Trifoglio: “mi occuperò della salute della città”. Ztl? “Chiuderemo il centro”
La candidata del Quarto Polo a tutto campo: dalla decisione di fare il sindaco fino al programma di governo, con le idee chiare: "le parole d'ordine saranno benessere, organizzazione e valorizzazione. Non promettiamo cose che non potremo realizzare. Saremo accoglienti ma attenti alla sicurezza. La salute è al primo posto"
La candidata del Quarto Polo a tutto campo: dalla decisione di fare il sindaco fino al programma di governo, con le idee chiare: "le parole d'ordine saranno benessere, organizzazione e valorizzazione. Non promettiamo cose che non potremo realizzare. Saremo accoglienti ma attenti alla sicurezza. La salute è al primo posto"
ALESSANDRIA – Proseguiamo il giro d’interviste con i candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative, fissate per il prossimo 11 giugno. Dopo aver incontrato Michelangelo Serra (M5S) e Gianfranco Cuttica di Revigliasco (centro destra), oggi è la volta di Oria Trifoglio, candidata con il “Quarto Polo”. Dr.ssa Trifoglio, ripartiamo da dove aveva lasciato, cioè da quando, a ottobre 2013, decise a malincuore di lasciare il suo incarico nella Giunta di centro sinistra guidata da Rita Rossa, nella quale ricopriva il ruolo di vicesindaco con deleghe importanti (e dopo aver ottenuto un ottimo risultato elettorale nella lista civica “Insieme per Rita Rossa”).
Com’è stata la sua esperienza di allora? C’è qualcosa di cui è particolarmente orgogliosa e qualcosa che non rifarebbe?
È stato un buon periodo, mi candidai senza alcuna esperienza amministrativa alle spalle e ottenni cariche importanti, con deleghe che mi si confacevano. Lo ricordo come un periodo a contatto con problematiche che non conoscevo direttamente, anche se come medico ero molto vicina a tante famiglie e intuivo alcune difficoltà. Avendo la delega al welfare ho potuto toccare con mano quanta povertà ci sia nella nostra città, a partire dai problemi abitativi. Ci ho messo molto impegno e voglia di ascoltare. Le risorse disponibili erano poche, per via del dissesto, e il primo obiettivo è stato quello di risanare la città, ma questo non mi ha impedito di aiutare la realizzazione di alcuni importanti progetti, come ho potuto.
Per esempio?
Ricordo l’impegno nei confronti delle donne e per combattere ogni forma di violenza, per esempio attraverso il progetto Viola, che consentì al centro antiviolenza Medea di ottenere un importante finanziamento. Ma anche il progetto di odontoaiuto, un piano grazie al quale fornire cure dentistiche gratuite a chi non poteva permettersele. Sono stata in prima linea sul fronte delle politiche abitative, abbiamo sviluppato iniziative per combattere la ludopatia e per affrontare la tematica della prostituzione, avviando percorsi con l’Asl e l’Aso. In quel periodo iniziò anche una nuova ondata di profughi e ci attivammo per organizzare un’accoglienza degna.

Sì, dopo circa 18 mesi per una presunta incompatibilità professionale. Sono stata messa davanti a una scelta e in quel momento della mia vita non avrei potuto lasciare l’ospedale. Ma l’esperienza politica è stata positiva e mi è rimasta nel cuore, quindi ho sempre pensato che avrei potuto tornare a occuparmene in futuro.
Nel mezzo ci fu anche la vicende delle primarie per il Parlamento all’interno del Pd, con una “marcia indietro” da parte del partito che mal digerì.
Sì, quella è l’unica pagina che non è mi piaciuta. Avevo partecipato all’assemblea costituente del Pd, pur non avendo alcuna tessera di partito. Mi chieserò la disponibilità, io la diedi dopo averci meditato bene sopra ma poi non se ne fece niente. Diciamo che mi sono sentita usata.
E ora? Com’è nata la scelta di candidarsi a sindaco insieme al cosidetto Quarto Polo?
Sono stata contattata da un’amica (la dr.ssa Gabriella D’Amico ndr) che mi ha spiegato il progetto e che tipo di profilo stavano cercando. Ci ho pensato un po’ su e poi ho deciso di accettare, con entusiasmo e voglia di mettermi di nuovo al servizio della città.
