Latte, suspense in attesa dei soldi
Rinviata al 5 aprile l'assemblea della Centrale, mentre c'è attesa per il versamento delle quote dei soci che hanno esercitato il diritto di prelazione. In primo piano la Pederbona che deve sborsare una cifra milionaria
Rinviata al 5 aprile l'assemblea della Centrale, mentre c'è attesa per il versamento delle quote dei soci che hanno esercitato il diritto di prelazione. In primo piano la Pederbona che deve sborsare una cifra milionaria
ALESSANDRIA – Una assemblea dei soci rinviata, ma pare per motivi tecnici e senza altri reconditi. Una convocazione, invece, in tempi brevi per il consiglio del centro cooperativo di raccolta e poi di quello della centrale. Perché la priorità, oggi, è evitare che le tensioni si inaspriscano e venga meno, anche solo in parte, la materia prima: il latte. I vertici dell’azienda non giudicano in modo particolare la decisione di rinviare l’assemblea dei soci della Centrale del Latte di Alessandria e Asti, che peraltro è stata fissata al 5 aprile. All’ordine del giorno c’era la riduzione del numero di componenti e i relativi incarichi. “Mancano ancora alcuni tasselli, per questo non abbiamo ritenuto di convocare l’assemblea, cui avrebbe dovuto partecipare anche il Comune di Alessandria che detiene ancora il dieci per cento della società” spiegano alla Centrale di viale Massobrio. Il fatto è che i tasselli non sono proprio di poco conto. Infatti alla scadenza dei termini per esercitare la prelazione, non c’è stata né firma, né versamento. Ovvero, chi si è fatto avanti per esercitare il legittimo diritto, al momento non ha versato un centesimo che doveva andare ai soci che hanno deciso di uscire dalla Centrale e che, guarda caso, sono fra i maggiori conferitori di latte. “Speriamo che non si agguerriscano per non essere ancora stati pagati, continuando a consegnare il latte che peraltro viene pagato in modo regolare” è stato uno dei commenti raccolti ieri.
Ecco lo stato dell’arte. I soci Brezzi, Guglielmero, Audrito e Cazzulo hanno deciso di uscire dalla compagine sociale e hanno messo in vendita le quote. La loro quota era pari al 34,033 per cento del capitale sociale e su questa era pervenuta un’offerta dalla Centrale del Latte d’Italia di Torino. Il diritto di prelazione è stato invece esercitato da Pederbona per la quota del 29,412 per cento (oltre 3,8 milioni); Claudio e Alessandro Monferino, Francesco Rescia per il 4,232 (mezzo milione circa); Nadia Castagnoli, Giacomo D’Eboli per lo 0,38 (circa cinquantamila euro). La nuova configurazione del capitale sociale della Centrale vede il 51,15 per cento detenuto dalla Pederbona (famiglia Capra), il 25,82 dal Centro cooperativo raccolta latte e il 10,82 per cento dal Comune di Alessandria (aveva deciso l’uscita dalla partecipazione, ma la discesa in campo della torinese Centrale del Latte d’Italia ha determinato una marcia indietro, ndr), mentre le restanti quote sono suddivise tra gli allevatori, il Comune di Novi Ligure e la Banca Popolare di Milano (scompare con la fusione con il Banco Popolare, ndr). Anche il vertice del Centro cooperativo raccolta latte è cambiato con la sostituzione alla presidenza di Romano Brezzi con Francesca Capra della Pederbona.
In base ad alcune sentenze, lo slittamento del termine del versamento per l’esercizio della prelazione se resta al di sotto dei trenta “non preclude nulla” dicono alla Centrale. Secondo altre valutazioni, invece, adesso la Centrale di Torino potrebbe fare valere l’offerta originale (51 euro per azione) ed entrare nella compagine sociale per il trenta per cento. Palazzo Rosso aveva spinto per una soluzione tutta alessandrina e l’arrivo di un socio esterno potrebbe rimescolare alcune carte. Ora il pallino è nelle mani, e nel portafoglio, del maggiore socio: la famiglia Capra.
