Soprintendenza in Cittadella? Ci vorranno anni…
Mentre c'è chi sta dando per scontato l'arrivo in tempi brevi, in realtà negli ambienti torinesi c'è molta prudenza per un trasferimento complesso e delicato all'interno della fortezza alessandrina
Mentre c'è chi sta dando per scontato l'arrivo in tempi brevi, in realtà negli ambienti torinesi c'è molta prudenza per un trasferimento complesso e delicato all'interno della fortezza alessandrina
ALESSANDRIA – Soprintendenza stazione appaltante per tutti gli interventi che dovranno avvenire all’interno della fortezza. Soprintendenza che aprirà la sede territoriale di Alessandria – Asti – Cuneo. Soprintendenza intorno alla quale ruoteranno un po’ tutti gli interventi e le azioni di valorizzazione del monumento. Soprintendenza che non si sa, in realtà, quando arriverà all’interno della Cittadella. Se il primo cittadino, Rita Rossa, non perde occasione per parlare di una sede che potrebbe aprire a breve, negli ambienti torinesi si parla una lingua un po’ diversa. Non tanto perché ci sia qualcuno che voglia mettersi di traverso rispetto alle indicazioni che arrivano dallo stesso Ministero dei beni culturali, bensì perché trasferire armi e bagagli è estremamente complesso. E c’è chi sottolinea anche il fatto che per attivare le future tre sedi piemontesi sarà necessario triplicare anche gli esperti informatici, fermo restando che la dotazione del personale resta praticamente inchiodata a un organico estremamente contato.
Per vedere la Soprintendenza operativa all’interno della Cittadella ci vorranno forse anni. La sede sarà quella attuale del Fai. Un edificio “in buone condizioni per un uso come l’attuale”, ma che ha bisogno di interventi radicali per adeguarlo a ospitare uffici, archivi, biblioteca. “Alcuni interventi sono stati fatti, ma c’è ancora davvero tanto. E poi la gestione del personale…”. Le parole di chi oggi continua ad andare e venire da Torino in treno e che un domani dovrà fermarsi stabilmente ad Alessandria lasciano trasparire la complessità di una gestione che la politica non considera, oppure continua a dare per scontata. Per ragioni tutte interne, i funzionari attuali che devono andare a Novara, per esempio, prendono il treno a Torino, sbarcano alla stazione della città di San Gaudenzio e raggiungono un ufficio che si trova in zona centrale. Chi farà lo stesso per Alessandria, una volta alla stazione ferroviaria deve usare un taxi, o noleggiare una bici quando il tempo è bello, perché di collegamenti pubblici non ne esistono. E quelli che partono da Cuneo? Dovendo viaggiare in treno, prima raggiungono il capoluogo regionale e poi Alessandria. Se verranno autorizzate le trasferte in macchina, è impensabile fare il pendolare fra Cuneo e la Cittadella visto che con gli stessi tempi di percorrenza si fa prima ad arrivare quasi a Basilea. Quindi dovranno trasferirsi, almeno durante la settimana se non hanno intenzione di lasciare le attuali residenze.
L’organizzazione dei dipendenti, da un lato, e l’adeguamento della caserma in Cittadella, dall’altro, sono i primi problemi. Senza contare l’aspetto personale e il radicale cambio dei ritmi di vita. Ecco perché c’è chi ha parlato di ‘freno a mano tirato’ rispetto all’arrivo della Soprintendenza ad Alessandria. La sfida al tempo è aperta. Arriveranno prima i funzionari da Torino o i cantieri per l’iniziale intervento di recupero della struttura? Nell’attesa, la Cittadella resta a guardare.