C’è chi però le contesta la scelta di scendere in campo a pochi mesi dalle elezioni, e con la motivazione di “non riuscire a pensarsi in pensione”. Cosa risponde a queste critiche?
Ci sono state due frasi che mi sono state attribuite e non mi sono piaciute per nulla, anche perché sono troppo rispettosa per aver fatto affermazioni di questo tipo. La prima è appunto che mi sarei candidata perché andare in pensione mi spaventa, la seconda è che io non ho paura di nessuno. La differenza rispetto a quando lasciai la prima volta è che ora sono nelle condizioni, professionali e di vita, per poter fare una scelta differente. Ma non ho mai detto di non aver paura di nessuno. Può darsi sia stata una frase estrapolata da un contesto più ampio.
Ha più sentito Rita Rossa da quando ha annunciato la sua candidatura?
L’ho sentita prima di decidere, perché mi sembrava giusto comunicarle la scelta che avevo fatto. Da allora però non ci sono più stati contatti.
Alla sua candidatura però il Pd in qualche modo ha risposto, con una pubblica richiesta di chiarimento…
E’ stata una reazione francamente scomposta. E lo ribadisco anche ora. Non c’è nessun accordo con il Pd, il percorso del Quarto Polo va inteso come alternativo.

Non ho partecipato fin dall’inizio alle riunioni che si sono tenute per dare vita al Quarto Polo, ma mi risulta che ci fosse una grande variegazione di posizioni, dall’estrema sinistra all’estrema destra. Questo nuovo progetto politico è molto più trasversale rispetto ai partiti politici tradizionali, che hanno perso un po’ il loro ruolo. Ci sono persone (Gianni Ivaldi ndr) che avrebbero dovuto essere con noi ma poi hanno fatto scelte differenti, che vanno rispettate, ma i programmi non sono dissimili.
Da dove deve ripartire Alessandria? Quali sono gli obiettivi concreti che si sente di poter raggiungere da sindaco?
Noi abbiamo 3 punti chiave: benessere, organizzazione e valorizzazione. Vogliamo Partire dal cittadino, che è la persona che vogliamo coinvolgere per l’evoluzione del nostro programma, per ora in embrione. Siamo in ascolto per cogliere ogni tipo di criticità e vedere come provare a porvi rimedio. Sicuramente non prometteremo cose che poi non potremo realizzare, come spesso si fa in campagna elettorale. Si parte dal benessere, che vuol dire salute, ambiente, cura del verde e lotta all’inquinamento. So bene di non essere una “tuttologa”, quindi ho intenzione di tenere per me gli aspetti della salute, che meglio conosco anche per ragioni professionali, mentre mi circonderò di persone competenti nei diversi ambiti per gestire tecnicamente i diversi aspetti che conosco meno. L’importante è che siano persone di fiducia e disinteressate a mire privatistiche. Poi c’è l’organizzazione, e questo vorrà dire mettere mano alla macchina comunale, che ha sicuramente bisogno di essere sistemata per poter funzionare. Quando penso alla valorizzazione penso alla cultura, alla struttura urbana della città, agli spazi non utilizzati, ai grandi complessi da recuperare e utilizzare. In questo periodo gireremo anche per i sobborghi e stiamo incontrando le associazioni di categoria, i commercianti, gli appartanenti al mondo del volontariato. Alessandria deve ripartire dai propri cittadini, recuperando competitività anche verso un certo tipo di grande distribuzione. Bisogna partire dalla città per come viene vista e vissuta ogni giorno dai cittadini.

Noi riteniamo che il centro vada chiuso alle auto, lo dico chiaramente. Non si può pensare di chiuderlo e basta, servono soluzioni mirate, da concordare con i commercianti, ma stiamo parlando di un centro che è piccolo e va reso più appetibile per rilanciare il commercio. Questo vorrà dire pensare servizi che siano adeguati e consentano di raggiungerlo facilmente anche da chi si trova in periferia e di spostarsi anche per chi ha problemi di deambulazione o una certa età.
Pensa che un nuovo ospedale per Alessandria sia una priorità?
