E adesso in Cittadella si gioca anche a golf
Iniziativa del Golf Club La Serra e del Fai: tre buche sul prato di Sant'Antonio a disposizione di scuole e cittadini. Intanto il Comune di Alessandria annuncia la chiusura della fortezza alle auto nei fine settimana
Iniziativa del Golf Club La Serra e del Fai: tre buche sul prato di Sant'Antonio a disposizione di scuole e cittadini. Intanto il Comune di Alessandria annuncia la chiusura della fortezza alle auto nei fine settimana
ALESSANDRIA – Adesso in Cittadella c’è anche un piccolo campo da golf. Tre buche, tutte in piano, fra la caserma sede del Fai e il bastione, sul prato chiamato Sant’Antonio. Uno spazio in cui alcune scolaresche inizieranno ad avvicinarsi al golf e dove chi vuole provare, liberamente e gratuitamente, a praticare qualche colpo, senza eccessive pretese, lo potrà fare. Sarà possibile usare delle palline non regolari, più leggere, perché gli spazi sono ovviamente ben diversi da un campo regolamentare. Sul prato, che verrà giusto ancora po’ tagliato, non sono stati fatti interventi strutturali, ma solo realizzate tre buche, anche queste diverse come dimensione da quelle dei campi da gara. Questo spazio, decisamente inedito, è stato messo a punto dal Golf Club La Serra di Valenza in accordo con il Fai. E proprio alla delegazione alessandrina verrà assegnata una golf car che i volontari dell’associazione utilizzeranno per accompagnare disabili i persone con problemi motori nella visita della fortezza. L’iniziativa de La Serra e del Fai ha preso spunto da quella che è una prassi consolidata nei Paesi dove la pratica del golf appartiene alla cultura e alla tradizione e non è considerata una attività sportiva elitaria e di classe. Parchi pubblici con campi da golf gratuiti sono una normalità in Inghilterra, per esempio, e il Fai insieme a La Serra ha pensato di mutuare l’idea provando a creare questo spazio. Adesso inizierà il coinvolgimento di alcune scuole, mentre a chi vorrà provare l’emozione di uno swing all’ombra degli storici bastioni potrà farlo liberamente.
È questa la Cittadella diventata ormai “un parco cittadino, oltre che sede di eventi, dove si viene ‘a prescindere’ per godere di questi spazi. Per questo abbiamo deciso di chiudere al traffico veicolare nei fine settimana. La Cittadella è dotata di parcheggi esterni e c’è il ponte Meier grazie al quale la fortezza si raggiunge a piedi in pochi minuti”. A parlare così è Vittoria Oneto, assessore alla Cultura, che annuncia, durante la presentazione delle ‘Giornate di primavera’ del Fai, la decisione di impedire l’ingresso alle auto. C’è da chiedersi, però, come mai questo non sia stato deciso già da tempo, visto che l’interno della Cittadella non è una tangenziale, né una pista da motocross. Senza contare le condizioni precarie del ponte di ingresso, le condizioni di sicurezza e, ancora prima, il semplice buon senso. Una struttura come questa, affidata alla buona volontà dei Fai, però senza controlli strutturati da parte delle autorità, è diventata nel tempo il palcoscenico di ogni genere di scorribanda. Ancora domenica scorsa è stata fermata una vettura utilitaria con a bordo due anziane signore che era riuscita a salire su un bastione. E poi persone in giro ovunque, non certo fermate da recinzioni da cantiere o nastri bianchi e rossi che delimitano aree che non dovrebbero essere accessibili.
Quindi, sempre durante l’incontro del Fai, le parole del sindaco, Rita Rossa, sui progetti futuri. Annuncia che “all’inizio di aprile si aprirà la fase del confronto” per decidere i progetti, “che significano nuovi posti di lavoro”, su cui investire “i 34 milioni per la Cittadella che sono una realtà, al contrario di chi ha criticato ‘l’annuncite’ dell’amministrazione”. Il primo momento di confronto, pubblico, avverrà fra Comune di Alessandria, Soprintendenza e Regione Piemonte, mentre il Politecnico di Torino sta lavorando a uno studio di fattibilità su “azioni di recupero e valorizzazione” della Cittadella (bene demaniale in uso governativo alla Soprintendenza) su incarico assegnato dalla Compagnia di San Paolo su indicazione della Regione Piemonte. Resta il fatto che i soldi “sono una realtà”, parole del primo cittadino, nel senso che il Ministero dei beni e delle attività culturali si è impegnato “ad attivare e utilizzare” le risorse, rese disponibili dal Fondo Sviluppo e Coesione per il ciclo di programmazione 2014 – 2020, per 25 milioni di euro, suddivise per annualità (un milione nel 2017) in presenza dell’attivazione delle “necessarie procedure di progettazione, aggiudicazione e realizzazione” nel rispetto del cronoprogramma. Mentre la Regione Piemonte si impegna a sua volta ad attivare le risorse (nove milioni) sulla base del Por Fesr 2014-2020, ma sempre in presenza di specifiche e precise progettazioni. In assenza di percorsi certi, il rischio è che le risorse vadano da un’altra parte.