funzionalità e la coerenza di tutte le attività”.