E’ chiaro che il nostro ospedale è obsoleto, anche alla luce del ruolo strategico che ricopre per il capoluogo e tutto il territorio di riferimento. Ma dobbiamo guardare alla realtà e non ci sono ora risorse per pensare a una nuova struttura. Occorrerà lavorare su quel che c’è, che è molto. Il cammino di rinnovamento con l’attuale amministrazione ospedalierà è già iniziato e sta dando i suoi frutti, con l’apertura e la riqualificazione di reparti e strutture importanti. Senza dimenticarci del nostro ospedale pediatrico, che è un’eccellenza in Italia e va valorizzato. Penso che da sindaco il mio compito sarà quello di lavorare sulla continuità territoriale, perché il vero problema è legato a cosa succedere a chi deve essere accompagnato in un percorso al di fuori dell’ospedale. Mi riferisco in particolare alle fasce più deboli della popolazione, a chi ha una disabilità o è anziano. Certi problemi si risolvono solo lavorando tutti insieme e facendo rete.
Però ci sono realtà, come il Cissaca, consorzio dei servizi socio assistenziali del territorio, che sono in difficoltà anche perché non ricevono quanto dovrebbero da parte del Comune…
Il Cissaca ha lavorato molto bene in questi anni. E’ vero che il Comune deve 9 milioni a questa realtà ed è un problema serio che va affrontato. Non posso dare risposte certe ora sul tema, ma mi sento di dire che sposo l’approccio di chi non ritiene sensati tagli lineari ai servizi. Bisogna ragionare partendo dai diritti dei cittadini, che vanno posti al centro. Da lì si ricostruisce tutto il bilancio di un ente, vedendo come si possano allocare risorse per garantire al meglio quei diritti.
Un’altra delle tematiche su cui si snoda questo inizio di campagna elettorale è la sicurezza. Qual è la sua percezione? C’è in atto una strumentalizzazione o è un problema reale? Come lo si affronta?
E’ uno dei problemi principali perché si riverbera su ogni aspetto della qualità della vita. Se una donna non si sente libera di uscire di casa o di far giocare i propri figli al parco è chiaro che difficilmente si può pensare di vivere bene. La sicurezza va vista da diversi punti, non è solo impiego delle Forze dell’Ordine. Dove non c’è integrazione e capacità di dare risposte ai problemi e al disagio di chi si trova più in difficoltà è più facile arrivare alla violenza. Bisogna intervenire preventivamente, con programmi d’illuminazione per esempio, ma anche lavorare a una maggiore capacità di dare lavoro e sostegno a chi ne ha bisogno. Se chi arriva qui da noi riesce a imparare la lingua e a inserirsi nella nostra società è molto meno probabile che poi sia costretto a delinquere.

No, non ho ancora una squadra pronta. E’ chiaro però che mi stia muovendo per circondarmi di persone che non lavorino a un obiettivo comune senza poi avere conti da presentare. Renato Balduzzi è un mio amico di lunga data ma della mia candidatura non abbiamo mai parlato. Felice Borgoglio è l’artefice di questo progetto di Quarto Polo, le nostre strade si sono incrociate perché entrambi cercavamo una certa trasversalità ai partiti trazionali. Per ora ho pronta la sede, che si trova in via Bissati, dove sono cresciuta.
Quali fra i suoi avversati teme di più? Dovesse andare al ballottaggio da chi sarebbe felice di ricevere supporto? E se non dovesse andarci a quale degli altri candidati si sentirebbe di dare una mano?
La differenza più grossa tra me e loro è che gli altri candidati hanno partiti nazionali in supporto e legami sovra cittadini. Come detto siamo alternativi sia all’amministrazione uscente che al centro destra. Il Movimento 5 Stelle è cresciuto molto, ma per ora resta una realtà più di protesta che di proposta. Noi ci siamo e speriamo di arrivare in fondo. E’ chiaro che la nostra è una candidatura per vincere, e crediamo di poterlo fare. Se non dovessimo arrivare al ballottaggio lasceremmo liberi gli elettori di decidere chi appoggiare, senza fornire indicazioni.
Cosa le pare della campagna elettorale finora?
Sono stupita da tutte le notizie positive che di colpo sento sulla città. Spero che i cittadini non siano così sprovveduti da farsi abbindolare da iniziative venute fuori ora, dal nulla. Quel che penso è che alcuni problemi molto grandi, come quello delle cave o del teleriscaldamento, andrebbero affrontati per tempo e senza prendere ora decisioni con tempistiche sbagliate, a ridosso di un possibile cambio di amministrazione. Chiedo che siano i nuovi amministratori a impostare a questo punto certe scelte.