Sanità, aumenta la spesa che supera i quattro milioni e mezzo
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Sanità, aumenta la spesa che supera i quattro milioni e mezzo

Ricerca della Federazione pensionati della Cisl e di Anteas. I tempi attesa sono ancora molto lunghi, ma c'è differenza fra Asl Al e azienda ospedaliera. Le 'Case della Salute' possono essere una risposta, però i medici di base...

Ricerca della Federazione pensionati della Cisl e di Anteas. I tempi attesa sono ancora molto lunghi, ma c'è differenza fra Asl Al e azienda ospedaliera. Le 'Case della Salute' possono essere una risposta, però i medici di base...

ALESSANDRIA – Gli alessandrini riescono a curarsi. E se devono fare sacrifici li fanno per la salute. Ma il territorio non rischia di fare la fine di quel pezzo di Italia che secondo la ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute presentata l’anno scorso vede circa undici milioni di italiani “rinviare o rinunciare alle cure perché non riescono a pagarle”. Per capire un po’ meglio come stanno le cose in provincia di Alessandria, la Cisl, con la Federazione Pensionati di Alessandria-Asti, il Coordinamento Donne, l’associazione di volontariato Anteas e la categoria dei lavoratori postali (Slp), ha svolto una indagine raccogliendo 223 questionari. Un campione (metà pensionati e metà lavoratori attivi) numericamente ridotto, di cui 118 residenti nella zona di Alessandria e la parte rimanente che rappresenta il resto della provincia, che “non vuole essere preso come base scientifica, bensì come elemento di discussione e confronto”. La ricerca è poi completata dai dati sul numero e la tipologia di prestazioni erogate nel 2015 e sui tempi medi di attesa per gli esami per le strutture dell’Asl Al. I dati dell’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ di Alessandria invece sono relativi al 2016 e “appaiono di più facile lettura e analisi grazie a un maggiore aggiornamento e leggibilità”.

Il quadro tracciato da Franco Porcelli (pensionati Cisl), Daniele Malucelli (presidente Anteas) e Clara Saladino (coordinamento donne e curatrice della ricerca) non aggiunge molto rispetti ai dati generali già noti, che vanno dai tempi di attesa che per l’Asl Al arrivano anche a 268 giorni per alcuni esami, ma con una situazione molto diversificata fra Distretto e Distretto e all’interno di ogni presidio ospedaliero. Un quadro simile a quello dell’azienda ospedaliera dove però i tempi di attesa, pur elevati, sono però inferiori a quelli dell’azienda sanitaria. Parlando di costi balza agli occhi quella per i farmaci che in provincia di Alessandria è passata dai quattro milioni e centomila euro del periodo gennaio-luglio 2015 ai quattro milioni e mezzo dello stesso periodo del 2016. Le prestazioni, il dato è ancora del 2015, tra visite e diagnostica per l’Asl Al hanno superato quota quattro milioni e mezzo, con un peso crescente per il privato.

“Certamente – commentano Porcelli, Malucelli e Lorenzo Bisio (postali Cisl) – l’aumento dell’aspettativa di vita significa aumento delle malattie croniche e di conseguenza della spesa sanitaria. Per questo alcune categorie come quella dei postali – puntualizza Bisio – punta a introdurre strumenti specifici, come la polizza sanitaria che verrà contemplata dal nuovo contratto”. Un’altra notizia positiva è l’uscita dal piano di rientro finanziario della Regione Piemonte che ora è pronta ad assumere personale (circa trecento unità annunciate) per affrontare l’emergenza delle liste di attesa e potenziare alcune strutture, a partire dalle Case della Salute. Ma qui arrivano i primi dubbi, a partire dalla reale copertura dei costi fino al coinvolgimento dei Comuni in cui verranno aperte, o potenziate, le sedi. La stessa Cisl ammette che non mancano i problemi, come è ancora lontana la cultura che dovrebbe essere alla base di realtà come queste ‘Case’ in cui devono lavorare insieme medici di base, infermieri, assistenza per la diagnostica e per il socioassistenziale. Uno dei problemi è rappresentato proprio da quei medici di famiglia che non si vogliono trasferire. Ma il sindacato ha avviato un confronto anche con l’Ordine professionale? “No, non ancora, ma lo faremo in futuro” risponde Bruno Pagano dei pensionati Cisl.

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